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Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
Laurence Sterne,Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo
Pirandello,I Quaderni di serafino Gubbio, operatore Gadda,Tutte le opere.A mio parere il maggiore romanziere italiano del Novecento Natsume Soseki,Io sono un gatto Allen Ginsberg,Kaddish Jack Kerouac,I vagabondi del Dharma Piccola notazione:Umberto Eco è un'ottimo semiologo,ma proprio questo è il suo limite:la sua scrittura è formalista(intesa come indirizzo semiologico),sa poco di vita e di onestà.Roland Barthes( se parliamo di scrittura "strutturata") è per lo meno tre spanne superiore. |
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Re: quale libro dovrei leggere?
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E mi permetto di far notare che dei quasi dimenticati Canti di Maldoror è finalmente uscita una traduzione italiana decente, per i tipi dell'Arcipelago editore, portata a termine da Luca Salvatore (che c'ha anche vinto il Premio Monselice). |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Effettivamente la scuola italiana non glissa sulle quantità di ore dedicate allo studio della Divina Commedia. E questo è un peccato, perché Dante "ruba" spazio a tanti altri artisti degni di nota. Uno su tutti, per citarne uno, Giambattista Marino. Colpa dell'intero sistema scolastico o dei docenti che non sanno organizzarsi? Non lo so, ma di certo questo metodo d'approfondimento andrebbe rivisto. In un liceo classico non puoi dedicare anima e corpo e mettere in disparte tutti gli altri. Leopardi viene studiato con sufficienza, così come Tasso. A questo punto sarebbe preferibile concedere più ore alle materie umanistiche (in questo caso letteratura italiana) in quegli indirizzi ove quest'ultime hanno una rilevanza maggiore. Anche per non cadere nel tipico errore: "La letteratura italiana è solo Dante". Dante è una montagna, ma la letteratura italiana è una catena montuosa quasi interminabile. Diciamo che Dante è in buona compagnia Quote:
Quando si analizza un'opera occorre tener ben presenti due elementi: il pensiero e lo stile dell'autore e il contesto in cui vive l'autore. E questo rende comprensibile il riferimento di cui tu parli |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
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Per quanto riguardo la roba beat(non potevo fare a meno di notare il minuscolo) ho indicato due opere che meno risentono del periodo storico,quindi per me più universali( e nel senso da me indicato prima,oneste). Sempre un piacere confrontarsi;) |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
[quote=Rick Blaine;854187]Mi correggo (ma di poco): Il nome della rosa è un feuilleton -senza averne i pregi, qualora ce ne fossero.
Pienamente d'accordo Quote:
Il primo che ho letto,La meccanica |
Re: quale libro dovrei leggere?
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"Quale libro dovrei leggere" ma per fare cosa? Con quale obiettivo? Se l'obiettivo fosse diventare maghi dei fornelli di sicuro la lettura della Commedia non aiuterebbe, ne convieni? Sappiamo tutti che di questi libri citati quasi tutti sono dei capisaldi fondamentali della storia della letteratura, e direi tutti sono comunque dei capolavori, libri "inutili" da leggere finora non li ho trovati in elenco. Il problema è l'obiettivo: cosa si propone stewee? Di avere una cultura generale? La divina commedia sicuramente aiuta, se non altro per il fatto che essendo sopravvalutata alle scuole superiori ha creato una base culturale sulla quale persone che hanno studiato alle superiori italiane fanno affidamento. Io infatti se rileggi il mio primo post nel thread, ti accorgerai che ho esordito con un incipit: "devi leggere quello che ti piace, la vita è troppo bella per leggere cose brutte". Da questo punto di vista posso affermare con scioltezza che a me personalmente l'idea di passare del tempo in compagnia di Dante non alletta, e non pensavo fosse neanche necessario argomentare il perché (ecco la motivazione del "parlo tanto per" detto a ws, come se uno dovesse dimostrare i suoi gusti...). Voglio dire, è pieno di romanzi classici e importanti ma gradevoli alla lettura, perché martellarsi le gonadi con opere oggettivamente complesse e distanti dal nostro sistema culturale di riferimento? Manco esistevano i romanzi all'epoca di Dante! |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
Per dimostrare la genialità e la manifesta superiorità di Gadda, uno dei più bei paragrafi composti da autore italiano:
Di ville, di ville!; di villette otto locali doppi servissi; di principesche ville locali quaranta ampio terrazzo sui laghi veduta panoramica del Serruchón – orto, frutteto, garage, portineria, tennis, acqua potabile, vasca pozzonero oltre settecento ettolitri: – esposte mezzogiorno, o ponente, o levante, o levante-mezzogiorno, o mezzogiorno-ponente, protette d’olmi o d’antique ombre dei faggi avverso il tramontano e il pampero, ma non dai monsoni delle ipoteche, che spirano a tutt’andare anche sull’anfiteatro morenico del Serruchón e lungo le pioppaie del Prado; di ville! di villule!, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po’ tutti, i vaghissimi e placidi colli delle pendici preandine, che, manco a dirlo, «digradano dolcemente»: alle miti bacinelle dei loro laghi. Quale per commissione d’un fabbricante di selle di motociclette arricchito, quale d’un bozzoliere fallito, e quale d’un qualche ridipinto conte o marchese sbiadito, che non erano riusciti né l’uno a farsi affusolare le dita, né l’altro, nonché ad arricchire, ma purtroppo nemmeno a fallire, tanto aveva potuto soccorrergli la sua nobiltà d’animo, nella terra dei bozzoli in alto mare e delle motociclette per aria. Della gran parte di quelle ville, quando venivan fuori più «civettuole» che mai dalle robinie, o dal ridondante fogliame del banzavóis come da un bananeto delle Canarie, si sarebbe proprio potuto affermare, in caso di bisogno, e ad essere uno scrittore in gamba, che «occhieggiavano di tra il verzicare dei colli». Noi ci contenteremo, dato che le verze non sono il nostro forte, di segnalare come qualmente taluno de’ più in vista fra quei politecnicali prodotti, col tetto tutto gronde, e le gronde tutte punte, a triangolacci settentrionali e glaciali, inalberasse pretese di chalet svizzero, pur seguitando a cuocere nella vastità del ferragosto americano: ma il legno dell’Oberland era però soltanto dipinto (sulla scialbatura serruchonese) e un po’ troppo stinto, anche, dalle dacquate e dai monsoni. Altre villule, dov’è lo spigoluccio più in fuora, si drizzavano su, belle belle, in una torricella pseudosenese o pastrufazianamente normanna, con una lunga e nera stanga in coppa, per il parafulmine e la bandiera. Altre ancora si insignivano di cupolette e pinnacoli vari, di tipo russo o quasi, un po’ come dei rapanelli o cipolle capovolti, a copertura embricata e bene spesso policroma, e cioè squamme d’un carnevalesco rettile, metà gialle e metà celesti. Cosicché tenevano della pagoda e della filanda, ed erano anche una via di mezzo fra l’Albambra e il Kremlino. Poiché tutto, tutto! era passato pel capo degli architetti pastrufaziani, salvo forse i connotati del Buon Gusto. Era passato l’umberto e il guglielmo e il neo-classico e il neo-neoclassico e l’impero e il secondo impero; il liberty, il floreale, il corinzio, il pompeiano, l’angioino, l’egizio-sommaruga e il coppedè-alessio; e i casínos di gesso caramellato di Biarritz e d’Ostenda, il P.L.M. e Fagnano Olona, Montecarlo, Indianòpolis, il Medioevo, cioè un Filippo Maria di buona bocca a braccetto col Califfo: e anche la Regina Vittoria (d’Inghilterra), per quanto stravaccata su di un’ottomana turca: (sic). E ora vi stava lavorando il funzionale novecento, con le sue funzionalissime scale a rompigamba, di marmo rosa: e occhi di bue da non dire, veri oblò del càssero, per la stireria e la cucina; col tinello detto office: (la qual parola esercitava un fascino inimmaginabile sui novelli Vignola di Terepáttola). Coi cessi da non poterci capire se non incastrati, tanto razionali erano, di cinquantacinque per quarantacinque; o, una volta dentro, da non arrivar nemmeno al sospetto del come potervisi abbandonare: cioè a manifestazione alcuna del proprio libero arbitrio. Ché, per quanto libere, sono però talvolta impellenti e dimandano, comunque, un certo volume di manovra. Con palestra per i ragazzi, se mai volessero cavarsi lo sfizio; non parendogli essere abbastanza flessuosi e snodati tra una bocciatura e l’altra, tra il luglio e l’ottobre. Con tetto a terrazzo per i bagni di sole della signora, e del signore, che aspiravano già da tanto tempo, per quanto invano, sia lei che lui, alla bronzatura permanente (delle meningi), oggi così di moda. Con le vetrate a ghigliottina uno e sessanta larghe nel telaio dei cementi, da chiamar dentro la montagna ed il lago, ossia nella hall, alla quale inoltre conferiscono una temperatura deliziosa: da ova sode. Ma basti, con l’elenco delle escogitazioni funzionali. Fra le ville della costa di San Juan, lungo lo stradone del Prado, (saettavano i rimandi rossi dei loro vetri avverso il taciturno crepuscolo), c’era anche, piuttosto sciatta, e ad un tempo stranamente allampanata, Villa Maria Giuseppina; di proprietà Bertoloni. Il crepuscolo, e il suo fronte malinconioso e lontano, appariva striato, ad ora ad ora, da lunghe rughe orizzontali, di cenere e di sanguigno. La villa aveva due torri, e due parafulmini, alle due estremità d’un corpo centrale basso e lungo; tanto da far pensare a due giraffe sorelle-siamesi, o incorporàtesi l’una nell’altra dopo un incontro a culo indietro seguito da unificazione dei deretani. Dei due parafulmini, l’uno pareva stesse meditando un suo speciale malestro verso nord-ovest, oh! una trovata: ma diabolicamente funzionale: e l’altro la stessa precisa cosa a sud-est; e cioè d’infilare il fulmine, non appena gli venisse a tiro, sul «confinante» di destra: e l’altro invece su quello di sinistra: rispettivamente Villa Enrichetta e Villa Antonietta. Accoccolate lì sotto, in positura assai vereconda, e un po’ subalterna rispetto alle due pròtesi di Villa Giuseppina, e pittate di chiaro, avevano quell’aria mite e linfatica che vieppiù eccita, o ne sembra, il crudele sadismo dell’elemento. Questo sospetto della nostra immaginosa tensione era divenuto scarica della realtà il 21 luglio 1931, durante l’imperversare d’una grandinata senza precedenti nel secolo, che locupletò di pesos papel tutti i negozianti di vetri dell’arrondimiento. Descrivere lo spavento e i cocci di quella fulgurazione così inopinata non è nemmeno pensabile. Ma il diportamento scaricabarilistico dei due parafulmini ebbe strascichi giudiziari, – subito istradati verso l’eternità – tanto in sede civile, con rivendica di danni-interessi, perizie tecniche, contro-perizie di parte, e perizie arbitrali, mai però accettate contemporaneamente dalle due parti; – quanto in sede penale, per incuria colposa e danneggiamento a proprietà di terzi. E ciò perché la causa apparì, fin dal suo principio, delle più controverse. «Che ce ne impodo io», protestava il vecchio Bertoloni, un immigrato lombardo, «se quel ludro non sapeva neanche lui dove andare?». Il fulmine infatti, quando capì di non poter più resistere al suo bisogno, si precipitò sul parafulmine piccolo; ma non parendogli, quella verga, abbastanza insigne per lui, rimbalzò subito indietro come una palla demoniaca e schiantò su quell’altro, un po’ più lungo, della torre più alta, e cioè in definitiva allontanandosi da terra, cosa da nemmen crederci. Lì, sul riccio platinato e dorato, aveva accecato un attimo il terrore dei castani, sotto la nuova veste d’una palla ovale, – fuoco pazzo a bilicare sulla punta, – come fosse preso da un bieco furore, nell’impotenza: ma in realtà sdipanando e addipanando un gomitolo e controgomitolo di orbite ellittiche in senso alternativo un paio di milioni di volte al secondo: tutt’attorno l’oro falso del riccio, che difatti avea fuso, insieme col platino, e anche col ferro: e smoccolàtili anche, giù per la stanga, quasi ch’e’ fussero di cera di candela. Poi sparnazzò un po’ dappertutto sul tetto, sto farfallone della malora, e aveva poi fatto l’acròbato e la sonnambula lungo il colmigno e la grondaia, da cui traboccò in cantina, per i buoni uffici d’un tubo di scarico della grondaia medesima, resuscitandone indi come un serpente, intrefolàtosi alla corda di rame del parafulmine piccolo, che aveva viceversa l’incarico di liquidarlo in profondo, sta stupida. E in quel nuovo farnetico della resurrezione si diede tutto alle rete metallica del pollaio retrostante il casamento della Maria Giuseppina (figurarsi i polli!), alla quale metallica non gli era parso vero di istradarlo issofatto sulla cancellata a punte, divisoria delle due proprietà confinanti, cioè Giuseppina e Antonietta: che lo introdusse a sua volta senza por tempo in mezzo nella latrina in riparazione, perché intasata, del garage dell’Antonietta, donde, non si capì bene come, traslocò immantinente addosso alla Enrichetta, saltata a piè pari la Giuseppina, che sta in mezzo. Ivi, con uno sparo formidabile, e previo annientamento d’un pianoforte a coda, si tuffò nella bagnarola asciutta della donna di servizio. Stavolta s’era appiattito per sempre nella misteriosa nullità del potenziale di terra. – Furono le diverse perizie che via via permisero di delineare, per successivi aggiustamenti, in un atlante di carta bollata, questo catastrofico «itinéraire». Ciò in un primo tempo. In un secondo tempo, furono le perizie stesse a intorbidar le acque, ossia a mescolar le carte, a un tal segno da rendere impensabile ogni configurazione di percorrenza. Il muratore di villa Enrichetta, con il buon senso proprio de’ paesani, affacciò una sua ipotesi, d’altronde plausibilissima: che l’ultimo indietreggiamento del giallone, così lo chiamò, fosse dovuto al fatto d’aver trovata intasata la canna della latrina, per cui non poté usufruire del passaggio necessario a un tanto fulmine. :riverenza::riverenza::riverenza: |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Il passo che ha parafrasato rainy è una semplice parodia di un segnale solenne (adeguata al contesto della narrazione in cui è inserita e molto innovativa se si pensa che è stata inserita in un poema epico che in passato aveva le stimmate dello stile "alto"). E il segnale, in quel caso, è una scorreggia. Indove sta l'omofobia? Forse in the eye of the beholder? |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
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In Italia questa corrente letteraria andava sviluppandosi proprio negli anni di Dante. Comunque la Divina Commedia non è una perdita di tempo, come la dipingi tu. Ha un significato particolare e ne ho già parlato in precedenza. Certo, può piacere e può non piacere, ma è innegabile il suo peso e bagaglio culturale. E' un'enciclopedia in prosa o poco ci manca. E' importante studiarla perché oltre ad offrire una ramificata struttura in rima (d'esempio per tutti), concede ai lettori la possibilità di revisionare passi importanti della storia con l'occhio critico e giudizioso di Dante, che in quanto a dettagli riesce a ricostruire minuziosamente una mappa storica e filosofica dell'uomo. E' questo il grande peso della Commedia dantesca, è un gigante dal punto di vista dei contenuti. Però, è ovvio, andrebbe approfondita in quei licei che trattano maggiormente temi umanistici e letterari. Ma qui entra in gioco il livello (degrado) del sistema scolastico e andremmo in O.T. (ci siamo già :ridacchiare:). Occorrerebbe riformare tutto, garantendo ai tecnici maggior studio nelle materie tecniche, agli indirizzi scientifici maggior studio nelle materie scientifiche, agli indirizzi umanistici maggior rilievo delle materie umanistiche ecc... Ma nessuno fa nulla e quindi dovrei dedurre che a tutti va bene così. Comunque hai ragione: dipende dal tipo di cultura che stewee deciderà di costruirsi, di certo i grandi classici non possono mancare nella persona biblioteca di un qualsiasi appassionato. Se poi si viene a scoprire che stewee cercava libri di cucina allora il 99 % dei post presenti in questo thread si rivelerà inutile :mrgreen: |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Chiariamo, se no non ci capiamo. Quote:
Come fai a dire che la DC è distante dal nostro sistema culturale di riferimento quando è PIENA, STRABOCCANTE di riferimenti alle caratteristiche costanti dell'animo umano e a certi leit-motiv della vita politica italiana? Guarda, veramente fai prima a dire che Dante ti scoccia leggerlo, piuttosto che imbarcarti in critiche che non hanno capo né coda. |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Hai centrato il punto:Romanzo storico.La sua scrittura (quella di Eco) è semplicemente un gioco letterario(ogni suo opera è un esperimento di genere):smontare e rimontare secondo criteri formalizzabili come hanno fatto altri, prima e meglio di lui. |
Re: quale libro dovrei leggere?
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Re: quale libro dovrei leggere?
Noto con dispiacere che tra gli scrittori suggeriti manchi gente del calibro di Moccia, Sparks, D'Urso, Scillipoti (e i suoi saggi in portoghese che nessuno ha citato), Meyer e Kinsella.
Mah... :mrgreen: |
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