Oggi (ieri) ho avuto un mezzo scazzo con un collega, che palesemente rientra nello spettro autistico.
Non sa esprimersi in maniera chiara; comunica i suoi pensieri nella maniera che risulta corretta nella sua mente, ma senza trasformarli in linguaggio "naturale", cioè comprensibile alle altre persone.
Allo stesso modo, non capisce e malintepreta spesso e volentieri quello che gli si dice.
Oggi mi ha chiamato per chiedermi informazioni su un lavoro da fare; mi sono quindi messo a spiegargli quello che avevo fatto, e già testato con risultati coerenti. Lui, di fronte all'analista funzionale, ha cominciato a dire: "Eh no, questa cosa qua non va bene, questa cosa qua non mi torna, questa cosa qua non rispetta l'analisi, ecc."
Per fortuna, l'analista funzionale lo conosce bene, ed è riuscito a spiegargli che si sbagliava, ma il fatto che abbia voluto provare a correggermi (scorrettamente tra l'altro) di fronte all'analista funzionale, non mi è andato giù per niente.
L'ho richiamato subito dopo, in privato, e gli ho detto: "Ti sembra normale quello che hai fatto? Hai cercato di mettermi in cattiva luce davanti all'analista?".
Lui: "No, non è vero, ho semplicemente detto quello che pensavo, siamo in democrazia".
Io: "Quello che pensi è quasi sempre sbagliato, forse nessuno te lo dice, ma te lo dico io. Se c'è qualche problema, prima si parla in privato; non cerchiamo di buttarci merda addosso l'uno con l'altro".
Lui: "Sì, adesso non esagerare, io non ho tempo per queste cose, e non me ne frega niente".
Io: "Con me, da ora in poi, invece te ne dovrà fregare; o cambi atteggiamento, o lo segnalo alla responsabile. Vedi tu".
Lui: "Sì sì, come vuoi, io adesso devo andare, cia..."
Non l'ho lasciato finire, perché gli ho chiuso in faccia
Poi non mi ha scritto più per tutto il pomeriggio, quindi spero abbia compreso il concetto.
Poi, se dopo il 30 settembre sarò assunto a tempo indeterminato, allora potrò essere ancora più duro, se necessario