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Vecchio 16-09-2008, 14:42   #1
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L'avatar di plrss60880
 

Ho 32 anni. Sono di bell’aspetto. Intelligente. Colto. Simpatico. Ho un figlio di 6 anni, col quale ho un rapporto magnifico, e che considero il dono piú grande della mia vita.
Sono laureato, ottimo negli studi. Estremamente perspicace. Sono un professionista, e ci so davvero fare nel mio campo. Ed ho ricevuto tante soddisfazioni in questo ambito.
Sono separato da piú di un anno. Ho commesso molti errori con la mia ex, l’ho tradita ripetutamente, e alla fine lei ha volute chiudere la nostra storia. Cosa che mi ha fatto soffrire tantissimo.
Da quando sono single ho conosciuto diverse ragazze(tutte tramite internet). Piú di una decina con le quail ho avuto storie piú o meno lunghe. La maggior parte di queste si é innamorata perdutamente, e ancora oggi alcune di queste provano a riallacciare il contatto. Cosa che io rifiuto, giacché mi sono accorto di essere molto esigente con le donne. E nessuna delle donne con le quail sono stato riuscivo a considerare quella giusta per me. In pratica non facevo altro che trovare difetti su di loro.
Nel corso degli anni sono cambiato. Da quando ero un nullafacente pieno di problemi e senza reali prospettive, sono riuscito (anche grazie all’amore della mia donna) a trovare la forza per riprendere gli studi e crearmi un avvenire.
Sono cambiato sopratutto nel mio modo di comunicare. Grazie agli studi ho acquisito una migliore capacitá di comunicazione. In realtá, nei rapporti interpersonali le cose funzionano quasi bene. So comunicare, so trovare le parole giuste. Tuttavia si puó notare una certa riluttanza al legare col mio interlocutore.
Nella mia vita l’amicizia é sempre stata una cosa particolare. Di amici veri ne ho avuti pochissimi. E solo in alcuni periodi. Per lunghi periodi ho vissuto praticamente isolato, e senza avere la possibilitá di fare leva su di un’altra persona, a parte la mia famiglia.
Oggi mi titrovo con pochi ”amici” il cui numero si restringe a 4 persone. Queste persone le ”frequento” singolarmente. Nessuna di queste 4 persone riesco a considerarle veramente amiche. Nessuno di loro é veramente il mio “tipo”. Ma tutto ció non é per niente strano. Nella mia vita non ho mai avuto il coraggio di scegliermeli gli amici.
Queste 4 persone le vedo in modo molto saltuario. Quindi, a conti fatti, io sento di non avere nessun amico. Nessuno al quale io veramente possa rivolgermi in caso di bisogno d’aiuto.
Sono quindi molto solo. É terribile. Ma questo non é il vero problema. É solo una conseguenza. In realtá ho tutte le carte in regola per poter avere degli amici. Ma qualcosa dentro di me non funziona come dovrebbe.
Un modo per conoscere persone sarebbe ad esempio al lavoro. E qui casca l’asino. Qui inizia la seconda parte del mio racconto, e che dovrebbe fare luce sui miei problem. Problemi che, secondo l’ultimo psichiatra che ho incontrato (ma anche secondo alcuni terapeuti che praticano la terapia cognitive comportamentale e coi quail ho intrapeso brevi terapie) vanno sotto il nome di fobia sociale.
La settimana scorsa ho trovato lavoro. Un ottimo lavoro. Erano tre anni che non lavoravo in ufficio. Ho fatto di tutto per ottenere lavori che non richiedessero la presenza costante in ufficio in passato. Ora finalemnte mi ero illuso di potercela fare, e ho accettato un lavoro regolare, dale 9 alle 5. In ufficio. Insieme a tantissime altre persone.
Persone, colleghi, che mi hanno accolto benissimo. Donne che mi facevano intuire avessero un certo interesse. Colleghi alcuni molto simpatico e disponibili.
Nei rapporti “uno ad uno”, come dicevo sopra, non ho problemi in pratica. Anzi. Al colloquio, il capo é rimasto notevolmente e positivamente impressionato dalla mia personalitá. Sicuro di se per quanto concerne le sue capacitá professionali. Capace di comunicare, aperto e simpatico. Questa era l’impressione che aveva di me.
Poi ho iniziato per davvero. Arrivavo la mattina, mi siedevo alla mia scrivania. E cominciavo a lavorare. In silenzio. Quando si trattava di alzarsi ed andare da qualche collega per discutere su qualcosa inerente al lavoro, lo facevo senza nessunissimo problema. Anzi.
Poi si riprendeva. E stavo seduto, lavorando, senza parlare. Senza nemmeno incontrare gli sguardi degli altri. E poi cominciavano I problemi.
Un collega cominciava a parlare con un altro. Di cose senza importanza. Tipo che aveva dovuto aspettare 2 ore al telefono prima di poter parlare con un centro di assistenza. E gli altri colleghi che ribattevano. E ridevano. Ed io ero li. Volevo intervenire. Ma non lo facevo. E cominciavo ad andare in crisi.
Ci sono delle costruzioni mentali, degli schemi orribili, cose veramente enigmatiche, che si vanno formando nella mia mente. Esse avvengono praticamente solo quando mi trovo in situazioni in cui c’é piu di una persona. Quando non si tratta di parlare di cose lavorative. O cose delle quail si sa cosa dire.
E allora comincia il senso di ansia. Di angoscia. Sto sbagliando tutto. Forse sarei dovuto intervenire in quella discussion inutile, e inventarmi qualcosa, che magari io avevo aspettato 2 ore e mezza prima di prendere la linea. E cosi via. La mia mente viene tempestata dai dubbi.
E mi sento a disagio. Mi sento un pesce fuori d’acqua.
E poi arriva l’ora di pranzo. Una volta una collega mi ha chiesto se andavo a mangiare con lei ed altri colleghi. Ci sono andato. Ho detto qualcosa. Ho espresso la mia opinione su cose lavorative. Ma anche cose meno importanti.
E poi si é tornati in ufficio. E mi sono sentito meglio. Non ero piú un pesce fuor d’acqua.
Peró poi si ricomincia. Gli altri ridono. D’improvviso si sente da piano superiore persone che cantano la canzone di compleanno ad un impiegato. E gli altri commentano la cosa. Ed io non riesco a trovare le parole giuste. E me ne sto zitto. E penso cosa succederá quando sará il mio compleanno. Io non ho il coraggio di stare al centro dell’attenzione in quel modo,di essere il festeggiato.
E cosí si riprende. Il lavoro va bene. Sono bravo. Ma piano piano comincio a essere meno produttivo. I pensieri mi assalgono. Gli altri parlano, e ridono. Ed io non riesco ad intervenire. E mi sento messo fuori. Ma sono io che mi isolo. Lo so. Ma c’é poco da fare.
Le cose vanno di male in peggio. Vado nella stanza fumatori, e ci sono altre persone. Che parlano. E non danno tanto peso al mio arrivo. E mi sento messo in disparate. E cosi diventa come una catena di aventimenti negativi che mi deprime. E mi da angoscia. E mi fa sentire al posto sbagliato.
E le cose vanno di male in peggio. La mattina mi sveglio col solo pensiero di quello che potrá accadere al lavoro. Ci sará qualcuno che mi chiederá di andare a pranzo? Come faro altrimenti? Saró costretto ad andare a mangiare quando gli altri hanno finito, in modo da non incontrare nessuno dei miei colleghi. Mi mette a disagio il mostrare ai miei colleghi che io sia solo.
E cosi entro piano piano in crisi. Mi deprimo. E magari sto in pratica tutto il giorno senza parlare, se non quando c’é da parlare di lavoro. E poi devo andare via. Sono le cinque. Ma non posso andare via cosi semplicemente.
Non ho parlato con nessuno per tanto tempo. Come faccio ora a salutarli? Si saranno fatti una cattiva idea di me. Magari non mi saluteranno affatto. Non venir salutato mi manda incrisi.
Allora scelgo il momento giusto per andare via. Quando gli altri sono occupati. Oppure faccio finta di andare in bagno, e poi vado via senza salutare nessuno.
E poi alla fine non ce la faccio piú. Lo psichiatra mi prescrive l’efexor. Ma dice che ci vorranno alcune settimane prima che possa, eventualmente, dare qualche beneficio.
Provo a stringere I denti. A cacciare via i miei pensieri distruttivi. Di andare al lavoro, e magari ridere e scherzare con qualcuno. Ma mi sembra sia tutto finito. Sento di aver giocato le mie carte, e male. Ormai si sono fatti un’idea su di me.
Lavora, e non proferisce parola. Che problemi ha? Quest’idea si saranno fatti di me. E mi convinco di leggerlo nei loro sguardi. E quindi mi metto in malattia. Faccio finta di avere la febbre, e sto a casa per un paio di giorni.
Chissá, mi illudo ancora di poter pensare a come risolvere i miei problemi sociali, pensando. Ma ovviamente i 2 giorni di riposo non bastano. Ritorno al lavoro. Nessuno mi chiede perché sono stato via. E vado in ansia. E poi mi accorgo che c’é una ragazza nuova al lavoro. Ci presentiamo. Le sorrido. La sua scrivania e di fronte alla mia.
Lavoro. E non parlo con nessuno. E alla ragazza non le mando nessuna occhiata. Si fa ora di pranzo. E lei si alza, e chiede ad un altro collega ”Nessuno va a pranzo”?
Ma non l’ha chiesto a me. E non mi guarda. E vado in crisi. E nessun’altro mi chiede di andare a pranzo. Piano piano vanno tutti a pranzo. Ci sono solo poche persone in ufficio.
Ne approfitto. Metto la giacca, spengo il computer. E vado via. Vado a casa. E mentre sono sul treno mando una mail al mio capo, dicendogli che ho di nuovo la febbre. E che me ne torno a casa. Non mi ha mandato nessuna risposta.
E oggi, in questo momento, so giá quale sará il prossimo passo. Stasera manderó una mail al mio capo e gli racconteró che purtroppo ho avuto dei problemi personali e sono costretto a licenziarmi, dopo meno di due settimane. Tanto ormai, ci sono abituato…
Come capisco l’autore del thread “la vita é bella”. Questa frase l’ho maledetta per trent'anni.
Vecchio 16-09-2008, 15:47   #2
Esperto
L'avatar di gattasilvestra
 

Ciao! Benvenuto. Il tuo messaggio mi ha colpito molto, perché dimostra come anche con tutte le carte in regola si possa vivere male, una cosa che troppo spesso (a me pare) ci si dimentica da queste parti. E invece è proprio il punto focale da cui non distogliere mai lo sguardo fino alla sua neutralizzazione. L'hai spiegato benissimo e nonostante la lunghezza (ma che dico? Io adoro la grafomania ) ti ho letto con partecipazione.
Non ho molto da offrire a parte la mia solidarietà. Ma sono sicura che qui ti troverai bene e ripartirai con più energia alla ricerca delle tue soluzioni, quindi... buona fortuna.
Vecchio 16-09-2008, 15:56   #3
Esperto
L'avatar di Oblomov
 

attenzione attenzione sento odore di estroversone !!!
Vecchio 16-09-2008, 15:59   #4
Esperto
L'avatar di Wonderlust76
 

Accidenti mi spiace molto....sembri una persona in gamba da come scrivi...
Tieni conto che, quando si entra in un ambiente nuovo, è NORMALE avere un periodo di rodaggio..devi abituarti alle nuove facce, al nuovo lavoro, nn puoi pretendere troppo da te stesso!! Nn sei obbligato a partecipare a tutte le discussioni tra colleghi...magari c'è gente che lavora li da 20 anni ed è normale che ci siano dei momenti in cui si prendono una pausa e parlano dei fatti loro....che tu OVVIAMENTE nn puoi conoscere...stai calmo, la confidenza piano piano l'acquisterai..ma datti tempo. Sei li solo da 2 settimane caspita.
FREGATENE di quello che fanno e dicono gli altri, se ti salutano, se nn ti salutano...tu sii te stesso: da come scrivi sembra che ti imponi di rispettare un copione e tutte le volte che nn ci riesci vai in crisi....
Ti dico una cosa: fai il tuo lavoro, fallo bene, quello è veramente importante.
Il resto se viene, bene. Se nn viene, amen. Nn sei li per fare salotto, ma per lavorare.
E gli altri hanno i loro problemi...hanno di meglio da fare che giudicare te...e se lo fanno nn sei il solo...credimi.
Cmq, hai la mia solidarietà...datti tempo prima di buttare tutto al vento....
Vecchio 16-09-2008, 16:19   #5
Principiante
L'avatar di acquarius_72
 

sono d'accordo con il precedente post : pensaa lavorare e fregatene del resto . Non sei li' per fare lo sciupafemmine o l'amico di tutti sei li per lavorare a livello sociale (ma è un di + credimi) cerca solo di salutare e vai a pranzo con i colleghi se poi c'è qualcuno che ti sta simpatico scambiaci 2 chichiere qundo hai voglia e quest' è. E' solo lavoro.
Vecchio 16-09-2008, 16:30   #6
Principiante
L'avatar di plrss60880
 

Ringrazio tutti, per la solidarietá e i consigli. É vero, dovrei fregarmene. Ma la mente é potente. io vado letteralmente in crisi.
Non penso che ce la faró a continuare in questo posto, nonostante io sappia di commettere un grosso errore. Ma, a dire il vero, é un problema relativo. Certo, é una grossa (l'ennesima) "sconfitta". Per l'ennesima volta sento di aver tradito le attese, di essermi illuso.
Io ho una voglia di vivere enorme. L'ho sempre avuta. Ma nessuno lo sa, nessuno se ne é mai accorto. Perché qusta voglia di vivere é sempre stata repressa.
Come posso continuare a fingere? Le cose che mi passano per la testa sono pazzesche. Perché non posso andare a casa quando é giunta l'ora di andare? Perché? perché devo prima ssicurarmi che gli altri stiano facendo altre cose? In modo da non doverli salutare?
Queste cose, e ce ne sono migliaia di altri simili (come far finta di parlare al cellulare in occasioni in cui mi trovo in diffcoltá, e ho paura che la gente mi chieda perche non parlo) son oterribili. io le considero cose da squilibrato.
A lungo ho pensato si trattasse di cose da pazzi. Sono sempre stato convinto di avere seri disturbi mentali. ho veramente fobia sociale o c'é dell'altro? Ci sono persone che si riconoscono nelle mie storie?
Vecchio 16-09-2008, 16:38   #7
Esperto
L'avatar di JohnReds
 

Quote:
Originariamente inviata da plrss60880
Come posso continuare a fingere? Le cose che mi passano per la testa sono pazzesche. Perché non posso andare a casa quando é giunta l'ora di andare? Perché? perché devo prima ssicurarmi che gli altri stiano facendo altre cose? In modo da non doverli salutare?
Queste cose, e ce ne sono migliaia di altri simili (come far finta di parlare al cellulare in occasioni in cui mi trovo in diffcoltá, e ho paura che la gente mi chieda perche non parlo) son terribili. io le considero cose da squilibrato.
A lungo ho pensato si trattasse di cose da pazzi. Sono sempre stato convinto di avere seri disturbi mentali. ho veramente fobia sociale o c'é dell'altro? Ci sono persone che si riconoscono nelle mie storie?
Mi rispecchio moltissimo in quello che hai scritto. Far finta di parlare al cellulare, alzarsi solo quando tutti si sono alzati, stare attenti a non fare una cosa strana, pensieri su quello che gli altri possano pensare, "ovvero che pensino che sei strano, sei anormale"...siamo molto simili in questo.

Sai perchè sei così? perchè te riesci a contenere le tue paure solo rientrando in certi "Ruoli", ovvero situazioni codificate e semplici in cui sai esattamente cosa fare...non appena ne esci vai nel pallone più completo.

Non sei squilibrato, almeno sei squilibrato quanto lo sono io e altri 3000 utenti di questo forum...

La cosa che non capisco è che ti sei sposato, hai delle donne...un pò di vita l'hai fatta, di solito chi arriva a tanto non pensavo potesse stare male come te...
Vecchio 16-09-2008, 16:42   #8
Principiante
L'avatar di plrss60880
 

Quote:
Originariamente inviata da AnimaSola4
Non ho ben compreso se questo stato di forte disagio sia scoppiato da un momento all'altro a causa di qualche situazione in particolare o che nel profondo tu sia sempre stato cosi..e che in questi anni non hai fatto altro che soffocare questa parte per poi ritrovarti ad affrontarla e sentirti totalmente disorientato.
Sono sempre stato cosí. Quando stavo con la mia ex, mi sono comportato male. L'ho tradita. Alla base peró non c'era il comportamento bastardo da uomo che tradisce. C'era dell'altro. E con questo posso spiegarti un po meglio la mia situazione.

Lei mi amava. Io le volevo bene. lei era molto estroversa, molto socievole. Amava circondarsi da persone. Poi ha conosciuto me. E piano piano si é resa conto che io ero un tipo diverso da lei. La cosa l'ha fatta soffrire, ma nonostante ció non ha smesso mai di volermi bene.

Io capivo che la stavo snaturando. Tuttavia era piú forte di me. Provavo a frequentare i suoi amici, ma facevo di tutto per evitarli. Poi c'era una cosa che negli anni con lei ha sempre rappresentato un grosso problema. Le feste. Ad esempio la festa di compleanno. Subito le ho fatto capire che al mio compleanno non era proprio il caso di fare feste.

Per lei invece era importante. E quando era il suo compleanno a volte organizzava feste. E per me era crisi nera. Come mi sarei dovuto comportare? Il ruolo del padrone di casa non mi si addice per niente. Vado in crisi. Non sono assolutamente in grado di organizzare, far sentire la gente a proprio agio etc.

Ma sopratutto, il problema era l'ammuchiarsi di gente. Per me é un disastro. Piú persone mi circondano é piu vado in crisi. É una sensazione terribile. Mi succede di andare in trans. Se mi trovo insieme a tante persone, succede sempre che qualcuno mi chieda perché io sia cosí assente.

Sono immerso dai miei pensieri. Dai miei dubbi. La mia ultima auto analisi é la seguente:

Stando con due persone, mi devo preoccupare a cosa pensano di me 2 persone. MI devo preoccupare su cosa dire e cosa ne penseranno queste due persone.

Se sono 3, mi devo occupare di 3 persone.

Nel momento in cui le persone crescono a dismisura, io mi trovo ad esempio a dovermi preoccupare di una cinquantina di persone, e allora é la fine!!!
Vecchio 16-09-2008, 16:44   #9
Esperto
L'avatar di vetro
 

Sono sintomi di un disagio comportamentale.Fin quando si tratta di lavorare sei ineccepibile.La facciata è solida,ma quando si tratta di mostrare un lato umano e socievole,iniziano a vedersi delle crepe.
Inoltre dal tuo racconto si evince la costante necessita' di mantenere un comportamente adeguato alla situazione per non sfigurare o per non sembrare fuori dai canoni delle persone che ti circondano.Il problema è che finisci per crearti un ego artefatto e non riesci a vivere in modo piu' naturale situazioni banali,come intavolare una discussione con un collega,salutare e andartene.Hai bisogno di simulare una telefonata per evitare qualsiasi forma di comunicazion con gli altri.Probabilmente essendoti inserito da poco,vorresti avere subito delle conferme di accettazione sociale da parte dei tuoi colleghi ma sei tu che devi capire il tipo di interazione che vuoi stabilire in quel contesto.Se vuoi soltanto lavorare limitati ad avere un'interazione semplice con i tuoi colleghi e punta invece ad una vita sociale al di fuori del lavoro.Se invece vuoi avere anche un minimo di interazione con i tuoi colleghi,comincia a fare tutte quelle cose che eviti.
Vecchio 16-09-2008, 16:48   #10
Principiante
L'avatar di plrss60880
 

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Originariamente inviata da JohnReds
Mi rispecchio moltissimo in quello che hai scritto. Far finta di parlare al cellulare, alzarsi solo quando tutti si sono alzati, stare attenti a non fare una cosa strana, pensieri su quello che gli altri possano pensare, "ovvero che pensino che sei strano, sei anormale"...siamo molto simili in questo.

Sai perchè sei così? perchè te riesci a contenere le tue paure solo rientrando in certi "Ruoli", ovvero situazioni codificate e semplici in cui sai esattamente cosa fare...non appena ne esci vai nel pallone più completo.

Non sei squilibrato, almeno sei squilibrato quanto lo sono io e altri 3000 utenti di questo forum...

La cosa che non capisco è che ti sei sposato, hai delle donne...un pò di vita l'hai fatta, di solito chi arriva a tanto non pensavo potesse stare male come te...
Eh si, nemmeno io so come sia possibile. Ma i miei anni da sposato sono stati una grossa solitudine. Come scrivevo prima, ho costretto per lunghi periodi la mia donna a fare la vita ritirata come la mia. Situazioni sociali rare. Quindi gli anni con lei non é che mi abbiano portato qualche beneficio, a livello sociale.

Poi la storia delle donne secondo me non fa testo. Io le donne le ho quasi sempre conosciute tramite internet. E li ovviamente diventa tutto piú facile. Ma non fa testo sopratutto perche quando si é con una donna si é in una relazione "uno ad uno". E quelle situazioni ormai le gestisco senza problemi.

Hai ragione sulla tua analisi, su lfatto che riesco a gestire solo situazioni in cui ho un ruolo ben definito. Ma credimi, tutto ció non ha grosso senso. Voglio dire, io soffro e ho sofferto per anni, come se fossi la persona piu sfortunata del mondo. E ancora oggi, con tutto quello che son oriuscito a conquistare, mi sento un fallito. Socialmente fallito.
Vecchio 16-09-2008, 16:55   #11
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L'avatar di plrss60880
 

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Originariamente inviata da AnimaSola4
Ho capito....scusa però se mi permetto di chiederti una cosa...Come riesce una persona con queste problematiche a tradire ...?(non prenderla cm un accusa ma semplicemente come un mio dubbio)essendo che se io dovessi stare male perchè ho per la testa sempre questa ossessione ...non riuscirei a coltivare storie extra coniugali dove il peso del giudizio è sempre alla porta.....
É una frase fatto, lo so. Ma il tradire per me rappresentava solo una cosa: venire accettato. Io parlavo di squilibrio poco fa, e posso anche spigartelo in un altro modo.
Quando conobbi la mia ex (uscivo da un periodo di chiusua totale, stavo in casa per settimane) e ci mettemmo insieme, lei mi confessó che ero molto bello. Anzi, mi disse che non voleva mettersi cin me perché ero cosí bello che sicuramente l'avrei tradita.
Bene, dove voglio arrivare con tutto questo?
Voglio arrivare al fatto che per me fu una "sorpresa". Sapere di essere piacente. Capisci in che mondo vivevo? Io no sapevo di essere attraente.

Continuiamo. Stavo con lei. Il tempo passava. I problemi nascevano, e si moltiplicavano. In fondo, io no npensavo piú di essere bello. Pensavo di non piacere. Sono pazzo? Boh, non lo so.

Io so solo che in diversi periodi della mia vita io ho fortemente dubitato sul fatto di piacere o meno. Il conquistare una donna era SOPRATUTTO un modo per essere confermato.
Vecchio 16-09-2008, 16:58   #12
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L'avatar di plrss60880
 

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Originariamente inviata da vetro
Sono sintomi di un disagio comportamentale.Fin quando si tratta di lavorare sei ineccepibile.La facciata è solida,ma quando si tratta di mostrare un lato umano e socievole,iniziano a vedersi delle crepe.
Inoltre dal tuo racconto si evince la costante necessita' di mantenere un comportamente adeguato alla situazione per non sfigurare o per non sembrare fuori dai canoni delle persone che ti circondano.Il problema è che finisci per crearti un ego artefatto e non riesci a vivere in modo piu' naturale situazioni banali,come intavolare una discussione con un collega,salutare e andartene.Hai bisogno di simulare una telefonata per evitare qualsiasi forma di comunicazion con gli altri.Probabilmente essendoti inserito da poco,vorresti avere subito delle conferme di accettazione sociale da parte dei tuoi colleghi ma sei tu che devi capire il tipo di interazione che vuoi stabilire in quel contesto.Se vuoi soltanto lavorare limitati ad avere un'interazione semplice con i tuoi colleghi e punta invece ad una vita sociale al di fuori del lavoro.Se invece vuoi avere anche un minimo di interazione con i tuoi colleghi,comincia a fare tutte quelle cose che eviti.
Ma secondo te, e secondo tutti gli altri esperti o non: la mia é fobia sociale? O come la definireste? mi sbaglieró, ma credo la prendiate alla leggera, la mia situazione. Ma vi assicuro che la mia vita é un inferno.
Vecchio 16-09-2008, 17:20   #13
Esperto
L'avatar di JohnReds
 

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Originariamente inviata da plrss60880
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Originariamente inviata da vetro
Sono sintomi di un disagio comportamentale.Fin quando si tratta di lavorare sei ineccepibile.La facciata è solida,ma quando si tratta di mostrare un lato umano e socievole,iniziano a vedersi delle crepe.
Inoltre dal tuo racconto si evince la costante necessita' di mantenere un comportamente adeguato alla situazione per non sfigurare o per non sembrare fuori dai canoni delle persone che ti circondano.Il problema è che finisci per crearti un ego artefatto e non riesci a vivere in modo piu' naturale situazioni banali,come intavolare una discussione con un collega,salutare e andartene.Hai bisogno di simulare una telefonata per evitare qualsiasi forma di comunicazion con gli altri.Probabilmente essendoti inserito da poco,vorresti avere subito delle conferme di accettazione sociale da parte dei tuoi colleghi ma sei tu che devi capire il tipo di interazione che vuoi stabilire in quel contesto.Se vuoi soltanto lavorare limitati ad avere un'interazione semplice con i tuoi colleghi e punta invece ad una vita sociale al di fuori del lavoro.Se invece vuoi avere anche un minimo di interazione con i tuoi colleghi,comincia a fare tutte quelle cose che eviti.
Ma secondo te, e secondo tutti gli altri esperti o non: la mia é fobia sociale? O come la definireste? mi sbaglieró, ma credo la prendiate alla leggera, la mia situazione. Ma vi assicuro che la mia vita é un inferno.
Ma no che non la prendiamo alla leggera, ma se leggi un pò questo forum capirai che qui c'è gente che sta malissimo anche peggio di te, anche se è stupido comparare il dolore...solo che a forza di leggerle certe cose diventano quasi normali...

Io la definirei fobia sociale, guarda questi topic, qui ci sono delle istruzioni per l'autodiagnosi:

http://www.fobiasociale.com/postt7033.html

http://www.fobiasociale.com/postt6921.html

La cura? boh, innanzitutto andare da uno psicologo è una buona cosa, poi ognuno ha la sua personalissima strada.
Vecchio 16-09-2008, 17:23   #14
Esperto
L'avatar di Wonderlust76
 

Quote:
Originariamente inviata da plrss60880
Ma secondo te, e secondo tutti gli altri esperti o non: la mia é fobia sociale? O come la definireste? mi sbaglieró, ma credo la prendiate alla leggera, la mia situazione. Ma vi assicuro che la mia vita é un inferno.
No no...non la prendiamo alla leggera....nn cominciare a farti delle pare anche qui eh??
Io dico una cosa molto semplice e scontata se vogliamo: stai così male?? i tuoi problemi hanno un effetto debilitante e condizionano pesantemente la tua vita?? Risposta: SI (da quello che scrivi).
Preso atto di questo, visto che nessuno qui (da quel che ne so) è uno psicologo/psichiatra, è anche difficile per noi inquadrare in modo esatto il tuo disturbo...tu hai già fatto la cosa più giusta, ossia consultare uno specialista. Per l'antidepressivo devi veramente avere pazienza...un mesetto ci vuole tutto perchè faccia effetto...e a volte anche di più.
Vedrai che se imbrocchi la cura giusta tutto questo diventerà solo un brutto ricordo...o cmq le cose miglioreranno molto. Ma devi avere un po' di pazienza, te lo ripeto. L'antidepressivo nn fa effetto subito come le benzo...deve essere assorbito lentamente dall'organismo, e solo quando ne hai accumulato abbastanza inizia ad agire... :wink:
Vecchio 16-09-2008, 17:26   #15
Intermedio
L'avatar di exodus
 

non ho voglia di parlarne, ma non posso farne a meno a causa del tuo post, plrss60880,....mi sono licenziata quattro giorni fa dicendo al mio capo che non ero all'altezza del mio ruolo e sono fuggita dal suo ufficio mentre lei, la donna di ghiaccio, cercava di riacciuffarmi sostenendo che avevo tutte le carte in regola, che addirittura le piacevo (in senso professionale obviuosly).....
Le colleghe sbalordite dopo il fattaccio mi hanno detto in coro che sono brava, ma devo lavorare moltiss su me stessa....insomma mi hanno indirizzato verso la neuro :roll:
Anch'io ho una gran voglia di vivere e di cambiare, ma in qs momento mi sento senza peso, come se mi avessero strappato gli organi, come 1 di quegli animali imbalsamati dagli occhi vitrei che si espongono nei salotti bene.

ps. Anch'io quando ero all'uni durante le pause tra una lesson e l'altra, non sapendo cosa fare, parlavo al telefono da sola e non ti dico la felicità di quel giorno in cui mi sono dimenticata di inserire la suoneria silenziosa e il telefono ha trillato euforico mentre io discutevo animatamente con nessuno ops:
Vecchio 16-09-2008, 20:06   #16
Principiante
L'avatar di plrss60880
 

Va be. Sicuramente da ora mi sentiró meno solo e anormale quando faró finta di parlare al telefono, dopo aver letto le risposte delle persone che fanno la stessa cosa :P
Penso che frequenteró un bel pó questo sito. trovare persone che stanno piú o meno nella mia situazione mi sará sicuramente di conforto. grazie a tutti.
Vecchio 16-09-2008, 20:35   #17
Intermedio
L'avatar di caffeineaddicted
 

Ti capisco perfettamente, ma non so dirti se sia fobia sociale o meno, e nemmeno credo che la cosa più importante sia dare un nome preciso a questo particolare malessere che ci rende la vita un inferno.
Ho rivisto, in quello che hai scritto, i miei stessi comportamenti, le stesse paranoie, gli stessi trucchetti messi in atto per sembrare esternamente a proprio agio in una situazione in cui in realtà non lo si è affatto. Nelle uniche 2 esperienze di lavoro della mia vita (la prima, un lavoro vero e proprio della durata di 6 mesi, l’altra un tirocinio, ovviamente non pagato, di 9 mesi) ho sempre evitato come la peste i rapporti sociali con i colleghi. La prima volta non me ne sono fatta un problema, ed ero perfettamente a mio agio con la mia asocialità: svolgevo i miei compiti, non davo confidenza a nessuno, e me ne tornavo a casa serena, proprio perché non avvertivo assolutamente il disagio di non inserirsi, del resto avevo la mia vita sociale (sebbene anomala e comunque fatta “a mia immagine e somiglianza”) al di fuori di quello e non avevo bisogno d’altro. Almeno lo credevo.
La seconda esperienza è stata cruciale e ha contribuito non poco a portare a galla tutte quelle che sono le paure che mi bloccano adesso. Sarà che ha coinciso con il periodo in cui, per tanti e diversi motivi, il microambiente di amicizie che mi aveva protetta e rassicurata per anni iniziava a sgretolarsi, sarà che questa ed altre cose avevano reso palese il senso di inadeguatezza (innanzitutto con me stessa, poi con gli altri) che da sempre mi portavo dentro, ma che ero con successo riuscita a ignorare e/o mascherare per anni… fatto sta che il contatto prolungato e forzato per 8 ore al giorno con persone con le quali non riuscivo a fare nessun tipo di conversazione di stampo “leggero” o anche lontanamente “personale” era diventato un incubo. Poi magari dall’esterno nessuno mi ha mai giudicata “strana”, ma per me era insopportabile anche solo il dubbio che così potesse essere. Insopportabile e logorante al punto che alla prima occasione che mi si è presentata davanti sono scomparsa, letteralmente, nel nulla. E adesso sono terrorizzata, perché dovrei riprovarci, e la paura di rivivere certe cose è forte. Ho in qualche modo ripreso i contatti con l’ambiente, e mi è stato detto di non preoccuparmi, che nonostante non mi sia mai degnata di giustificare la mia fuga, hanno capito tutti perfettamente che avevo cose più importanti da risolvere (ma poi come è possibile, visto che non l’avevo capito nemmeno io?), che nessuno mi aspetta con il fucile spianato insomma. E io continuo a pensare che così è peggio, perché per come sono fatta affronto meglio i conflitti (ero più preparata a dover reagire ad eventuali rimproveri) che non un atteggiamento accondiscentente nei miei confronti, perché in quel caso il mio orgoglio continua a dirmi che qualcuno sta avendo “pietà” di me.
Per il resto, sono anche io una persona “normale” sotto tanti altri aspetti, esco tranquillamente con amici e anche conoscenti piuttosto spesso (ma comunque meno spesso di un tempo), i rapporti con persone nuove non mi spaventano singolarmente (uscire con un ragazzo, per intenderci), ma appena mi trovo da sola in mezzo a un gruppo di persone con cui non ho confidenza vado letteralmente in tilt e più che fare da tappezzeria non riesco. Non so cosa ho che non va, non capisco.
Eppure le mie carte da giocare ce le ho, sono una buona ascoltatrice e ho una grande empatia, e in genere è proprio su questo che si creano le basi delle mie conoscenze, e se da una parte so che è un modo per bypassare la mia incapacità iniziale a parlare delle mie cose, poi mi sento realmente partecipe e so che le persone lo percepiscono, e in questo modo si crea il legame (che poi io non sempre sia in grado di portalo avanti è un altro paio di maniche, nonché un’altra storia).
Comunque la cosa mi preoccupa non poco, dal momento che posso anche superare certi ostacoli, momentaneamente….ma poi? Dubito di trovare ripetutamente, in futuro, la forza per affrontare determinate cose. Avrò anche i miei sogni e le mie passioni, ma da soli non basteranno mai a giustificare il fatto si sopportare, ogni volta. Prima o poi bisogna andare alla radice ed estirpare il problema, e per quanto mi riguarda, sono lontanissima dal farlo, piuttosto mi destreggio bene o male nell’aggirarlo o al massimo nel tamponarne gli effetti (quando non faccio finta che non esista del tutto). Dovrei cercarmi un bravo psicologo, ma per motivi che non sto qui ad elencare, continuo a rimandare, e nel frattempo stringo i denti. Ma questa non è vita.
Vecchio 17-09-2008, 08:33   #18
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Originariamente inviata da caffeineaddicted
Ti capisco perfettamente, ma non so dirti se sia fobia sociale o meno, e nemmeno credo che la cosa più importante sia dare un nome preciso a questo particolare malessere che ci rende la vita un inferno.
Eh si, abbiamo situazioni abbastanza simili. E si che questa non é vita. Purtroppo.
Io, come dicevo, ho iniziato a prendere l'efexor, da circa una settimana. Risultati ovviamente ancora nessuno. Vedremo nel giro di qualche settimana. Ma io sono molto scettico. Possibile che uno psicofarmaco possa eliminare dalla mia mente quelle tremende costruzioni mentali che mi hanno accompagnato per cosi tanti anni? Ovviamente lo spero, ma sono molto scettico al riguardo.
Di psicoterapia ho esperienza. Negli ultimi 2 anni ho avuto 3 diversi psicologi, e tutti praticavano la psicoterapia cognitivo comportamentale.
Nel mio caso, e forse anche nel tuo, sembra essere l'ideale.
Io purtroppo non sono riuscito a legare con nessuno dei terapeuti. Nessuno mi sembrava all'altezza. Nessuno mi dava la sensazione di poter essere la persona giusta per me.
Comunque, se lo psicofarmaco veramente dovesse funzionare, sarebbe sicuramente la strada da perseguire. Ovviamente é una questione individuale. Magari funziona per me e non per te, o viceversa. Ma forse anche tu potresti orientarti sul provare qualche tipo di psicofarmaco.
Vecchio 17-09-2008, 13:04   #19
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Originariamente inviata da plrss60880
Poi la storia delle donne secondo me non fa testo. Io le donne le ho quasi sempre conosciute tramite internet. E li ovviamente diventa tutto piú facile. Ma non fa testo sopratutto perche quando si é con una donna si é in una relazione "uno ad uno". E quelle situazioni ormai le gestisco senza problemi.
La mia è una piccola parentesi.
Internet non è affatto facile per conoscere le donne. Tu devi essere piuttosto abile come comunicatore oltre che bello come presenza (xè di solito una foto te la chiedono). Il fulcro della seduzione in internet è la comunicazione verbale. Per me per esempio non è affatto facile perchè non ho molto da dire anzi ho pochissimo e per di piu non possiedo nemmeno quel normale savoir faire nel parlare con le ragazze che alla mia età ormai dovrebbe essere un bagaglio consolidato. Io a questo punto mi chiedo se io non debba ammettere che non desidero veramente comunicare con il prossimo. Perchè altrimenti il desiderio dovrebbe portarmi a comunicare di più, a lanciarmi in chiacchierate.
Forse anche tu hai una immagine di te stesso come persona socievole ma in realtà sei un asociale. E magari prenderne coscienza ci aiuterà a vivere serenamente, in modo diverso ma serenamente.
Vecchio 17-09-2008, 14:21   #20
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Originariamente inviata da Monet
La mia è una piccola parentesi.
Internet non è affatto facile per conoscere le donne. Tu devi essere piuttosto abile come comunicatore oltre che bello come presenza (xè di solito una foto te la chiedono). Il fulcro della seduzione in internet è la comunicazione verbale. Per me per esempio non è affatto facile perchè non ho molto da dire anzi ho pochissimo e per di piu non possiedo nemmeno quel normale savoir faire nel parlare con le ragazze che alla mia età ormai dovrebbe essere un bagaglio consolidato. Io a questo punto mi chiedo se io non debba ammettere che non desidero veramente comunicare con il prossimo. Perchè altrimenti il desiderio dovrebbe portarmi a comunicare di più, a lanciarmi in chiacchierate.
Forse anche tu hai una immagine di te stesso come persona socievole ma in realtà sei un asociale. E magari prenderne coscienza ci aiuterà a vivere serenamente, in modo diverso ma serenamente.
Scusami ma io non sono per niente d'accordo. Nel senso che,per quanto mi riguarda, non mi considero affatto un asociale. E ho tantissima voglia di comunicare. Il mio problema é nello stare insieme a piú persone. Il motivo esatto di questa fobia non lo conosco.

Comunque, per il resto, io ho tantissima voglia di vivere, benché sia stata repressa da sempre dalle mie fobie. E tanta di frequentare altre persone. Non conosco bene la tua situazione, ma dai l'idea di una persona che, come te stesso dici, non prova grande interesse nel comunicare con gli altri. Se poi il tuo sia caso di asocialitá, non lo so dire.
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