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Vecchio 17-11-2010, 23:50   #1
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Siano dati due soggetti X e Y ed una situazione S nella quale X e Y interagiscano. Cosa significa dire che i soggetti sono se stessi all'interno della relazione?

Definendo un comportamento come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione, sia C(X) = {a, b, c, … } il set di comportamenti possibili del soggetto X e sia C(Y) = {a’, b’, c’, … } il set di comportamenti possibili del soggetto Y, io affermo che non è possibile definire:
1) un set di comportamenti per i quali X è se stesso = C’(X) C(X);
2) un set di comportamenti per i quali X non è se stesso = C’’(X) C(X);
3) tali che C’(X) ∩ C’’(X) = e C'(X) U C''(X) = C(X); in altre parole costituiscano una partizione P(X) di C(X) e che tale partizione sia non banale, ovvero che sia C’(x) che C’’(X) siano diversi dall’insieme vuoto.

Si supponga per assurdo che una tale partizione esista. C’(X) è dunque l’insieme dei comportamenti che scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Tale insieme per la definizione di comportamento esiste ed è non vuoto. Ma noi stiamo supponendo (per assurdo) che esista anche una partizione P(X) definita come sopra, per cui esisterebbe anche un insieme C’’(X) non vuoto dei comportamenti che non scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Ciò però va contro la definizione di comportamento che lo definisce come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione. Ne deduco che C’’(X) non può essere altro che l’insieme vuoto, per cui la partizione P(X) come definita non può esistere e che il soggetto X non può far altro che essere se stesso.

Ditemi se vi sembra corretto o dove sbaglio se vi sembra che sbaglio qualcosa.

Ultima modifica di MoonwatcherII; 18-11-2010 a 18:45.
Vecchio 17-11-2010, 23:52   #2
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Ora però basta con la psicomatematica (per chi non se ne fosse reso conto erano tutte cazzate )! Inizia la parte seria del mio topic...

Ciò che vorrei dire è che penso che, banalmente, essere se stessi è facile e non ci vuole nulla. I problemi sono altri due e cioè:
1) farsi accettare dagli altri per come si è (il soggetto Y in questo caso);
2) accettare che gli altri (il soggetto Y in questo caso) accettino come siamo.

Sul punto 1) si può agire poco, in effetti non si può far altro che fare cose che non hanno nulla a che vedere con l’essere se stessi, cioè darsi un’aggiustata sia fuori che dentro, curarsi del proprio aspetto, cercare di essere empatici e capire chi si ha di fronte e modulare i propri comportamenti sulla base di ciò e della situazione (ad esempio aggressivo con una persona, gentile con un’altra secondo le necessità), etc. Se il se stesso che si è piace a pochi, pazienza, vorrà dire che sarà più difficile trovare persone che ci accettino (il che comunque non voglio dire che sia un problema da poco!).

Io penso che sul punto 2) ci sia invece da fare un grande lavoro. In cosa consiste questo lavoro? Consiste innanzitutto nel fatto che il soggetto X non fraintenda la reazione di Y (pensiero disfunzionale del primo tipo). Ma questo non basta: X può non fraintendere la reazione di Y, ma - pur essendo positiva - tale reazione può scatenargli comunque una emozione negativa, ad esempio una emozione di vergogna e di umiliazione (pensiero disfunzionale del secondo tipo). La tensione che si scatena in entrambi i casi porta ai blocchi psicologici e alla fobia sociale. In ogni caso all’origine c’è una scarsa autoaccettazione di ciò che si è.

In conclusione: quando si dice impropriamente “essere se stessi” in realtà si intende “accettarsi per ciò che si è”.

Siete d’accordo?

(magari ora qualcuno mi dirà che ho detto cose banali, ma io c’ho messo N anni, 5 mesi e 22 giorni ad arrivarci [con 25 <= N <= 35] , non smontatemi troppo per favore! )
Vecchio 17-11-2010, 23:53   #3
Esperto
L'avatar di barclay
 

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Siano dati due soggetti X e Y ed una situazione S nella quale X e Y interagiscano. Cosa significa dire che i soggetti sono se stessi all'interno della relazione?
Confessa: tu sei John Nash
Vecchio 17-11-2010, 23:58   #4
Esperto
L'avatar di MarcheseDelGrillo
 

Per me questi simboli sono arabo, fattost&#224; che secondo me un uomo &#232; sempre "s&#233; stesso" per definzione, anche quando finge, poich&#232; anche la pi&#249; palese e posticcia recita &#232; espressione di un bisogno interno e, quindi, di una parte importante di s&#233;.
Vecchio 17-11-2010, 23:58   #5
Esperto
L'avatar di barclay
 

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
In conclusione: quando si dice impropriamente “essere se stessi” in realt&#224; si intende “accettarsi per ci&#242; che si &#232;”
Il segreto del successo &#232; la sincerit&#224;: se impari a fingerla ce l'hai fatta (Formula di Glyme)
Vecchio 18-11-2010, 00:08   #6
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Quote:
Originariamente inviata da stone Visualizza il messaggio
Confessa: tu sei John Nash
Eh, magari, meriterei davvero il titolo di genio e poi avrei avuto anche una ragazza, e carina anche! (magari non quanto Jennifer Connelly ma carina!)

In realt&#224;...

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII
(per chi non se ne fosse reso conto erano tutte cazzate )!
Quote:
Originariamente inviata da MarcheseDelGrillo Visualizza il messaggio
Per me questi simboli sono arabo, fattost&#224; che secondo me un uomo &#232; sempre "s&#233; stesso" per definzione, anche quando finge, poich&#232; anche la pi&#249; palese e posticcia recita &#232; espressione di un bisogno interno e, quindi, di una parte importante di s&#233;.
Esatto! Ce l'avevo in mente pi&#249; o meno cos&#236; ma ho voluto complicarlo con qualche arzigogolo matematico, precisamente io originariamente l'ho pensato in questi termini: si &#232; sempre se stessi perch&#233; qualunque comportamento &#232; pur sempre la manifestazione di un qualche moto interiore.
Vecchio 18-11-2010, 00:10   #7
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Cristo ma a quest'ora devi fare matematica!!
Vecchio 18-11-2010, 00:12   #8
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Originariamente inviata da netcrusher Visualizza il messaggio
Cristo ma a quest'ora devi fare matematica!!
Buahahah, ma è divertente!
Vecchio 18-11-2010, 00:29   #9
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Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Siano dati due soggetti X e Y ed una situazione S nella quale X e Y interagiscano. Cosa significa dire che i soggetti sono se stessi all'interno della relazione?

Definendo un comportamento come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione, sia C(X) = {a, b, c, … } il set di comportamenti possibili del soggetto X e sia C(Y) = {a’, b’, c’, … } il set di comportamenti possibili del soggetto Y, io affermo che non è possibile definire:
1) un set di comportamenti per i quali X è se stesso = C’(X) C(X);
2) un set di comportamenti per i quali X non è se stesso = C’’(X) C(X);
3) tali che C’(X) ∩ C’’(X) = e C'(X) U C''(X) = C(X); in altre parole costituiscano una partizione P(X) di C(X) e che tale partizione sia non banale, ovvero che sia C’(x) che C’’(X) siano diversi dall’insieme vuoto.

Si supponga per assurdo che una tale partizione esista. C’(X) è dunque l’insieme dei comportamenti che scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Tale insieme per la definizione di comportamento esiste ed è non vuoto. Ma noi stiamo supponendo (per assurdo) che esista anche una partizione P(X) definita come sopra, per cui esisterebbe anche un insieme C’’(X) non vuoto dei comportamenti che non scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Ciò però va contro la definizione di comportamento che lo definisce come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione. Ne deduco che C’’(X) non può essere altro che l’insieme vuoto, per cui la partizione P(X) come definita non può esistere e che il soggetto X non può far altro che essere se stesso.

Ditemi se vi sembra corretto o dove sbaglio se vi sembra che sbaglio qualcosa.
Di la verità...ma quanto hai fumato?
Vecchio 18-11-2010, 00:32   #10
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Quote:
Originariamente inviata da luposolitario Visualizza il messaggio
Di la verità...ma quanto hai fumato?
Non fumo. Solo un paio di Baileys, ma dopo la stesura del topic.
La matematica si fa a mente lucida.
Vecchio 18-11-2010, 00:43   #11
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Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Non fumo. Solo un paio di Baileys, ma dopo la stesura del topic.
La matematica si fa a mente lucida.
Non oso immaginare a mente appannata dai fumi che numeri ti escono
Vecchio 18-11-2010, 00:49   #12
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Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Siano dati due soggetti X e Y ed una situazione S nella quale X e Y interagiscano. Cosa significa dire che i soggetti sono se stessi all'interno della relazione?

Definendo un comportamento come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione, sia C(X) = {a, b, c, … } il set di comportamenti possibili del soggetto X e sia C(Y) = {a’, b’, c’, … } il set di comportamenti possibili del soggetto Y, io affermo che non è possibile definire:
1) un set di comportamenti per i quali X è se stesso = C’(X) C(X);
2) un set di comportamenti per i quali X non è se stesso = C’’(X) C(X);
3) tali che C’(X) ∩ C’’(X) = e C'(X) U C''(X) = C(X); in altre parole costituiscano una partizione P(X) di C(X) e che tale partizione sia non banale, ovvero che sia C’(x) che C’’(X) siano diversi dall’insieme vuoto.

Si supponga per assurdo che una tale partizione esista. C’(X) è dunque l’insieme dei comportamenti che scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Tale insieme per la definizione di comportamento esiste ed è non vuoto. Ma noi stiamo supponendo (per assurdo) che esista anche una partizione P(X) definita come sopra, per cui esisterebbe anche un insieme C’’(X) non vuoto dei comportamenti che non scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Ciò però va contro la definizione di comportamento che lo definisce come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione. Ne deduco che C’’(X) non può essere altro che l’insieme vuoto, per cui la partizione P(X) come definita non può esistere e che il soggetto X non può far altro che essere se stesso.

Ditemi se vi sembra corretto o dove sbaglio se vi sembra che sbaglio qualcosa.
era corretto abbondante sì il caffè che ti sei bevuto
Vecchio 18-11-2010, 01:22   #13
Esperto
L'avatar di Nick
 

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Ciò che vorrei dire è che penso che, banalmente, essere se stessi è facile e non ci vuole nulla. I problemi sono altri due e cioè:
1) farsi accettare dagli altri per come si è (il soggetto Y in questo caso);
2) accettare che gli altri (il soggetto Y in questo caso) accettino come siamo.
Volendo, anche accettare che gli altri non accettino come siamo non è una passeggiata.
Vecchio 18-11-2010, 01:41   #14
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Quote:
Originariamente inviata da Nick Visualizza il messaggio
Volendo, anche accettare che gli altri non accettino come siamo non è una passeggiata.
Sì, il 2) sarebbe da modificare in "accettare che gli altri accettino o meno come siamo".
Vecchio 18-11-2010, 02:00   #15
Esperto
L'avatar di passenger
 

Mio Dio, inizio a preoccuparmi seriamente. -.-''''
Vecchio 18-11-2010, 09:56   #16
Esperto
L'avatar di Myway
 

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Sì, il 2) sarebbe da modificare in "accettare che gli altri accettino o meno come siamo".
Anche accettare che gli altri non ci accettino come vorremmo ci accettassero
Vecchio 18-11-2010, 10:08   #17
Banned
 

Quote:
Originariamente inviata da Nick Visualizza il messaggio
Volendo, anche accettare che gli altri non accettino come siamo non &#232; una passeggiata.
Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
S&#236;, il 2) sarebbe da modificare in "accettare che gli altri accettino o meno come siamo".
Quote:
Originariamente inviata da Myway Visualizza il messaggio
Anche accettare che gli altri non ci accettino come vorremmo ci accettassero
Avete entrambi ragione, diciamo che comunque volevo enfatizzare quando non capiamo o non accettiamo che gli altri accettano come siamo. Star male perch&#233; non si viene accettati mi sembra normale, soprattutto quando la stragrande maggioranza non ci accetta. L'importante sarebbe non farne un dramma. Ma non accettare di essere accettati mi sembra assurdo! Per&#242; come dice Myway forse il punto &#232; che non ci si sente accettati come si vorrebbe esserlo. S&#236;, perch&#233; l'accettazione non &#232; una funzione binaria (accettato, non accettato), ci sono tanti gradi di accettazione. Uhm, alla luce di queste considerazioni, dovrei rivedere il mio modello.

@Passenger: PRRRRRRRRRRRRRRR.
Vecchio 18-11-2010, 18:26   #18
Intermedio
L'avatar di Memole88
 

mamma miaaaaaaaaaaaaaaa xD
Vecchio 18-11-2010, 19:05   #19
Esperto
L'avatar di Myway
 

Quote:
Originariamente inviata da Memole88 Visualizza il messaggio
mamma miaaaaaaaaaaaaaaa xD
CHe c'è Memole? qualche passaggio non ti convince?


P.s. bella la frase che hai nella firma
Vecchio 18-11-2010, 20:53   #20
Esperto
L'avatar di Who_by_fire
 

Quote:
Originariamente inviata da moonwatcherII Visualizza il messaggio
Siano dati due soggetti X e Y ed una situazione S nella quale X e Y interagiscano. Cosa significa dire che i soggetti sono se stessi all'interno della relazione?

Definendo un comportamento come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione, sia C(X) = {a, b, c, … } il set di comportamenti possibili del soggetto X e sia C(Y) = {a’, b’, c’, … } il set di comportamenti possibili del soggetto Y, io affermo che non è possibile definire:
1) un set di comportamenti per i quali X è se stesso = C’(X) C(X);
2) un set di comportamenti per i quali X non è se stesso = C’’(X) C(X);
3) tali che C’(X) ∩ C’’(X) = e C'(X) U C''(X) = C(X); in altre parole costituiscano una partizione P(X) di C(X) e che tale partizione sia non banale, ovvero che sia C’(x) che C’’(X) siano diversi dall’insieme vuoto.

Si supponga per assurdo che una tale partizione esista. C’(X) è dunque l’insieme dei comportamenti che scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Tale insieme per la definizione di comportamento esiste ed è non vuoto. Ma noi stiamo supponendo (per assurdo) che esista anche una partizione P(X) definita come sopra, per cui esisterebbe anche un insieme C’’(X) non vuoto dei comportamenti che non scaturiscono da un pensiero e/o da una emozione del soggetto X. Ciò però va contro la definizione di comportamento che lo definisce come una azione che scaturisce da un pensiero e/o da una emozione. Ne deduco che C’’(X) non può essere altro che l’insieme vuoto, per cui la partizione P(X) come definita non può esistere e che il soggetto X non può far altro che essere se stesso.

Ditemi se vi sembra corretto o dove sbaglio se vi sembra che sbaglio qualcosa.
Non l'ho ancora letto, ma... C'havevi un 'azzo da fare oggi, eh!
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