Ciao

Ti capisco perfettamente perché, qualche anno fa, non avrei mai potuto sostenere quello che sto per scrivere. Ai tempi ero molto più reattiva di adesso, so bene cosa significa sentire il nervoso che ti scorre nelle vene.
Oggi, però, riesco ad accettare più facilmente le critiche e spesso le uso come spunto di riflessione. In questo mi ha aiutata molto la passione per il disegno: disegnando ho ricevuto una montagna enorme di critiche. Quelle costruttive mi hanno permesso di correggere gli errori e migliorare. Le osservazioni feroci, invece, mi hanno insegnato a gestire gli attriti senza stare male.
Certo, non è sempre facile. Le considerazioni pesanti feriscono, ma ho capito che se faccio un passo indietro e non scatto subito, ci guadagno io.
Guadagno il tempo necessario per riflettere e metabolizzarle.
A volte, nonostante i toni discutibili, trovo comunque un’idea utile da valutare (indipendentemente da quanto possa essere attuabile o meno). In altri casi, invece, quella parte "buona" proprio non esiste e leggo solo incomprensione, rabbia o voglia di colpire... nulla di propositivo, insomma. E se noto accanimento o il tentativo di sminuirmi invece di dialogare... beh, lì di passi indietro ne faccio quattro.
Ho capito che per me è meglio usare la sottrazione invece di partire all'attacco. Vivo più tranquilla, osservo le questioni con più lucidità e non spreco energie. Se certe parole non mi rispecchiano o sono dette solo per ferire, le lascio semplicemente dissolvere. Se non mi rappresentano, non mi possono colpire