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Vecchio 03-04-2021, 20:09   #1
Avanzato
 

Nel mio caso sono stato sfortunato doppiamente visto che la mia invalidità cognitiva è principalmente nelle aree matematiche/memoria/problem solving.
Invalidità certificata eh...e sono stato cresciuto in modo troppo educato e rigido, nonche fin troppo orgoglioso per ammettere davanti alla prof di matematica di essere incapace a svolgere problemi.

Studiavo molto e avevo discrete capacità verbali, quindi probabilmente avrà pensato che lo facessi apposta...mi mandava sempre alla lavagna e restavo li a fissarla, incapace di rispondere ai suoi quesiti per farmi arrivare alla soluzione; fin quando mi mandava al posto...umiliato.

Avete avito esperienze simili?
Vecchio 03-04-2021, 20:18   #2
Esperto
L'avatar di Nightlights
 

Non ho nulla di diagnosticato, però alcune materie ed argomenti, a scuola, proprio non mi entravano in testa, non li capivo, anche se mi mettevo a studiare. Quindi il risultato era simile al tuo.

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Vecchio 04-04-2021, 00:09   #3
Intermedio
L'avatar di Michiru-1990
 

A me è successo alle medie.
La prof di matematica mi chiamava sempre alla lavagna. Tutte le sante lezioni... e sapeva benissimo che non avrei saputo fare i problemi/calcoli che mi diceva di fare.
Devo dire che, di base, non ho mai amato la matematica e quindi non la studiavo. Le poi mi ha dato la mazzata finale e quindi non la studiavo di proposito.
Quando mi chiamava alla lavagna non ci provavo nemmeno a leggere e a risolvere.
Comunque l ho odiata.
Vecchio 05-04-2021, 10:30   #4
Intermedio
L'avatar di bellick
 

Quando andavo alle medie, il preside, consapevole del fatto che fossi sociofobico e affetto da mutismo elettivo; mi umiliò in alcune occasioni, mi diede anche uno schiaffo una volta.

Avevo il banchetto molto staccato da quello della compagna di banco, per motivi di timidezza e "complessi mentali", lui un giorno entrò in classe per sospendere un paio di ragazzi turbolenti, si avvicinò, mi diede uno schiaffo e mi disse "stai composto"...

Una mattina, mi incontrò per le scale, ero arrivato con un po' di ritardo, si incazzò, mi aggredì verbalmente, comportandosi da vero stronzo.

Una volta, invece, doveva verificare la calligrafia degli alunni perché avevano scritto parolacce ad una ragazza della mia classe sul muro del bagno.
Lui entrò in classe e chi poteva chiamare per primo??? Me, il più silenzioso della scuola. E pensare che in classe c'erano ragazzi molto turbolenti, bulli, ragazzini cresciuti in situazioni di disagio sociale...

Provo ancora un certo odio verso quella persona.
Vecchio 06-04-2021, 21:55   #5
Principiante
L'avatar di spezzata
 

Credo di aver sempre sofferto di qualche disturbo dell'apprendimento.
Sono sempre stata lenta nell'apprendere e in modo particolare, pessima nelle materie matematiche o tutte quelle materie dove era richiesto un minimo di logica. Non mi ricordo in quale anno delle elementari, ho sempre il ricordo di quando ci venne chiesto di scrivere alla lavagna un esempio di moltiplicazione con eventuale risposta. Quando arrivò il mio turno, dopo molti altri ragazzini che avevano riportato somme tipo 42x30, io scrissi 2x2=4. Non vi dico le risate della classe.
Quando facevamo il dettato, io ero lenta a scrivere e rimanevo spesso indietro. Quindi avevo alcuni quaderni dove vi erano le prime 5 righe di un dettato, dopodiché rimanevano 2 pagine di "finta" calligrafia, facevo finta di scrivere mentre la maestra dettava ed io, rimasta indietro, sudavo freddo davvero durante quelle lezioni, avevo paura che l'insegnante si fermasse come a volte faceva e chiedesse a me di leggere parte del testo che io non avevo trascritto. Non alzavo mai le mani per dire che ero rimasta indietro perché era umiliante e pauroso. Mai alzata la mano a scuola, che fossero elementari, medie o superiori.
Spesso mi capitava di scordare i compiti da fare e per questo a volte mi sono beccata una bella nota. Non lo facevo apposta.. me li scordavo veramente, come se non avessi memoria. Studiare era un casino.. dovevo imparare tutto a memoria come un pappagallo perché non c'era altro modo. Dalla seconda media rimasi veramente indietro nella matematica... cominciai a consegnare i compiti in bianco e così ho sempre fatto fino alla fine delle superiori.. credo di essermi persa quando abbiamo cominciato a fare le espressioni con le lettere ma ero un disastro anche prima. Già alle elementari mio padre mi definiva stupida perché non riuscivo a risolvere problemi matematici e gli chiedevo aiuto.
Quando mi chiamavano alla lavagna alle superiori scrivevo l'espressione e poi aspettavo che mi mandassero al posto, fingendo di concentrarmi su delle cose che tanto non capivo. Era veramente umiliante e doloroso. Sempre alle superiori un anno l'ho pure ripetuto.
Mi piaceva l'ora di artistica e quella di musica alle medie. Anche se mi vergognavo a suonare il flauto davanti a tutti (eseguivamo una traccia a turno e ci veniva dato un voto), mi tremavano le mani e spesso sbagliavo.. quando lo facevo a casa non mi succedeva. Arte mi piaceva, in terza dipingevamo. Ha smesso di piacermi quando, per mischiare 2 colori sul piatto in ceramica, scrissi la lettera del ragazzino che mi piaceva alle medie (per fare la prova del colore) e la professoressa prese il piatto di scatto e urlandomi lo lancio contro il pavimento dove si frantumo in 1000 pezzi. Non ricordo più le sue parole ma la sua faccia sì. E mi ricordo che ho sempre reagito nello stesso modo alla collera degli adulti: freddandomi. Rimanevo fredda, immobile e in silenzio ma in realtà poi una volta arrivata a casa ci piangevo. Lo faccio pure adesso. Di rado piango davanti agli altri o quando i miei mi rimproverano, urlando contro di me. Rimango fredda, a volte neppure deglutisco come se mi mancasse la forza, poi nella doccia o a letto piango. So bene perché faccio così: perché se comincio a piangere davanti a qualcuno non smetto più, quindi non posso permettermi di farlo.

Ultima modifica di spezzata; 06-04-2021 a 22:37.
Ringraziamenti da
DownwardSpiral2 (07-04-2021), Michiru-1990 (07-04-2021), pure_truth2 (07-04-2021), Purple rain (07-04-2021), sconfitto (06-04-2021), Texas (07-04-2021)
Vecchio 07-04-2021, 10:30   #6
Avanzato
L'avatar di Tortina95
 

Quote:
Originariamente inviata da spezzata Visualizza il messaggio
Credo di aver sempre sofferto di qualche disturbo dell'apprendimento.
Ti capisco molto bene, sono situazioni che mi ricordo benissimo. Dopo aver seguito un corso di pedagogia inclusiva credo di poter affermare che la colpa è anche in parte dei metodi educativi della scuola, non solo gli insegnanti non si rendevano conto del disagio di alcuni bambini e di conseguenza laddove avessimo avuto dei genitori attenti potevano quantomeno comunicarglielo così da lavorarci a casa, ma inoltre ci punivano con l'umiliazione. Non è normale che un bambino sudi freddo durante un dettato o quando non riesce a rimanere in pari con il resto della classe perché ha paura di essere preso in giro. E' così che siamo cresciuti insicuri e angosciati.
Ringraziamenti da
Michiru-1990 (07-04-2021), Texas (07-04-2021)
Vecchio 07-04-2021, 14:24   #7
Avanzato
L'avatar di Texas
 

Quote:
Originariamente inviata da spezzata Visualizza il messaggio
Credo di aver sempre sofferto di qualche disturbo dell'apprendimento.
Sono sempre stata lenta nell'apprendere e in modo particolare, pessima nelle materie matematiche o tutte quelle materie dove era richiesto un minimo di logica.
Quando facevamo il dettato, io ero lenta a scrivere e rimanevo spesso indietro. Quindi avevo alcuni quaderni dove vi erano le prime 5 righe di un dettato, dopodiché rimanevano 2 pagine di "finta" calligrafia, facevo finta di scrivere mentre la maestra dettava ed io, rimasta indietro, sudavo freddo davvero durante quelle lezioni, avevo paura che l'insegnante si fermasse come a volte faceva e chiedesse a me di leggere parte del testo che io non avevo trascritto. Non alzavo mai le mani per dire che ero rimasta indietro perché era umiliante e pauroso. Mai alzata la mano a scuola, che fossero elementari, medie o superiori.
Spesso mi capitava di scordare i compiti da fare e per questo a volte mi sono beccata una bella nota. Non lo facevo apposta.. me li scordavo veramente, come se non avessi memoria.. Dalla seconda media rimasi veramente indietro nella matematica... cominciai a consegnare i compiti in bianco e così ho sempre fatto fino alla fine delle superiori.. credo di essermi persa quando abbiamo cominciato a fare le espressioni con le lettere ma ero un disastro anche prima.
Quando mi chiamavano alla lavagna alle superiori scrivevo l'espressione e poi aspettavo che mi mandassero al posto, fingendo di concentrarmi su delle cose che tanto non capivo. Era veramente umiliante e doloroso. Sempre alle superiori un anno l'ho pure ripetuto.
Mi son permesso di quotare solo una parte del discorso, quella che è inutile che ripropongo dato che è esattamente uguale anche per me.
Mai alzato la mano per fare una domanda, dato che ero solamente fisicamente presente in classe, ma con la testa ero nel mio mondo, anche io rimanevo indietro nelle trascrizioni e fingevo di scrivere, con la vergogna e la paura oltre che la maestra chiedesse di ripetere, che qualcuno se ne accorgeresse e indicasse che ero rimasto indietro (non ricordo ma mi pare che accadde)

In matematica e materie come geometria o informatica a un certo punto non ci capii più nulla e rinunciai proprio. Fingevo di sforzarmi ma in realtà non ci ho mai nemmeno provato. Di fatto andai avanti con ripetizioni e compiti portati da casa fatti appunto con la spiegazione di un ragazzo che i miei chiamarono per darmi una mano. Altrimenti ero completamente perso ma da anni.

Del resto una volta non superati certi problemi, ho smesso proprio di provarci, ero estraniato completamente. Le ore di matematica per me erano ore dove la mia mente andava altrove, ore di sofferenza enorme, perché ero seduto fermo in un banco e dovevo far passare tutto quel tempo in cui un tizio o una tizia spiegava e parlava o si facevano esercizi, mentre io semplicemente ero scollegato e cercavo solo di dover far passare quel tempo sognando o pensando ad altro ad occhi aperti.
Questo mi accadeva anche in altre materie dove era prevista appunto della logica matematica di base e una certa dose di organizzazione mentale nell'affrontare i problemi.

A parte che mi sarei vergognato a chiedere aiuto, ma ad un certo punto diventa tutto una farsa. Cosa devi dire? che sei rimasto indietro di anni nella comprensione alla materia? Che hai lacune incredibili partendo da oltre le basi e che quelle lacune non ti han permesso di capire le cose via via affrontate? Verrebbero fuori dei drammi impossibili da gestire a quell'età e anzi, più che comprensione e aiuto da questi pezzi d.m. andrebbe a finire che per pararsi il deretano ti incolperebbero a te facendoti pure sentire in colpa e creandoti altro disagio. Quindi si va avanti nella farsa cercando di sopravvivere fingendo che tutto vada più o meno bene.
Salvo appunto stare ore imbrigliato dentro un banco, con la mente costretta a sognare ad occhi aperti perché deve trovare un modo per evadere dalla noia di quella realtà.
Vecchio 07-04-2021, 14:30   #8
Avanzato
L'avatar di Texas
 

Quote:
Originariamente inviata da Tortina95 Visualizza il messaggio
Ti capisco molto bene, sono situazioni che mi ricordo benissimo. Dopo aver seguito un corso di pedagogia inclusiva credo di poter affermare che la colpa è anche in parte dei metodi educativi della scuola, non solo gli insegnanti non si rendevano conto del disagio di alcuni bambini e di conseguenza laddove avessimo avuto dei genitori attenti potevano quantomeno comunicarglielo così da lavorarci a casa, ma inoltre ci punivano con l'umiliazione. Non è normale che un bambino sudi freddo durante un dettato o quando non riesce a rimanere in pari con il resto della classe perché ha paura di essere preso in giro. E' così che siamo cresciuti insicuri e angosciati.
Bravissima Tortina. Ho letto solo ora questo tuo messaggio ma ho scritto cose simili nel mio post.
Condivido totalmente e mi sale una grande rabbia, perché io in queste situazioni ci son stato enormemente dentro, mi hanno danneggiato tantissimo ma son convinto che se anche avessi avuto il coraggio o l'incoscienza di dire tutto, questi per pararsi il culo mi avrebbero dato tutte le colpe, umiliandomi e svilendomi ulteriormente.
Un tempo mi davo colpe su ogni cosa, ora riguardo indietro e vedo solo un bambino che aveva tante difficoltà e aveva paura a chiedere aiuto, nel contempo però c'era un lavaggio di mani osceno dall'altra parte e lo scaricamento di tutte le colpe appunto su uno che non doveva essere punito e trattato come un colpevole. Passi da una certa età in poi, ma prima proprio no.
Vecchio 07-04-2021, 15:50   #9
Principiante
L'avatar di spezzata
 

Quote:
Originariamente inviata da Tortina95 Visualizza il messaggio
Ti capisco molto bene, sono situazioni che mi ricordo benissimo. Dopo aver seguito un corso di pedagogia inclusiva credo di poter affermare che la colpa è anche in parte dei metodi educativi della scuola, non solo gli insegnanti non si rendevano conto del disagio di alcuni bambini e di conseguenza laddove avessimo avuto dei genitori attenti potevano quantomeno comunicarglielo così da lavorarci a casa, ma inoltre ci punivano con l'umiliazione. Non è normale che un bambino sudi freddo durante un dettato o quando non riesce a rimanere in pari con il resto della classe perché ha paura di essere preso in giro. E' così che siamo cresciuti insicuri e angosciati.
Oltre che insicuri ed angosciati direi anche che molti di noi sono diventati adulti poco formati e incapaci di affrontare le difficoltà della vita. Poi uno si porta dietro tante conseguenze, a volte neppure te ne accorgi.. s'impara sempre troppo tardi.
Vecchio 07-04-2021, 16:13   #10
Principiante
L'avatar di spezzata
 

Condivido diverse cose che hai detto Texas, specie la parte dello "scollegamento", del sognare ad occhi aperti. Spesso era come se mi dislocassi dalla classe e me ne andassi a spasso nel mio mondo di fantasia. L'ho sempre fatto.. è una cosa che mi porto dietro fin da quando ero molto piccola.. in un certo senso mi "dissociavo" dall'ambiente circostante e spesso lo faccio pure adesso, è come se avessi un bisogno primario di farlo. Anche se ora è molto diverso dal passato. Da circa 1 anno o poco più non riesco più a rifugiarmi nel mio mondo di fantasia.. ho una grande difficoltà nell'immergermi nei miei mondi o nei mondi "presi in prestito" da altri (in passato leggevo molto di più, guardavo più serie tv o film e mi capitava spesso di essere più entusiasta riguardo ciò e di lavorarci di fantasia) ma adesso al posto della fantasia c'è solo angoscia. E mi sono resa conto che ho passato troppo tempo a non vivere la mia vita oppure a viverla "attraverso un filtro" di fantasia che una volta rimosso non è rimasto altro. Solo il vuoto. Non mi rimane più niente.
Vorrei sono ricominciare a intraprendere qualche piccola attività che mi renda felice o che quantomeno mi distragga un po', come il leggermi un libro ad esempio, ma non ci riesco. Mi pare tutto così inutile. Anche se, a volte, penso che vivere per riempirsi di dipendenze, spesso pure malsane per cercare di riempire un vuoto oppure per medicarsi il dolore non mi pare un granché di vita.
Non so se il mio discorso ha un senso per qualcuno.
Vecchio 07-04-2021, 17:51   #11
Avanzato
L'avatar di Texas
 

Io il tuo discorso lo capisco seppur non sono ancora impattato in maniera continuativa nei problemi che ti hanno angosciato nell'ultimo anno.
Da bambino ero simile, direi in particolar modo alle medie e i primi 2 anni di superiori all'interno dell'ambiente scolastico (dove tra l'altro subentrarono pure altre entusiasmanti dinamiche), li sognavo parecchio e mi dissociavo dal mondo reale. Credo che poi mi sia "portato il lavoro a casa" e dopo le superiori abbia iniziato a fare lo stesso con l'ausilio di distrazioni tecnologiche dove per l'appunto si facilitava la fantasia della propria mente tramite video e impersonificazione in determinati personaggi. Tu facevi qualcosa di simile con serie tv, film e libri. Sostanzialmente è tutto un discorso di evitamento della realtà.
Il fatto che tu abbia smesso di farlo e che provi angoscia a mio modo di vedere porta due effetti : il primo è una possibile fase depressiva, dove appunto ti senti svuotata, fai conti con la tua vita e ti sembra che tolta anche questa fuga dalla realtà, per te non ci sia più nulla di interessante... ma al tempo stesso è possibile che questo sia una lunga fase transitoria che porti a un cambiamento e a un modo diverso di vedere le cose. Magari questo non più riuscire ad evadere dalla realtà sta accumulando delle energie che precedentemente venivano "disperse" altrove e magari tra un po di tempo riuscirai a incanalarle nel mondo reale e cambiare.
Capisco che possa suonare molto ottimista e ingenua come visione, ma del resto avere un minimo di speranza e di ottimismo potremmo anche meritarcelo.

Ultima modifica di Texas; 07-04-2021 a 17:54.
Ringraziamenti da
Purple rain (08-04-2021), spezzata (07-04-2021)
Vecchio 07-04-2021, 22:14   #12
Esperto
L'avatar di Masterplan92
 

Quote:
Originariamente inviata da spezzata Visualizza il messaggio
Condivido diverse cose che hai detto Texas, specie la parte dello "scollegamento", del sognare ad occhi aperti. Spesso era come se mi dislocassi dalla classe e me ne andassi a spasso nel mio mondo di fantasia. L'ho sempre fatto.. è una cosa che mi porto dietro fin da quando ero molto piccola.. in un certo senso mi "dissociavo" dall'ambiente circostante e spesso lo faccio pure adesso, è come se avessi un bisogno primario di farlo. Anche se ora è molto diverso dal passato. Da circa 1 anno o poco più non riesco più a rifugiarmi nel mio mondo di fantasia.. ho una grande difficoltà nell'immergermi nei miei mondi o nei mondi "presi in prestito" da altri (in passato leggevo molto di più, guardavo più serie tv o film e mi capitava spesso di essere più entusiasta riguardo ciò e di lavorarci di fantasia) ma adesso al posto della fantasia c'è solo angoscia. E mi sono resa conto che ho passato troppo tempo a non vivere la mia vita oppure a viverla "attraverso un filtro" di fantasia che una volta rimosso non è rimasto altro. Solo il vuoto. Non mi rimane più niente.
Vorrei sono ricominciare a intraprendere qualche piccola attività che mi renda felice o che quantomeno mi distragga un po', come il leggermi un libro ad esempio, ma non ci riesco. Mi pare tutto così inutile. Anche se, a volte, penso che vivere per riempirsi di dipendenze, spesso pure malsane per cercare di riempire un vuoto oppure per medicarsi il dolore non mi pare un granché di vita.
Non so se il mio discorso ha un senso per qualcuno.
È vero..il vuoto,resta solo il vuoto..quando non hai costruito nulla e sono passati tanti anni a sognare..ed è lacerante
Ringraziamenti da
sconfitto (08-04-2021), spezzata (07-04-2021)
Vecchio 08-04-2021, 12:04   #13
Principiante
L'avatar di Cincinnati90
 

Ero alle elementari...ora di educazione fisica (che proverbialmente ho sempre detestato).. ci stavamo esercitando sulla spalliera ed io ero l'unica ad incontrare delle difficoltà..
L'insegnante, che non mi ha mai avuta in gloria, avendo notato questa cosa, mi ha obbligata a farlo da sola dopo aver messo tutti gli altri in parte a guardare... inutile dire le risate ogni volta che non riuscivo ad arrampicarmi e scivolavo giù... ed è stata solo una delle tante angherie che questa "cara signora" mi ha fatto... oltre a criticarmi di continuo sul fatto che in inverno mi vestivo troppo o sui miei modi di fare in generale...tutto questo naturalmente sempre seguito dalle risate dei miei compagni
Vecchio 08-04-2021, 12:16   #14
Esperto
L'avatar di Black_Hole_Sun
 

Vivere vuol dire riempire il tempo che ci è stato concesso con cose fini a se stesse. Trovo più inutile farsi il mazzo per arrivare ad obiettivi destinati a svanire con la morte piuttosto che riempire l'esistenza con piaceri estemporanei. Qualsiasi cosa si crede di costruire essa crollerà, il tempo vince su tutto.

Non mi è mai fregato niente di costruire qualcosa, probabilmente per questo mi ritrovo così, ma tutto sommato ho il vantaggio di non lasciare nulla al momento della mia dipartita. E' un modo come un altro per non avere troppi rimpianti. Polvere ero e polvere tornerò, nel frattempo polvere sono stato nel tempo che mi è stato imposto di vivere in questa valle di lacrime. La materia della mia forma corporea non differisce da quella incorporea, ci sono solo inutili funzioni vitali come respirazione e battito cardiaco.
Vecchio 08-04-2021, 14:01   #15
Principiante
L'avatar di spezzata
 

Quote:
Originariamente inviata da Black_Hole_Sun Visualizza il messaggio
Vivere vuol dire riempire il tempo che ci è stato concesso con cose fini a se stesse. Trovo più inutile farsi il mazzo per arrivare ad obiettivi destinati a svanire con la morte piuttosto che riempire l'esistenza con piaceri estemporanei. Qualsiasi cosa si crede di costruire essa crollerà, il tempo vince su tutto.

Non mi è mai fregato niente di costruire qualcosa, probabilmente per questo mi ritrovo così, ma tutto sommato ho il vantaggio di non lasciare nulla al momento della mia dipartita. E' un modo come un altro per non avere troppi rimpianti. Polvere ero e polvere tornerò, nel frattempo polvere sono stato nel tempo che mi è stato imposto di vivere in questa valle di lacrime. La materia della mia forma corporea non differisce da quella incorporea, ci sono solo inutili funzioni vitali come respirazione e battito cardiaco.
Per quello che vale, mi dispiace molto. Io lo trovo molto triste.
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