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Vecchio 05-01-2013, 20:48   #1
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Vecchio 05-01-2013, 20:58   #2
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Ha ragione: non si riconosce più la differenza tra bene e male. Tipo uno magari pensa di citare invece sta plagiando
Vecchio 05-01-2013, 20:59   #3
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Ha ragione: non si riconosce più la differenza tra bene e male. Tipo uno magari pensa di citare invece sta plagiando
Questo è un colpo basso, ma se l'è meritato.
Vecchio 05-01-2013, 21:04   #4
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Già che siamo in tema, mi cito riguardo il plagio di Galimberti: egli, umanamente e nella sua veste di accademico, mi ha molto deluso ma come pensatore resta straordinario.
Vecchio 05-01-2013, 21:06   #5
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Comunque a parte questo mi sembra che, almeno in questa breve clip, Galimberti dia troppa importanza all'imprinting: la pedagogia ridotta ad ammaestramento.
Vecchio 05-01-2013, 21:12   #6
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Comunque a parte questo mi sembra che, almeno in questa breve clip, Galimberti dia troppa importanza all'imprinting: la pedagogia ridotta ad ammaestramento.
Galimberti, come psicanalista, è in tutto e per tutto freudiano. Se ti interessa, in questa lezione egli risponde ad una domanda molto grave, "cos'è l'uomo":

Vecchio 05-01-2013, 21:14   #7
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Interessanti i video che posti; tienili tutti insieme magari che se no si perdono nel forum.
Mi pareva di aver letto che ancora più importanti delle parole, nei primi anni-mesi di vita è il contatto fisico che crea i mattoni della mente, il bambino sviluppa i primissimi pensieri in relazione agli effetti dei suoi movimenti nell'ambiente circostante (non so spostando qualcosa, facendo cadere un giochino) e attraverso le carezze dei genitori; addirittura mi pare che un bambino che non dovesse mai essere toccato nei primi giorni-settimane andrebbe incontro a seri danni dello sviluppo.
("La Mente" di Alberto Oliverio)

Ultima modifica di onironauta; 05-01-2013 a 21:20.
Vecchio 05-01-2013, 22:12   #8
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Vecchio 06-01-2013, 13:15   #9
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Galimberti, come psicanalista, è in tutto e per tutto freudiano. Se ti interessa, in questa lezione egli risponde ad una domanda molto grave, "cos'è l'uomo":

Lezione di Umberto Galimberti - YouTube
L'ho visto e ti ringrazio, ma tuttavia non sono d'accordo su molti dei punti attorno ai quali Galimberti intesse questa sua definizione di Uomo.
Ad esempio per quanto mi riguarda la sua nozione di "istinto" è troppo generica.
Nei leoni, per dirne una, le tecniche di caccia non possono essere attribuite ad una istintualità in senso stretto: esse vengono in tutto e per tutto "insegnate" dai genitori e dal branco (e anche "in funzione" della loro appartenenza a un branco).
Ora, pure se non sono un entomologo, è chiaro che quando invece parliamo di insetti e studiamo (anzi, studiaNO, visto che mica sono io l'entomologo) i loro comportamenti nella prospettiva di ricondurli a un istinto, i caratteri che noi conferiremo alla nozione di istintualità saranno del tutto diversi da quelli con cui abbiamo designato l'istinto felino di cui sopra.

Il problema sarebbe più che altro il seguente: cosa significa condividere una forma di vita?*

E lascio la cosa così perché non c'ho voglia di annoiare (soprattutto me stesso).

*il punto di partenza (e di arrivo?) di una discussione così impostata sarebbe: Condividere una forma di vita vuol dire, innanzitutto, partecipare a una comune delimitazione sensoriale del mondo.

Radicalizzo la mia posizione: la definizione di Galimberti, almeno qui, è terribilmente superficiale, e lui stesso non sembra troppo convinto di quello che dice. Però sarà pure colpa di quell'aria che ha, da uomo che ha mangiato pesante: Galimberti, in breve, è definibile come una forma di vita presa in un processo eterno e travagliato di digestione.

Ultima modifica di Daniele89; 06-01-2013 a 13:28.
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