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Vecchio 05-04-2009, 23:47   #1
Esperto
L'avatar di paule
 

Io ho paura del lavoro. Lavoro=vita adulta=fine dei sogni?

Sono iscritta da un secolo all'università(per carità era un mio sogno e mi piace studiare) però rimando continuamente gli esami, il mio inconscio mi fa cadere in depressione in modo da non arrivare alle scadenze...praticamente la tela di Penelope.

Ho avuto esperienze di lavoro, per lo più negative.

Io, al lavoro, sono veramente una fobica.
Mi sento sempre fuori posto e dunque terrorizzata dagli altri con cui non riesco ad interagire in modo tranquillo.
Gli uffici, la routine, i rapporti formali mi facevano letteralmente andare fuori di testa e m'imbottivo di farmaci.Tutti gli ambienti di lavoro frequentati mi hanno portata lo stesso malessere e disagio, tutti.
Il mio modo di lavorare era come "fuori codice":Mi mettevo a ridere e scherzare coi colleghi per alleggerire l'ambiente e venivo considerata poco seria magari, anche se poi lavoravo bene...a me la serietà crea ansia,l'attggiamento del tipico working man milanese è l'opposto del mio(forse perchè ho origini sudamericane?) oppure semplicemente non c'è un lavoro per me.Almeno in questo emisfero.

Ormai ho capito: sono condannata all'emarginazione sociale, a meno che io non realizzi i miei veri sogni...un lavoro che mi appassioni davvero...Quindi sto di nuovo coltivando le mie vere passioni, invece che passare le mie giornate murata viva in un ufficio, sempre più..malata.Mal che vada sarò povera, ma felice.

Il dilemma è: cercare ancora una volta di cambiare atteggiamento e scendere a dei compromessi, oppure tagliare la testa al toro e dire: questa sono io, e questo è quello che desidero fare, ne va della mia sanità mentale.

Secondo voi? Come vi ponete voi nei confronti dei compromessi? Fino a che punto bisogna adattarsi se poi questo adattamento ci porta a perdere praticamente noi stessi, e smettere di sognare?

Non è meglio seguire i propri sogni con ardimento che accontentarsi di una realtà che potrebbe essere cambiata se soltanto ne avessimo la forza?
Vecchio 05-04-2009, 23:58   #2
Esperto
L'avatar di Redman
 

Apri un bar sulla spiaggia in Sud America
Vecchio 06-04-2009, 00:01   #3
Esperto
L'avatar di paule
 

Quote:
Originariamente inviata da Redman
Apri un bar sulla spiaggia in Sud America
Ottima idea, me la segno
Vecchio 06-04-2009, 00:06   #4
Esperto
L'avatar di muttley
 

Io provengo da una famiglia con valori fortemente improntati al lato pragmatico della vita: il messaggio che mi è stato trasmesso è che non esistono ideali degni di sorta, conta il saper stare a galla in un mare di pescecani. Un messaggio che esalta la negatività dell'essere umano, l'homo homini lupus di hobbesiana memoria. Devi vivere per non incappare nell'azione concorrente del prossimo che in sostanza mira a sopraffarti. L'importante quindi, per persone come i miei genitori, non era proporsi per qualcosa di costruttivo e ottenere il meglio da sé stessi ma evitare il peggio dagli altri e rimanere illesi accontentandosi di poco.

Questo ha condizionato in maniera spero non irreversibile la mia maniera conscia e inconscia di affrontare le sfide e i pericoli, e il lavoro rientra in queste categorie. Pensavo che il lavoro dovesse garantirmi soltanto il mantenimento e non la realizzazione personale. Quando poi mi sono accorto che oltre non realizzarmi personalmente ottenevo anche forti dosi di stress e ansia, tutto ha cominciato a cortocircuitare.

Ora mi chiedo quale sia la mia principale aspirazione: conseguire la professione dei sogni o raggiungere il giusto equilibrio emotivo, lontano da stress e tensioni esagerate? Fare il lavoro che mi piace davvero contribuirà a rendermi una persona senza ansie e sentimenti negativi inappropriati™ ? Oppure devo semplicemente ricercare la tranquillità di un lavoro non troppo stressante e responsabilizzante?
Vecchio 06-04-2009, 00:11   #5
Esperto
L'avatar di JohnReds
 

Quote:
Originariamente inviata da paule
Io ho paura del lavoro. Lavoro=vita adulta=fine dei sogni?

Sono iscritta da un secolo all'università(per carità era un mio sogno e mi piace studiare) però rimando continuamente gli esami, il mio inconscio mi fa cadere in depressione in modo da non arrivare alle scadenze...praticamente la tela di Penelope.

Ho avuto esperienze di lavoro, per lo più negative.

Io, al lavoro, sono veramente una fobica.
Mi sento sempre fuori posto e dunque terrorizzata dagli altri con cui non riesco ad interagire in modo tranquillo.
Gli uffici, la routine, i rapporti formali mi facevano letteralmente andare fuori di testa e m'imbottivo di farmaci.Tutti gli ambienti di lavoro frequentati mi hanno portata lo stesso malessere e disagio, tutti.
Il mio modo di lavorare era come "fuori codice":Mi mettevo a ridere e scherzare coi colleghi per alleggerire l'ambiente e venivo considerata poco seria magari, anche se poi lavoravo bene...a me la serietà crea ansia,l'attggiamento del tipico working man milanese è l'opposto del mio(forse perchè ho origini sudamericane?) oppure semplicemente non c'è un lavoro per me.Almeno in questo emisfero.

Ormai ho capito: sono condannata all'emarginazione sociale, a meno che io non realizzi i miei veri sogni...un lavoro che mi appassioni davvero...Quindi sto di nuovo coltivando le mie vere passioni, invece che passare le mie giornate murata viva in un ufficio, sempre più..malata.Mal che vada sarò povera, ma felice.

Il dilemma è: cercare ancora una volta di cambiare atteggiamento e scendere a dei compromessi, oppure tagliare la testa al toro e dire: questa sono io, e questo è quello che desidero fare, ne va della mia sanità mentale.

Secondo voi? Come vi ponete voi nei confronti dei compromessi? Fino a che punto bisogna adattarsi se poi questo adattamento ci porta a perdere praticamente noi stessi, e smettere di sognare?

Non è meglio seguire i propri sogni con ardimento che accontentarsi di una realtà che potrebbe essere cambiata se soltanto ne avessimo la forza?
Cazzo, come ti quoto. Più o meno è il motivo per cui sono in crisi da quando mi sono diplomato in quinta superiore, ovvero 3 anni fa.

Vorrei riuscire a "guarire"(anche se non sono propriamente mnalato di nulla) e venire teletrasoprtato alla prima media, e rifarmi dell'adolescanza che non sono riuscito a vivere come vorrei. Dopo potrei pure lavorare in ufficio. Ma così, non ce la faccio...

Purtroppo dobbiamo accettare la realtà, bisogna lavorare per vivere, quindi se non riusciamo a raggiungere "lo stato perfetto" arrangiamoci. Però, sticaxxi, questa prospettiva mi fa venire una tristezza pazzesca.
Come dicono i francesi...

C'est la vie
Vecchio 06-04-2009, 00:13   #6
Esperto
L'avatar di Redman
 

Io non so quali sogni tu abbia, c'è chi definisce i sogni le "aspirazioni degli incapaci" questo perchè spesso sognare aiuta ma al tempo stesso illude.
A me capita di pensare ai sogni (che ormai ho lasciato a marcire) quando proprio a lavoro attraverso un brutto periodo o mi accade qualcosa di spiacevole...penso "machissenefrega tanto io non sono nato per fare questa cosa io ho il mio sogno" questo pensiero (illusione) mi aiuta per un attimo a superare quel momento.

Praticamente mi prendo per il culo da solo per non guardare in faccia la realtà dei fatti. Non faccio un brutto lavoro e l ambiente è poco formale, però sento che non è il lavoro adatto a me, ma non ho la forza di cambiare, dii buttare via tutto per qualcosa che ad oggi non sarei in grado di affrontare.

IN fondo la differenza tra le persone realizzate e quelle non realizzate è tutta qui...nel saper rischiare.
Vecchio 06-04-2009, 00:14   #7
Esperto
L'avatar di muttley
 

Quote:
Originariamente inviata da -Dama_del_Drago-
Muttley.. ma che lavoro fai?

Tu?
Vecchio 06-04-2009, 00:42   #8
Avanzato
L'avatar di donaldo
 

Quote:
Originariamente inviata da Redman
Io non so quali sogni tu abbia, c'è chi definisce i sogni le "aspirazioni degli incapaci" questo perchè spesso sognare aiuta ma al tempo stesso illude.
A me capita di pensare ai sogni (che ormai ho lasciato a marcire) quando proprio a lavoro attraverso un brutto periodo o mi accade qualcosa di spiacevole...penso "machissenefrega tanto io non sono nato per fare questa cosa io ho il mio sogno" questo pensiero (illusione) mi aiuta per un attimo a superare quel momento.

Praticamente mi prendo per il culo da solo per non guardare in faccia la realtà dei fatti. Non faccio un brutto lavoro e l ambiente è poco formale, però sento che non è il lavoro adatto a me, ma non ho la forza di cambiare, dii buttare via tutto per qualcosa che ad oggi non sarei in grado di affrontare.

IN fondo la differenza tra le persone realizzate e quelle non realizzate è tutta qui...nel saper rischiare.
Credo che oltre la paura di rischiare ci sia anche da considerare l'aspetto del treno giusto. A parità di capacità e di intelligenza c'è chi ottiene 1000 e chi ottiene 1 nel lavoro. La differenza la fa anche la fiducia in noi stessi...mi sembra chiaro che qui sia un aspetto che ci accomuna un po' tutti
Vecchio 06-04-2009, 01:07   #9
Esperto
L'avatar di esposizione
 

Adesso che ci penso potrei vivere di rendita, non molto ma i 1100 euro
lo stipendio minimo sindacale senza fare un cxzzo
Poi siccome 1100 euro sono pochi potrei godermeli in Brasile dove lo stipendio medio è di 300 euro...
:lol:
Vecchio 06-04-2009, 09:33   #10
Esperto
L'avatar di paule
 

Quote:
Originariamente inviata da Redman
Io non so quali sogni tu abbia, c'è chi definisce i sogni le "aspirazioni degli incapaci" questo perchè spesso sognare aiuta ma al tempo stesso illude.
A me capita di pensare ai sogni (che ormai ho lasciato a marcire) quando proprio a lavoro attraverso un brutto periodo o mi accade qualcosa di spiacevole...penso "machissenefrega tanto io non sono nato per fare questa cosa io ho il mio sogno" questo pensiero (illusione) mi aiuta per un attimo a superare quel momento.

Praticamente mi prendo per il culo da solo per non guardare in faccia la realtà dei fatti.
Capisco e son d'accordo.
Sognare in questo modo aiuta a volte a tollerare la dura realtà, ma finisce a lungo andare per alienarti proprio da quella realtà. Illudersi non è un male, ma bisogna in un certo senso, essere consapevoli che ci si sta illudendo. Come direbbe un induista(che tra l'altro considera la realtà stessa un'illusione degna d'essere vissuta, però).
Probabilmente cerchiamo di sognare così in alto da precludere a tali sogni qualunque possibilità di realizzazione:
Prendersi per il culo da soli, non potevi esprimerlo al meglio!!!
Io lo ammetto: è una vita che lo faccio. Rimando i sogni per non rischiare di fallire, come in una dannata commedia di Beckett.



Quote:
Originariamente inviata da Redman

Non faccio un brutto lavoro e l ambiente è poco formale, però sento che non è il lavoro adatto a me, ma non ho la forza di cambiare, dii buttare via tutto per qualcosa che ad oggi non sarei in grado di affrontare.

IN fondo la differenza tra le persone realizzate e quelle non realizzate è tutta qui...nel saper rischiare.
Già...però accettare la realtà, come tu riesci a fare, è l'unico modo per non impazzire, altrimenti è proprio il caso di prendere in pugno quei sogni, vedere se e come possono realizzarsi e mettersi sotto di buona volontà.

Io sto rischiando un pò in questo momento, e già mi son presa qualche porta in faccia: bene così almeno mi rendo conto di quello che veramente posso cambiare di questa vita.
Lo sto facendo solo perché al momento non vedo alternative e non perché sia dotata chissà di quale ardire.
Vecchio 06-04-2009, 09:43   #11
Esperto
L'avatar di paule
 

Quote:
Originariamente inviata da JohnReds
Quote:
Originariamente inviata da paule
Io ho paura del lavoro. Lavoro=vita adulta=fine dei sogni?
Cazzo, come ti quoto. Più o meno è il motivo per cui sono in crisi da quando mi sono diplomato in quinta superiore, ovvero 3 anni fa.

Vorrei riuscire a "guarire"(anche se non sono propriamente mnalato di nulla) e venire teletrasoprtato alla prima media, e rifarmi dell'adolescanza che non sono riuscito a vivere come vorrei. Dopo potrei pure lavorare in ufficio. Ma così, non ce la faccio...

Purtroppo dobbiamo accettare la realtà, bisogna lavorare per vivere, quindi se non riusciamo a raggiungere "lo stato perfetto" arrangiamoci. Però, sticaxxi, questa prospettiva mi fa venire una tristezza pazzesca.
Come dicono i francesi...

C'est la vie
Ti capisco al 100%. Prova ad aggiungere alla tua attuale situazione 10 anni e potrai "camminare nelle mie scarpe".

Anch'io trovavo la realtà dura e cruda qualcosa di triste, alla tua età(immagino tu abbia all'incirca 22 anni)...
E non ho fatto altro che fuggire in vari modi.
Ma lei è sempre lì che mi fissa. Mentre rimugini sul passato crei nuovi motivi per rimuginare, in un circolo vizioso senza fine.
Ti capisco, ti capisco....
Ma un pò di fuga ci sta resterò sempre una sognatrice, spero.
Poi a volte la cosiddetta realtà è una versione deformata dovuta al nostro "disagio", forse dobbiamo guardarla solo in modo diverso, invece che fuggirla.....


:arrow:muttley grazie per la risposta, la tua situazione è ben comprensibile, diversissima dalla mia, ma forse non così tanto...
Tu ora ti stai prendendo la meritata pausa da un'educazione troppo rigida, credo io, chissà quanto durerà questa tua vacanza...
Comunque, goditela, te lo meriti, ti sei veramente sbattuto nella vita!
Vecchio 06-04-2009, 10:54   #12
Banned
 

Quote:
Originariamente inviata da esposizione
Adesso che ci penso potrei vivere di rendita, non molto ma i 1100 euro
lo stipendio minimo sindacale senza fare un cxzzo
Poi siccome 1100 euro sono pochi potrei godermeli in Brasile dove lo stipendio medio è di 300 euro...
:lol:
possibile che prima o poi te ne vai, l'europa è un po' piccola ... già ti ci vedo

(.... lo dico senza ironia )
Vecchio 06-04-2009, 17:06   #13
Esperto
L'avatar di muttley
 

Quote:
Originariamente inviata da -Dama-del-Drago-
un modo romantico per dire che non fai nu cazz...
No, adesso lavoro ma solo sei ore al giorno. Purtroppo però c'è il rischio che io venga assunto a tempo pieno (e forse indeterminato), incrocia le dita per me affinché il colloquio di domani vada male 8)
Ma tu riesci a viverci di quello che fai? Perdona l'impiccionaggine ma io ho sempre voluto essere il free lance (translator essendo laureato in l****e)
ma non c'è trippa per gatti se non ti sei ammanicato qualcuno.
E comunque ho sempre fatto cose a contatto con gli altri, lo dico per tutti quello che accusano di fancazzism ma poi sono soli soletti in telelavoro, lontano da colleghi impiccioni e capi che umiliano la tua dignità.
Se volete vi faccio la lista completa delle mie disavventure o degli orrori a cui ho assistito nei luoghi di lavoro 8O
Vecchio 06-04-2009, 17:29   #14
Esperto
L'avatar di JohnReds
 

A me l'idea del telelavoro ha sempre un pò spaventato..anzi le mie scelte universitarie e lavorative sono sempre andate nella direzione di trovare lavori a contatto con la gente...perché io già sono un eremita di mio, poi se mi trovo pure il lavoro a casa, finisco con il seppellirmi definitivamente. :roll:

C'è anche da dire che sul lavoro mi son sempre trovato bene in quanto a capi e colleghi.

Voi altri "fobici" non avete questo timore?
Vecchio 06-04-2009, 17:35   #15
Esperto
L'avatar di muttley
 

Certo Johnny, dovendo scegliere è preferibile lavorare con la gente, dipende però che tipo di gente. Pontendola scegliere...del resto per una persona con problemi di vario genere nelle relazioni umane è sempre arduo il primo approccio con il mondo professionale. Prima devi cambiare tu, oppure cambi mentre stai svolgendo la tua professione.
Ma bisogna cambiare, adattarsi all'idea che stare con gli altri è meglio che stare da soli, che lavorare con gli altri produce non soltanto scazzi e tensioni ma anche un possibile arricchimento interiore e se hai anche l'abilità di farti amici i colleghi e i clienti, sei a cavallo. Ma per quelli come noi è tutta una strada in salita, non impossibile né impraticabile, soltanto difficilissima.
Vecchio 06-04-2009, 17:43   #16
Esperto
L'avatar di vetro
 

Fortunatamente svolgo un lavoro che mi consente di scegliere se interagire o meno.In sintesi,sono sempre a contatto con le persone ma posso anche ritirarmi nel mio angolino di privacy.
Vecchio 06-04-2009, 18:26   #17
Principiante
L'avatar di sereneghost
 

Quote:
Originariamente inviata da JohnReds
A me l'idea del telelavoro ha sempre un pò spaventato..anzi le mie scelte universitarie e lavorative sono sempre andate nella direzione di trovare lavori a contatto con la gente...perché io già sono un eremita di mio, poi se mi trovo pure il lavoro a casa, finisco con il seppellirmi definitivamente. :roll:

C'è anche da dire che sul lavoro mi son sempre trovato bene in quanto a capi e colleghi.

Voi altri "fobici" non avete questo timore?
il ragionamento non mi convince .....
il lavoro è troppo importante e pieno di grane di suo per rischiare usandolo anche come stimolo obbligato a uscire, interagire eccc
Vecchio 06-04-2009, 18:33   #18
Esperto
L'avatar di JohnReds
 

Quote:
Originariamente inviata da sereneghost
il ragionamento non mi convince .....
il lavoro è troppo importante e pieno di grane di suo per rischiare usandolo anche come stimolo obbligato a uscire, interagire eccc
Ecco ultimamente infatti si sta facendo strada in me questa convinzione....e mi sto pentendo di alcune scelte fatte...
Vecchio 06-04-2009, 19:11   #19
Esperto
L'avatar di FobicJoe
 

Quote:
Originariamente inviata da paule
Io ho paura del lavoro. Lavoro=vita adulta=fine dei sogni?
no, è la scuola il vero incubo per un fobico, perchè c'è molta più interazione sociale, il lavoro puoi cercartelo anche in versione fobic, la scuola no
Vecchio 06-04-2009, 20:56   #20
Esperto
L'avatar di BadDream
 

Quote:
Originariamente inviata da paule
Ormai ho capito: sono condannata all'emarginazione sociale, a meno che io non realizzi i miei veri sogni...un lavoro che mi appassioni davvero...Quindi sto di nuovo coltivando le mie vere passioni, invece che passare le mie giornate murata viva in un ufficio, sempre più..malata.Mal che vada sarò povera, ma felice.

Il dilemma è: cercare ancora una volta di cambiare atteggiamento e scendere a dei compromessi, oppure tagliare la testa al toro e dire: questa sono io, e questo è quello che desidero fare, ne va della mia sanità mentale.

Secondo voi? Come vi ponete voi nei confronti dei compromessi? Fino a che punto bisogna adattarsi se poi questo adattamento ci porta a perdere praticamente noi stessi, e smettere di sognare?

Non è meglio seguire i propri sogni con ardimento che accontentarsi di una realtà che potrebbe essere cambiata se soltanto ne avessimo la forza?
Mi sto domandando le stesse identiche cose da mesi ormai ... dentro di me c'è una guerra campale fra una metà che sogna, si illude, viaggia di fantasia e un'altra che resta cinicamente con i piedi per terra ... il problema è che temo di non conoscerli nemmeno io, i miei sogni ... sento solamente un'immensa confusione ... non so quale strada seguire, cosa fare fare del futuro né del presente ...
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