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Vecchio 25-03-2020, 14:40   #121
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rutilante agg. [dal lat. rutĭlans -antis, part. pres. di rutilare: v. rutilare], letter. – Rosso vivo; più genericam., risplendente: chiome, gemme r.; occhi r.; glauca notte r. d’oro (D’Annunzio); luce piena e r. (Bacchelli).




pogrom ‹paġròm› s. m., russo [propr. «distruzione, devastazione», der. del v. gromit′ «devastare, saccheggiare», col pref. po- che indica il completamento di un’azione]. – Violenta sollevazione popolare contro comunità ebraiche che, nella Russia zarista ma anche in altre regioni dell’Europa orientale, provocava massacri e saccheggi, spesso perpetrati con la connivenza delle autorità, sotto la spinta di motivazioni economiche (cancellazione di debiti non pagati) mascherate con motivi religiosi (vendetta della crocifissione di Cristo). Per estens., qualunque azione di persecuzione esercitata contro minoranze etniche o religiose con l’appoggio più o meno manifesto dell’autorità centrale.
Vecchio 30-03-2020, 04:40   #122
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brecciame s. m. [der. di breccia2]. – Quantità di breccia, di pietrisco.



calìgine s. f. [dal lat. caligo -gĭnis]. – 1. a. Stato particolare dell’atmosfera la cui trasparenza è fortemente ridotta dalla presenza di finissimo pulviscolo (polvere desertica, ceneri vulcaniche, ecc.), sospeso in quantità molto superiore alla normale. b. Per estens., nebbia, vapori dell’aria in genere: Il sole tardo ne l’invernale Ciel le c. scialbe vincea (Carducci). La parola è usata anche in senso fig., per indicare ottenebramento (della mente, dello spirito) e sim.: Purgando la c. del mondo (Dante), cioè il peccato che offusca l’anima. 2. region. Fuliggine.



mellétta s. f. [prob. incrocio di melma e belletta], tosc. – 1. Melma, fanghiglia, acqua torbida e fangosa: dalla testa alla vita, tutto un fradiciume, una grondaia; dalla vita alla punta de’ piedi, m. e mota (Manzoni). 2. Impasto di terra argillosa con cui si spalmano i vasi di rame, mettendoli poi al fuoco per restituire loro la lucentezza.



neghittóso agg. [der. del lat. neglectus (v. negletto), attrav. una forma intermedia *neghietto o *negghietto]. – Negligente nei proprî doveri; quindi, inoperoso, pigro, ozioso: Star n. a te non è concesso (Bembo); Qui n. immobile giacendo, Il mar, la terra e il ciel miro e sorrido (Leopardi); anche con uso sostantivato: Tu al fin de l’opra i n. affretta (T. Tasso). ◆ Avv. neghittosaménte, oziosamente, con o nell’indolenza: trascorrere neghittosamente il tempo; eseguire neghittosamente il proprio lavoro.



pròda s. f. [lat. prōra (v. prora; prua), con dissimilazione della -r-]. – 1. ant. Prora: verso Rodi dirizzaron la p. (Boccaccio). 2. letter. La parte della riva che confina con l’acqua: il barcaiolo, puntando un remo alla p., se ne staccò (Manzoni); la barca urtò contro la p.; toccare la proda. Per estens., riva: arrivare a proda (cfr. approdare1); Cerca, misera, intorno da le prode Le tue marine (Dante); a tutta vela il golfo Correndo, fur subitamente a proda De l’amica riviera (Caro). 3. a. tosc. Estremità, sponda, in senso generico: la p. del letto. b. In partic., orlo di un terreno: su la p. mi trovai De la valle d’abisso dolorosa (Dante); piegò a sinistra, e così giunse in p. a una scarpata (Cassola); anche, striscia di terreno al margine d’una strada di campagna, lungo un fossato, o la striscia di terreno erboso che delimita un campo, lungo il fosso: i contadini ... si facevano in proda alle viottole per scambiare poche parole (Palazzeschi); dalle pose stanche di chi s’era buttato sulla p. del fosso ... era facile accorgersi che quella gente aveva camminato tutta notte digiuna e senza riposo (Bacchelli); camminavamo lenti ... perché le pecore brucassero l’erbetta magra delle p. (Jovine). In agraria, sistemazione a prode (o a rivale, o alla toscana), modo di sistemare il terreno (diffuso in Val d’Arno, in Val d’Elsa e nella valle dell’Ombrone), che viene suddiviso in campi rettangolari, detti tramiti, con baulatura in sezione trasversale, filari di viti lungo i lati maggiori e prode inerbite, intercalati con fossi per la raccolta delle acque. ◆ Dim. prodicèlla, prodicina.

Ultima modifica di ~~~; 30-03-2020 a 04:43.
Vecchio 18-06-2020, 18:25   #123
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tartufésco agg. [der. di tartufo2] (pl. m. -chi). – Da tartufo, da persona ipocrita, che ostenta una devozione religiosa e una moralità non sincera: comportamento t.; un t. perbenismo. ◆ Avv. tartufescaménte, in modo tartufesco.



ETIMOLOGIA dal nome del protagonista de Il Tartufo di Molière, andato in scena per la prima volta nel 1664.

Con questa parola si vuole intendere un carattere proprio dell'ipocrita, della persona che nasconde macchinazioni disoneste sotto un'apparenza di ostentata devozione e moralità bigotta. A esempio, si può notare la flemma tartufesca del colletto bianco che ricicla denaro sporco, si può parlare dell'atteggiamento tartufesco del padre di famiglia che copre i suoi intrighi, e può essere smascherata una strategia tartufesca dell'amministratore locale.

Questa parola nasce dal nome di Tartufo, antieroe protagonista dell'omonima, celeberrima pièce teatrale di Molière; va detto che quasi sicuramente non è stato Molière a inventare questo personaggio: il nome di Tartufo associato all'ipocrita si può già rinvenire in commedie italiane anteriori, ma non è comunque cristallino come dal tartufo-fungo si giunga figuratamente al Tartufo-ipocrita. In quella celebre pièce, Tartufo è un approfittatore che, ostentando una devozione religiosa straordinaria e fingendosi in disgrazia, riesce a manipolare il facoltoso Orgone, diventandone il beniamino. Da questa posizione è in grado di portare avanti le proprie sordide trame (tutte a proprio esclusivo pro), finché i familiari e i servi di Orgone, esasperati, non decidono di rendere a quell'ipocrita pan per focaccia, smascherandolo.

Testo originale pubblicato su: https://unaparolaalgiorno.it/significato/tartufesco

Ultima modifica di ~~~; 18-06-2020 a 19:00.
Vecchio 25-06-2020, 21:32   #124
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L'avatar di Abuela
 

Ho trovato la parola "ambagi"

Sono allora andata a cercare ambagio ma il singolare era ambage
Fra l'altro è femminile a quanto pare.


ambage*s. f. [dal lat.*ambages, comp. di*amb- «intorno» e tema (con allungamento apofonico) di*agĕre«condurre»], letter. –*1.*Cammino tortuoso, andirivieni di strade:*Come labirinti Con una porta sola E mille ambagi*(D’Annunzio).*2.*fig. Giro vizioso e intricato di parole, discorso prolisso, involuto, e intenzionalmente oscuro o ambiguo:*Né per ambage,*in che la gente folle Già s’inviscava... (Dante, con riferimento agli oracoli pagani);*parlare per ambagi, oscuramente, con tergiversazioni;*parlare,*dire senz’ambagi, chiaramente e anche senza preamboli. In questa locuz.,*la voce*è nota anche all’uso parlato (talora, erroneamente, al masch.:*senza tanti ambagi, e sim.).





Ora che ci penso mi sono venute in mente altre parole femminili che al singolare finiscono in E e al plurale in I.

Rondine - rondini
Redine- Redini

Forse è una cosa normale anche se mi suonava strana.

Ultima modifica di Abuela; 25-06-2020 a 21:37.
Vecchio 25-06-2020, 21:40   #125
Esperto
L'avatar di Franz86
 

Quote:
Originariamente inviata da Abuela Visualizza il messaggio
Ora che ci penso mi sono venute in mente altre parole femminili che al singolare finiscono in E e al plurale in I.

Rondine - rondini
Redine- Redini

Forse è una cosa normale anche se mi suonava strana.
La evitante - le evitanti.
Ringraziamenti da
Abuela (25-06-2020)
Vecchio 19-07-2020, 10:24   #126
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L'avatar di Abuela
 

"Uno di questi ultimi era il piccolo Correggio della Tribuna, con la Vergine in ginocchio dinanzi al sacro bambino adagiato su di un giaciglio di paglia, gli batte le mani mentre lui ride felice e ciangotta di gioia."

Ciangottare

Ciangottare*(o*cingottare) v. intr. [voce onomatopeica] (io ciangòtto, ecc.; aus.*avere). –*1.*a.*Parlare in modo poco intelligibile, pronunciare male senza riuscire a spiccicare bene i suoni; anche con uso trans.:*servitori di piazza che s’impancano a c.*francese e inglese*(Giusti); anche, parlare a parole mozze come fanno i bambini.*b.Chiacchierare a vanvera, cianciare.*2.Cinguettare:*le rondini cessano pian piano di c. (Paolieri).*3.*estens. Sussurrare sommessamente:*ascoltar per tutto Gemer le doccie e ciangottar le grotte*(Pascoli).
Vecchio 11-09-2020, 17:39   #127
Esperto
L'avatar di Abuela
 

Ubertoso

Quote:
ubertóso*agg. [der. di*ubertà], letter. – Fertile, produttivo:*terre u.,*contrade ubertose. Anticam., abbondante, copioso:*Larghe pasture e ubertose molto*(Fazio degli Uberti).
Una spiegazione interessante
https://unaparolaalgiorno.it/significato/ubertoso

Prefica

Quote:
prèfica*s. f. [dal lat.*praefĭca, der. di*praeficĕre*(v.*prefetto), propr. «donna preposta (alle ancelle che si lamentano)»]. – Nell’antica*Roma, donna pagata per far parte di cortei funebri e intonare canti di elogio del defunto, accompagnati da grida di dolore, pianti, gesti di disperazione; con lo stesso nome (o con altre denominazioni regionali, per es.*piagnone) si indicano le donne che soprattutto nel passato, e ancora oggi in alcune zone dell’Italia merid., accompagnano i funerali con grida e manifestazioni di dolore:*alcune donne continuavano ad ululare mentre le p.*di mestiere ricevevano già il compenso: una*misura*di frumento e una libbra di formaggio*(Deledda). In senso fig., non com., persona che si lamenta con insistenza di mali reali o presunti.
Vecchio 28-09-2020, 17:38   #128
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Ho visto che rubicondo vuol dire avere le guance rosse etc

Ma come mai spesso mi pare che sia usato come sinonimo di paffuto? o forse sono io che mi drogo
Vecchio 17-11-2020, 19:19   #129
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In downton abbey mary dice qualcosa tipo: ora comprendi in che ambasce mi trovo più di quanto dai a vedere

ambàscia*s. f. [etimo incerto] (pl. -sce). –*1.*Grave difficoltà di respiro, unita a senso di oppressione:*E però leva sù;*vinci l’a. (Dante);*Al fin con molto affanno e grave ambascia Esce de l’antro*(Ariosto).*2.*fig. Oppressione dell’animo, accoramento,*angoscia:*l’a.*del cuore;*provare a.;*soffrire una mortale a.; anche al plur.:*giammai,*fra tante ambasce,*Quel fiero giorno biasimar sostenni*(Leopardi).




Ma cosa sono tutti sti asterischi che aggiunge nel copiare ;_;
Vecchio 17-11-2020, 19:20   #130
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Quote:
Originariamente inviata da ~~~ Visualizza il messaggio
Ho visto che rubicondo vuol dire avere le guance rosse etc

Ma come mai spesso mi pare che sia usato come sinonimo di paffuto? o forse sono io che mi drogo
Ahahahh anche io l ho sempre riferito a paffuto ;_;
Vecchio 13-12-2020, 18:17   #131
Esperto
L'avatar di Abuela
 

In un libro che leggo usano sempre la parola "affatto" senza metterci una negazione davanti.
Io l'ho sempre sentita usare come "niente affatto" o "non affatto". E forse per questo non riesco a darle una valenza in positivo.
Non riesco proprio a capacitarmi che abbia sto significato



affatto*avv. [comp. di*a*e*fatto*2]. – Del tutto, interamente:*è a.*sordo;*la popolazione era giunta,*non satolla né affamata,*ma,*certo,*a.*sprovveduta,*alla messe del 1628*(Manzoni). Più comunem., si usa per rafforzare una negazione:*non lo conosco a., per nulla; e come negazione recisa:*niente affatto. Non ha per sé stesso valore negativo; è perciò ritenuto scorretto l’uso del semplice*a., non raro nelle risposte, col senso di «niente affatto, no davvero».
Vecchio 30-01-2021, 11:59   #132
Esperto
L'avatar di Abuela
 

Mi sono accorta facendo le parole crociate chee non conoscevo il significato di paternalismo -_- neanche lo immaginavo.
"Lo dimostra chi concede ciò che sarebbe un diritto." Era la definizione.

Pero nei vari dizionari non trovo una buona definizione. Cioe quella delle parole crociate la trovo chiarissima quelle dei dizionari mi confondono
Vecchio 30-01-2021, 12:38   #133
Intermedio
L'avatar di Eracle
 

Ascoltando un podcast ho sentito la parola "esautorare" che non conoscevo, e anche "esacerbare".
La prima significa privare dell'autorità, la seconda significa inasprire, mi sembra che il prefisso nelle due parole anche se è lo stesso "es" abbia due significati opposti, uno di privazione, l'altro di aggiunta, di una caratteristica, qualcuno ha una qualche spiegazione?

esautorare
privare qualcuno dell'autorità
sillabazione
e | sau | to | rà | re
pronuncia
(IPA): /ezauto'rare/
etimologia
dal latino exauctorare ,(formato da ex- e da auctor) cioè "sciogliere da una dignità, dimettere"
sinonimi
privare di autorità, privare di potere, privare di prestigio, destituire, deporre, spodestare
contrari
dare autorità, elevare, insignire

esacerbare
rendere più acerbo, più duro, grave e doloroso
(senso figurato) inasprire, irritare, esasperare
sillabazione
e | sa | cer | bà | re
pronuncia
(IPA): /ezaʧer'bare/
etimologia
dal latino exacerbare, derivato dall'unione del prefisso ex- e di acerbus, acerbo
sinonimi
(rendere più acerbo e doloroso) aggravare
contrari
(inasprire) calmare, disacerbare, mitigare

Ultima modifica di Eracle; 30-01-2021 a 12:50.
Ringraziamenti da
Abuela (30-01-2021)
Vecchio 30-01-2021, 14:54   #134
Esperto
L'avatar di Abuela
 

Cercando sul sito di etimo mi pare di capire che la particella ex significa fuori (nel caso di esautorare) ma è anche una particella rafforzativa (nel caso di esacerbare).

Qui è spiegata bene https://www.treccani.it/vocabolario/ex/
Ringraziamenti da
Eracle (30-01-2021)
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