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Vecchio 23-09-2019, 06:33   #21
XL
Esperto
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"I fatti comuni sono schierati nel tempo, allineati lungo il suo corso come su un filo. Là essi hanno i loro antefatti e le loro conseguenze, che si affollano e si susseguono senza tregua né interruzione. Ciò ha la sua importanza anche per la narrazione, la cui anima sono la continuità e la successione.
Che fare, invece, degli avvenimenti che non hanno il loro posto nel tempo, degli avvenimenti verificatisi troppo tardi, quando ormai l'intero tempo è stato distribuito, suddiviso, ripartito, e che ora sono rimasti in certo modo per aria, non incolonnati, sospesi, vaganti e senza dimora?
Che il tempo sia troppo ristretto per tutti gli avvenimenti? Possibile che tutti i posti nel tempo siano stati esauriti? Preoccupati, percorriamo l'intero treno degli avvenimenti, preparandoci ormai al viaggio.
Per amor del cielo, che non esista una specie di bagarinaggio dei biglietti per il tempo?... Controllare!
Calma, calma! Senza fretta eccessiva, sbrigheremo la faccenda senza chiasso tra noi. Il lettore ha mai sentito parlare di linee parallele del tempo in un tempo a doppio binario? Sì, esistono tali diramazioni secondarie, un po' illegali a dire il vero e problematiche, ma quando si introduce di contrabbando, come facciamo noi, un avvenimento in soprannumero da non classificare, non si può fare troppo i difficili. Proviamo, dunque, a lasciar diramare a un certo punto della storia una via secondaria, un binario morto, per dirottarvi questi avvenimenti illegali. Niente paura. Ciò accadrà senza che ci se ne accorga, il lettore non avvertirà la minima scossa. Chissà, forse mentre ne stiamo parlando questa oscura manovra è già stata compiuta alle nostre spalle e noi viaggiamo ormai su un binario morto."

Bruno Schulz, L'epoca geniale

Mi ha colpito questo brano perché ho sempre pensato che c'è una parte immaginaria in noi, in tutti, che non trova mai spazio. La realtà è una linea chiusa nel suo ordine, noi aspiriamo e siamo in un certo senso un piano, se non di più, e ad essere incastrati qua dentro si vedrà alla fine solo un pezzo di questo piano che viene schiacciato in un esistente ristretto.
L'idea un po' folle che oltre ai fatti schierati lungo questo corso temporale, c'è anche altro, e questo di più semplicemente non riesce a trovare spazio per andarsi a ficcare nei loculi appositi mi divertiva.
Ho provato sempre una sorta di tensione tra quel che è\era\sarà possibile, che immaginiamo, concepiamo e pensiamo, e quel che è ed avviene effettivamente.
Poi insomma l'idea dell'avvenimento verificatosi troppo tardi anche mi divertiva.
A quanto ammonta questo "troppo tardi"? Se non sta nella linea temporale dovrà andarsi a posizionare "dopo" tutto il tempo infinito trascorso già.
E viene fuori un'altra idea che qua è là è stata usata, con l'immaginazione si può in un certo senso superare anche l'infinito, che lo stesso si scoprirà poi non essere abbastanza capiente per contenere, appunto, questi fatti, avvenimenti, idee in sovrannumero.

Ultima modifica di XL; 23-09-2019 a 08:03.
Vecchio 18-11-2019, 21:04   #22
Esperto
L'avatar di Angus
 

Quote:
Originariamente inviata da XL Visualizza il messaggio
"I fatti comuni sono schierati nel tempo, allineati lungo il suo corso come su un filo. Là essi hanno i loro antefatti e le loro conseguenze, che si affollano e si susseguono senza tregua né interruzione. Ciò ha la sua importanza anche per la narrazione, la cui anima sono la continuità e la successione.
Che fare, invece, degli avvenimenti che non hanno il loro posto nel tempo, degli avvenimenti verificatisi troppo tardi, quando ormai l'intero tempo è stato distribuito, suddiviso, ripartito, e che ora sono rimasti in certo modo per aria, non incolonnati, sospesi, vaganti e senza dimora?
Che il tempo sia troppo ristretto per tutti gli avvenimenti? Possibile che tutti i posti nel tempo siano stati esauriti? Preoccupati, percorriamo l'intero treno degli avvenimenti, preparandoci ormai al viaggio.
Per amor del cielo, che non esista una specie di bagarinaggio dei biglietti per il tempo?... Controllare!
Calma, calma! Senza fretta eccessiva, sbrigheremo la faccenda senza chiasso tra noi. Il lettore ha mai sentito parlare di linee parallele del tempo in un tempo a doppio binario? Sì, esistono tali diramazioni secondarie, un po' illegali a dire il vero e problematiche, ma quando si introduce di contrabbando, come facciamo noi, un avvenimento in soprannumero da non classificare, non si può fare troppo i difficili. Proviamo, dunque, a lasciar diramare a un certo punto della storia una via secondaria, un binario morto, per dirottarvi questi avvenimenti illegali. Niente paura. Ciò accadrà senza che ci se ne accorga, il lettore non avvertirà la minima scossa. Chissà, forse mentre ne stiamo parlando questa oscura manovra è già stata compiuta alle nostre spalle e noi viaggiamo ormai su un binario morto."

Bruno Schulz, L'epoca geniale

Mi ha colpito questo brano perché ho sempre pensato che c'è una parte immaginaria in noi, in tutti, che non trova mai spazio. La realtà è una linea chiusa nel suo ordine, noi aspiriamo e siamo in un certo senso un piano, se non di più, e ad essere incastrati qua dentro si vedrà alla fine solo un pezzo di questo piano che viene schiacciato in un esistente ristretto.
L'idea un po' folle che oltre ai fatti schierati lungo questo corso temporale, c'è anche altro, e questo di più semplicemente non riesce a trovare spazio per andarsi a ficcare nei loculi appositi mi divertiva.
Ho provato sempre una sorta di tensione tra quel che è\era\sarà possibile, che immaginiamo, concepiamo e pensiamo, e quel che è ed avviene effettivamente.
Poi insomma l'idea dell'avvenimento verificatosi troppo tardi anche mi divertiva.
A quanto ammonta questo "troppo tardi"? Se non sta nella linea temporale dovrà andarsi a posizionare "dopo" tutto il tempo infinito trascorso già.
E viene fuori un'altra idea che qua è là è stata usata, con l'immaginazione si può in un certo senso superare anche l'infinito, che lo stesso si scoprirà poi non essere abbastanza capiente per contenere, appunto, questi fatti, avvenimenti, idee in sovrannumero.
Io proverei anche a ribaltare la prospettiva. Sono le storie che ci raccontiamo a essere sempre approssimative, non necessariamente nostre. Sono storie che su di noi racconta qualcun'altro, di cui ci appropriamo perché, magari, non ce la sentiamo di tracciare una nostra rotta personale. E' la prigione, rassicurante e oppressiva, di cui parla ad esempio Bergman. Quanto, di quello che crediamo e narriamo, corrisponde a qualcosa che conosciamo davvero?

Posto che, comunque, siamo tutti sempre un po' ridondanti. Siamo in fondo qualcosa di indefinito, privo di natura, il cui destino si realizza con il tempo. L'idea che abbiamo di noi stessi è sempre un passo indietro rispetto al nostro io futuro, che preme per emergere. Il nostro io è sempre un passo indietro rispetto alla realtà presente, che finisce per dominare le nostre interazioni e per definire la nostra immagine. Soprattutto da queste parti e di questi tempi, in cui si commette un vero e proprio stupro nei confronti del verbo essere, utilizzandolo per descrivere scelte, azioni, atteggiamenti, modi di porsi, con il conseguente corollario di giudizi biblici su una presunta "essenza" delle persone.
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