Sono stato, come tanti di voi, un ragazzino pieno di speranze e di paure. Pochissime si sono realizzate (anche le paure, per fortuna!) e sono arrivato qua, ad essere la persona che sono oggi. Confesso, se a 21 anni mi avessero detto che sarei diventato come sono ora, probabilmente sarei andato alla stazione ferroviaria e mi sarei buttato sotto il primo treno. Ma invece vado avanti, con il cinismo e la rassegnazione che si acquisiscono piano piano con l'età adulta. Anzi, sono arrivato a una conclusione: la vita che vivo oggi è la migliore di quelle possibili, per me. Sono arrivato in cima alla mia scalata, al vertice della mia parabola, e di qui in avanti non potrò far altro che scendere.
Vivo una vita incredibilmente tranquilla e abitudinaria, tutti i giorni casa (dei miei genitori, ergo niente responsabilità domestiche)-lavoro. Il mio lavoro è noioso e ripetitivo, sono un dipendente pubblico; la prima cosa che faccio quando arrivo al mio posto è calcolare l'orario in cui potrò uscire e cominciare a fissare l'orologio. Non c'è giorno che pensi, "mah, potrei fare un lavoro più interessante, più stimolante..." ma è un pensiero che passa subito, sarebbe una follia, ho passato anni e anni di disoccupazione e precariato e sono perfino dovuto emigrare in quella giungla urbana che è Milano, dove ho fatto una vita piuttosto grama. Per cui no, il lavoro non si cambia.
Poi si esce, inizia il tempo libero. Bighellono qua e là, vado a zonzo, vado al cinema, un pochino di attività fisica (con risultati invisibili, "ma davvero sei iscritto a una palestra?" è la domanda che mi fanno più spesso). E allora pensi "mah, se avessi una vita sociale, una ragazza...". E allora però ti tornano in mente i momenti in cui queste cose le avevi: una fatica immane. Doversi presentare sempre ordinato nel look (io che, detto per inciso, se non devo vedere nessuno smetto di lavarmi...), dover arrivare puntuale agli appuntamenti, doversi mostrare interessato agli altri (senza l'aria di uno che pensa "ma che discorsi mi tocca sentire"...) e divertente... qualche settimana fa ci ho riprovato, a rivedere degli amici una sera, ed è finita che al ritorno a casa ho dormito per 14 ore filate. Tanto più che oggi la fatica sarebbe doppia, nella mia città non sai proprio dove sbattere la testa per trovare un'anima viva.
Si torna a casa, dai miei vecchi. E lì è facile che ti venga in mente "ma ormai sei vicino agli -anta, dovresti andare a vivere da solo...". E però poi pensi che ci hai già provato, che avevi quella casa che faceva orrore, ogni giorno cadeva un pezzo, e poi tu che non avevi nessuna voglia di tenerla in maniera decorosa... se qualcuno ci fosse entrato, probabilmente avrebbe pensato che fosse un luogo di bivacco per barboni. Come paragonare questo alla comodità e al senso di protezione che mi dà la stanzetta dove sono cresciuto? No, di vivere da solo non se ne parla più.
Ma poi penso, quale sarà la naturale evoluzione di tutto questo, se non accadranno disgrazie. I miei vecchi... beh, non dureranno in eterno, il mio lavoro mi porterà gradualmente al rimbambimento... e mi viene un'ansia pazzesca. Ma, francamente, non so cosa farci, mi rendo conto che qualsiasi cambiamento (anche positivo) rovinerebbe la vita tranquilla che mi sono faticosamente creato, dopo tanto penare. E io, più di ogni altra cosa, ho un disperato bisogno di tranquillità. Tanto che la strizzacervelli, la scorsa settimana, mi ha detto "sei depresso, ma non posso più continuare la terapia. Non credi più nel miglioramento". Fine della terapia.