Stavo riflettendo sul fatto che, per gran parte della mia adolescenza, ho considerato l'amore un po' come veniva descritto nei romanzi medievali,
Nel medioevo non esistevano i romanzi. Il primo romanzo come lo itnediamo noi è stato il Don chishotte, scritto quando il medioevo era già finito da un pezzo e, guarda caso, un romanzo che perculava proprio quell'amore romantico e cavalleresco tanto decantato nei poemi medioevali. Ecco forse intendevi diere i poemi, non i romanzi medioevali.
24-09-2025 20:31
Mollusco
Re: Amore cavalleresco e infinito
Quote:
Originariamente inviata da claire
L'ultimo dei romantici!
I romantici idealizzano la donna, lui tende a idealizzare l'amore da quello che scrive.
Quindi direi piuttosto "l'ultimo degli stilnovisti".
24-09-2025 20:18
Dipiù
Re: Amore cavalleresco e infinito
Credo fosse l'unico tipo di amore che ci veniva proposto dai film e dai libri quindi... perchè non crederci.
Se sei piccolo credi che sia quella cosa li' totalizzante, l'amore. E che sia semplice.
E magari lo fosse, ma prendi atto di determinate dinamiche via via che cresci e, spalancate le porte della realtà con la tua prima, e magari seconda o addirittura terza (etc) relazione, ti rendi conto che è un sentimento complesso, sperimentato da due menti diverse.
Non mi dilungo.
Detto ciò, io credo negli amori esclusivi e stabili, occorre avere pero' molta pazienza, consapevolezza dell'altro, di sè, e... fortuna?
24-09-2025 20:10
claire
Re: Amore cavalleresco e infinito
L'ultimo dei romantici!
24-09-2025 19:33
Hassell
Amore cavalleresco e infinito
Stavo riflettendo sul fatto che, per gran parte della mia adolescenza, ho considerato l'amore un po' come veniva descritto nei romanzi medievali, o alla Romeo e Giulietta di Shakespeare, cioè l'amore idealizzato, potente, totale.
Il solo pensiero di potermi innamorare mi faceva stare bene, se poi avevo in mente una ragazza, anche senza dichiararmi io ero già felice. Toccare le cose che toccava lei, sentirne il profumo passandole vicino, conversare, sfiorarsi era come il paradiso. Le classiche farfalle nello stomaco, cosa darei per sentirle ancora.
Quello che provavo era amore, o amore per l'amore, ma era amore vero per davvero, infinito, strabiliante, smisurato.
Era quello che ti faceva fare e pensare cose disumane, se avevi estro per un'arte, l'amore ti forniva ispirazione senza fine, mai provata prima.
Poi arrivava la delusione, e allora ecco uno strascico di dolore che spingeva da dentro per uscire, quanta musica celestiale! Quanto soffrire però quanto mi sono sentito vivo.
Cosa darei per tornare a quei tempi lì.