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Vecchio 02-10-2010, 08:20   #1
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

Difficile essere qui e presentarsi in modo sintetico a 44 anni, ma ci provo.
Vivo scisso tra una vita sociale apparentemente normale – lavoro (anche se questo è un punto dolente), moglie, figli – e un senso interiore di inadeguatezza e incapacità a relazionarmi agli altri, che quando va bene mi toglie energia e grinta ma nei periodi di stress diventa un pensiero ricorrente di suicidio.

Provo quindi a dirvi un po’ della mia storia. Forse - come spero -, aprirmi e condividere con altri che magari hanno avuto esperienze simili mi potrebbe aiutare a fare qualche passo in più in questo cammino di chiarezza dentro di me che è diventato non più rimandabile.

Probabilmente un momento chiave della mia storia è coinciso con il passaggio dalle medie alle superiori: da primo della classe, leader in parrocchia e ultimo figlio coccolato, ad una mediocrità al liceo, uno sviluppo fisico ritardato - con tutto quel che ne conseguì nei rapporti con le ragazze - e un clima familiare stravolto dall’”esaurimento nervoso” (così si diceva allora) del fratello maggiore.
Timidezza giovanile combattuta, con scarsi risultati, attraverso libri e “impegno sociale” (parrocchia, volontariato).
Primo bacio e prima ragazza a 19 anni, con rapida e cocente delusione.
Poi una breve ma intensa esperienza di volontariato in Africa, una sorta di personale “battesimo della povertà” che mi ha spinto ancora di più a impegnarmi, nel mio piccolo, per “un mondo migliore”.
A 23 anni altra ragazza – abbastanza più giovane e ancora più timida di me – e storia conclusa disastrosamente.
Prima esperienza da una psicoterapeuta, di cui non ricordo praticamente nulla.
Poi, con le ragazze, sopra la maschera dell’intellettuale imparo a metterci quella dell’(auto)ironia. Funziona: rimane una grande difficoltà a rompere il ghiaccio, ma quando riesco a farle ridere prima che a mostrarmi “intelligente” arrivano risultati piacevolmente inaspettati (mi metto insieme addirittura con una più grande di me, anche se poi finisce abbastanza presto e malamente).
Ma dentro restava il malessere per lo scarto tra quello che avrei voluto e quello che riuscivo ad essere: lavoravo nell’ambito della solidarietà, sottopagato idealista convinto, ma mi resi conto che i pensieri suicidi si facevano troppo frequenti.
Torno da un’altra psicoterapeuta, ma qualche mese dopo la storia travagliata - una grande affinità ma caratteri molto diversi - da poco ripresa con una ex-compagna di studi mi mette di fronte ad un figlio in arrivo. Scaccio la paura e decido di mettere su famiglia nella voglia e nella speranza di far sì che fosse la vita a “guarirmi”: l’avere una compagna bella (in tutti i sensi) e forte, il doversi occupare dei figli, di progettare un futuro ecc.

Sono passati 12 anni, alcuni lavori, alcune città, alcuni fallimenti e delusioni lavorative e sociali (non solo quelli, per fortuna).
Nonostante sia cresciuta la capacità di ascolto, la profondità del rapporto, la forza dei sentimenti che ci legano tra noi e con i bimbi, ci siamo ritrovati ammaccati e logori. Da qualche anno abbiamo cambiato regione perdendo di fatto la piccola rete di amicizie che avevo/avevamo e ora faccio fatica a ricrearmela.
Per cercare di cambiare lavoro ho frequentato un altro Master, ma la timidezza/seriosità caratteriale e la mancanza di coraggio e autostima non mi fanno avere la giusta determinazione per avere successo nel mio lavoro.
Con mia moglie vivo male ogni sua critica e la sensazione che comunque e qualunque cosa faccia non vada mai bene davvero, ma soprattutto mi ferisce la sua delusione per quello che si aspettava da me e non ho saputo darle: un compagno forte che sapesse prendersi cura di lei ma che insieme a lei condividesse la guida e le responsabilità della famiglia.
L’esasperazione, la stanchezza e la delusione di entrambi è scoppiata qualche mese fa: in un diverbio durissimo è uscito fuori il rospo del mio malessere che le avevo sempre celato. Una liberazione e allo stesso tempo una sconfitta del mio ego, del mio “devo farcela da solo”, la fine della mia illusione di poter convivere coi cattivi pensieri.
Da circa un mese sono tornato da un altro psicoterapeuta e mi sento quasi al punto di partenza: nonostante alcuni successi e riconoscimenti sul piano lavorativo (alcune pubblicazioni, docenze, convegni) non solo non ho capito ancora “cosa voglio fare da grande” ma non ho nemmeno quella sicurezza e tranquillità economica che a questa età e con una famiglia vorrei (per non dire “dovrei”) avere.
Sul piano dei rapporti familiari, la (parziale) comprensione di mia moglie mi sta aiutando, così come ho finito per confidarmi anche con mio padre, come non avrei mai pensato quando vivevo in famiglia.
In questo momento mi sento oppresso dagli impegni e dalle responsabilità, sento che ho perso molto tempo e che la mia paura ad affrontare subito i problemi li fa solo crescere. A questo stato non avevo ancora mai voluto dare il nome di ansia, ma dal punto di vista fisico quasi tutte le mattine ho un attacco intestinale, che però non volevo riconoscere come somatizzazione e raccontavo a me stesso di essere semplicemente “regolare” a mio modo.
Beh, questa volta voglio riuscire ad andare fino in fondo con la psicoterapia …per poi (spero) riemergere. With a little help from my friends.
Grazie e a presto.
Vecchio 02-10-2010, 08:26   #2
Banned
 

scusami ma questi psicoterapeuti che ti hanno conosciuto che tipo di disturbo ti hanno diagnosticato?
Vecchio 02-10-2010, 08:28   #3
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

lieve depressione reattiva
Vecchio 02-10-2010, 08:33   #4
Banned
 

non sono molto bravi questi psico da cui sei stato, l'ansia sociale è un disturbo evidentissimo, lo riconosce anche uno che non è medico.
Vecchio 02-10-2010, 08:36   #5
Banned
 

ciao Andy, innanzitutto ti do il mio caloroso benvenuto. leggere la tua storia mi ha davvero emozionato tanto e non solo per le tue esperienze di vita sicuramente intense, ma anche per la lucidità con cui riesci a tracciare gli eventi più significativi e per il modo così forte di analizzare te stesso. adesso ti trovi in uno stato in cui il tuo mondo interno sembra quasi assediato da quello esterno: responsabilità, famiglia, lavoro, vita di coppia. mi colpisce il modo in cui ti "autocolpevolizzi" di non essere riuscito a "condividere la guida e la responsabilità della famiglia" e di non sapere cosa fare da grande. forse, oltre al peso delle responsabilità che hai addosso, c'è anche il peso per non essere stato ciò che "avresti dovuto" essere come figlio, marito, padre... forse dovresti cercare di liberarti di questo senso di inadeguatezza e imparare prima a stare bene con te stesso amandoti e solo dopo a stare bene nei tuoi ruoli familiari, professionali e sociali. secondo me, insomma, dovresti ripartire dallo stare con te stesso e amarti come forse non sei mai riuscito a fare nella tua vita..
Benvenuto...
Vecchio 02-10-2010, 08:38   #6
Esperto
L'avatar di barclay
 

Benvenuto
Vecchio 02-10-2010, 08:42   #7
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

Mi sono chiesto anch'io se questo psico sia bravo, però mi ispira fiducia. Credo sia ancora presto per vedere se è efficace perchè per ora ho avuto appena il tempo di raccontargli le cose principali ma, per dire, non sono ancora arrivato ad analizzare infanzia, rapporti con genitori e fratelli ecc.
Vecchio 02-10-2010, 08:52   #8
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

Grazie intanto. Sì, lo credo anch'io però non è facile ritagliarsi tempo e attenzione. In qualche modo ci ho provato (avevo ripreso il sax, poi mi sono trasferito ancora e ho smesso). Ora ci sto riprovando dopo 15 anni con il tennis. Sicuramente l'altruismo e l'impegno sociale possono diventare un ottimo alibi per non curarsi di sè stessi e credersi pure superiori.
Mi sento molto come diceva Gaber "devi essere come un uomo, come un santo, come un dio, per me ci sono sempre i come e non ci sono io"
Vecchio 02-10-2010, 08:55   #9
Avanzato
L'avatar di The Chosen One
 

Bienvenue Andy!
Vecchio 02-10-2010, 09:12   #10
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

Grazie a tutti. Sono contento di aver avuto il coraggio di raccontarmi un po' senza dover fingere che vada tutto bene. scusate se non so usare ancora bene il forum. Adesso la famiglia chiama. A presto e buona giornata
Vecchio 02-10-2010, 09:22   #11
Banned
 

la psicoterapia non ti serve a un cazzo, lo sanno anche gli psicoterapeuti, anche i più convinti...scusa la mia crudezza! serve a loro per gonfiarsi la tasca e a te fa sprofondare sempre più...chiedi loro di cosa avete arlato una-due sedute fa: neanche se lo ricordano!!!
mi stupisce che una persona colta come te si sia fatto fregare da sti ladri....
Vecchio 02-10-2010, 09:56   #12
Avanzato
L'avatar di jackv
 

Benvenuto
Vecchio 02-10-2010, 09:56   #13
Avanzato
L'avatar di Rorò
 

Benvenuto
Vecchio 02-10-2010, 09:58   #14
Principiante
 

Quote:
Originariamente inviata da Andyandme Visualizza il messaggio
Difficile essere qui e presentarsi in modo sintetico a 44 anni, ma ci provo.
Vivo scisso tra una vita sociale apparentemente normale – lavoro (anche se questo è un punto dolente), moglie, figli – e un senso interiore di inadeguatezza e incapacità a relazionarmi agli altri, che quando va bene mi toglie energia e grinta ma nei periodi di stress diventa un pensiero ricorrente di suicidio.

Provo quindi a dirvi un po’ della mia storia. Forse - come spero -, aprirmi e condividere con altri che magari hanno avuto esperienze simili mi potrebbe aiutare a fare qualche passo in più in questo cammino di chiarezza dentro di me che è diventato non più rimandabile.

Probabilmente un momento chiave della mia storia è coinciso con il passaggio dalle medie alle superiori: da primo della classe, leader in parrocchia e ultimo figlio coccolato, ad una mediocrità al liceo, uno sviluppo fisico ritardato - con tutto quel che ne conseguì nei rapporti con le ragazze - e un clima familiare stravolto dall’”esaurimento nervoso” (così si diceva allora) del fratello maggiore.
Timidezza giovanile combattuta, con scarsi risultati, attraverso libri e “impegno sociale” (parrocchia, volontariato).
Primo bacio e prima ragazza a 19 anni, con rapida e cocente delusione.
Poi una breve ma intensa esperienza di volontariato in Africa, una sorta di personale “battesimo della povertà” che mi ha spinto ancora di più a impegnarmi, nel mio piccolo, per “un mondo migliore”.
A 23 anni altra ragazza – abbastanza più giovane e ancora più timida di me – e storia conclusa disastrosamente.
Prima esperienza da una psicoterapeuta, di cui non ricordo praticamente nulla.
Poi, con le ragazze, sopra la maschera dell’intellettuale imparo a metterci quella dell’(auto)ironia. Funziona: rimane una grande difficoltà a rompere il ghiaccio, ma quando riesco a farle ridere prima che a mostrarmi “intelligente” arrivano risultati piacevolmente inaspettati (mi metto insieme addirittura con una più grande di me, anche se poi finisce abbastanza presto e malamente).
Ma dentro restava il malessere per lo scarto tra quello che avrei voluto e quello che riuscivo ad essere: lavoravo nell’ambito della solidarietà, sottopagato idealista convinto, ma mi resi conto che i pensieri suicidi si facevano troppo frequenti.
Torno da un’altra psicoterapeuta, ma qualche mese dopo la storia travagliata - una grande affinità ma caratteri molto diversi - da poco ripresa con una ex-compagna di studi mi mette di fronte ad un figlio in arrivo. Scaccio la paura e decido di mettere su famiglia nella voglia e nella speranza di far sì che fosse la vita a “guarirmi”: l’avere una compagna bella (in tutti i sensi) e forte, il doversi occupare dei figli, di progettare un futuro ecc.

Sono passati 12 anni, alcuni lavori, alcune città, alcuni fallimenti e delusioni lavorative e sociali (non solo quelli, per fortuna).
Nonostante sia cresciuta la capacità di ascolto, la profondità del rapporto, la forza dei sentimenti che ci legano tra noi e con i bimbi, ci siamo ritrovati ammaccati e logori. Da qualche anno abbiamo cambiato regione perdendo di fatto la piccola rete di amicizie che avevo/avevamo e ora faccio fatica a ricrearmela.
Per cercare di cambiare lavoro ho frequentato un altro Master, ma la timidezza/seriosità caratteriale e la mancanza di coraggio e autostima non mi fanno avere la giusta determinazione per avere successo nel mio lavoro.
Con mia moglie vivo male ogni sua critica e la sensazione che comunque e qualunque cosa faccia non vada mai bene davvero, ma soprattutto mi ferisce la sua delusione per quello che si aspettava da me e non ho saputo darle: un compagno forte che sapesse prendersi cura di lei ma che insieme a lei condividesse la guida e le responsabilità della famiglia.
L’esasperazione, la stanchezza e la delusione di entrambi è scoppiata qualche mese fa: in un diverbio durissimo è uscito fuori il rospo del mio malessere che le avevo sempre celato. Una liberazione e allo stesso tempo una sconfitta del mio ego, del mio “devo farcela da solo”, la fine della mia illusione di poter convivere coi cattivi pensieri.
Da circa un mese sono tornato da un altro psicoterapeuta e mi sento quasi al punto di partenza: nonostante alcuni successi e riconoscimenti sul piano lavorativo (alcune pubblicazioni, docenze, convegni) non solo non ho capito ancora “cosa voglio fare da grande” ma non ho nemmeno quella sicurezza e tranquillità economica che a questa età e con una famiglia vorrei (per non dire “dovrei”) avere.
Sul piano dei rapporti familiari, la (parziale) comprensione di mia moglie mi sta aiutando, così come ho finito per confidarmi anche con mio padre, come non avrei mai pensato quando vivevo in famiglia.
In questo momento mi sento oppresso dagli impegni e dalle responsabilità, sento che ho perso molto tempo e che la mia paura ad affrontare subito i problemi li fa solo crescere. A questo stato non avevo ancora mai voluto dare il nome di ansia, ma dal punto di vista fisico quasi tutte le mattine ho un attacco intestinale, che però non volevo riconoscere come somatizzazione e raccontavo a me stesso di essere semplicemente “regolare” a mio modo.
Beh, questa volta voglio riuscire ad andare fino in fondo con la psicoterapia …per poi (spero) riemergere. With a little help from my friends.
Grazie e a presto.
Benvenuto..... Il fatto che ti sei aperto a tua moglie e una grande cosa.....
io con la mia lei confido tutte le mie paure....e lei le sue....d'altronde la colpa non e nostra di come siamo ma l'insegnamento e l'amore ricevuto da genitori.... ciao
Vecchio 02-10-2010, 09:59   #15
Super Moderator
L'avatar di Labocania
 

Benvenuto Andy!!
Vecchio 02-10-2010, 10:50   #16
Esperto
L'avatar di clanghetto
 

Ciao Andy

Pubblicazioni in che campo *__*?? Mica sei un matematico?????
Vecchio 02-10-2010, 10:59   #17
Banned
 

Se tu, a 44 anni suonati, non saia ncora che fare da grande, cosa dovrei dire io che ho 19 anni, con un futuro alle porte che mi spaventa? Non so nemmeno se riuscirò ad essere sufficientemente responsabile per diventare un uomo con i problemi che ho... comunque benvenuto, ti troverai bene qui
Vecchio 02-10-2010, 11:02   #18
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

@ansiosissimo: non so se la psicoterapia può funzionare. sicuramente finora non l'ho mai proseguita abbastanza. la prima volta è durata molto poco e mi sembrava fosse servita. La seconda invece era effettivamente troppo inesperta e l'ho dovuta finire anzitempo per la svolta che aveva avuto la mia vita (matrimonio, nuova città, ecc.).
Adesso sicuramente ho un'altra consapevolezza dei problemi e di me e vorrei andare fino in fondo. Ti saprò dire.
@clang: pubblicazioni in ambito economico-sanitario (ma non sono medico)
un saluto a tutti
Vecchio 02-10-2010, 11:04   #19
Principiante
L'avatar di Andyandme
 

@maury: se sono qui è anche perchè nei limiti di tempo e personali spero di dare una mano a mia volta. Adesso devo proprio scappare.
ciao
Vecchio 02-10-2010, 11:09   #20
Esperto
L'avatar di uffolo
 

Benvenuto.
Ho letto la tua storia....e condivido con chi ha detto che stai cercando di rincorrere qualcosa, anzi è da parecchio tempo che lo fai...un modo di essere, un modo di vivere la vita e i rapporti...se non raggiungi quel modello, non sei "quel qualcosa" che ti è stato insegnato come modello di essere... è una situazione comune, la vivo anche io per intenderci.
Non so se il mio percorso è quello giusto, posso dirti però che personalmente è importante trovare, nella massa di tesi e teorie sul malessere, quella che combacia con il tuo essere, con l'aiuto di un terapeuta e della tua logica e della tua capacità di osservazione (cosa che hai mostrato di avere nel tuo intervento) puoi trovare la corrispondenza emotiva tra te e una di quelle teorie che si possono fare sul tuo malessere.
Come ti dicevo secondo me in te vi è una forte stanchezza nel rincorrere un modo di essere che ti è stato insegnato, che ti è entrato dentro...e a cui tutti gli allarmi cognitivi e fisici fanno riferimento, magari poi sbaglio però mi arriva questo da ciò che scrivi.
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