Si Maffo ... Ma il punto che più volte ho scritto è un altro.
Sono certamente d'accordo - e me ne accorgo con la mia stessa esperienza - che siamo più in gamba di quello che pensiamo, e possiamo affrontare e tollerare più problemi di quanto non pensassimo, ma il fatto è la scorta, la scia, il codazzo di dolore che ogni superamento porta.
E' il discorso della salita, di cui parlavo qualche giorno fa: i tuoi muscoli delle gambe possono anche essersi fortificati a forza di fare salite, ma l'ennesima salita non diventa né una discesa né una pianura ... E' sempre salita. E stanca.
Poi, per quanto mi riguarda, la comparsa di un linguaggio psicosomatico (mal di schiena, urgenza nell'urinare, ad esempio) mi fa pensare che la mia mente sta cominciando a rompersi i coglioni per il fatto che io non la ascolto.
Sai cosa dovrei fare io per ascoltarla veramente, per esaudire i suoi desideri e forse vedere finalmente ridursi il livello di ansia e di espressione psicosomatica? Mollare il lavoro, che mi rende infelice per cinque giorni. Mollare la città, che mi rende infelice sempre e da sempre, visto che io a Roma non mi sono mai sentito a casa mia pure se ci sono nato, di questi tempi poi ti lascio immaginare, devi stare attento a tutto appena esci di casa, e infine immergermi nella natura rigogliosa di quei posti un pò remoti e non troppo di passaggio, non dico per fare l'eremita, ma per vivere di poco e con un certo orto.
E' possibile? Non lo so, contando che io non sono un ragazzino ma una persona di mezza età per quanto giovanile (sempre meno comunque, la sofferenza emotiva mi sta invecchiando). Resta il fatto che la prigione attuale (o ruota del criceto che dir si voglia) più il logoramento passato creano una combo che è essa stessa una fonte di sofferenza.
Estraneo