|
La gabbia che ci è stata La gabbia che La gabbia in cui
La gabbia torta al suo negativo, Ingabbia ormai da sempre il suo esterno, la libertà condizionata che si faceva beffe del suo creato.
Tu in qualche modo devi farmi capire che non sono libero se non vuoi che io sia innocente
Cioè che da innocente senza neanche accorgermene distrugga quel che hai costruito, che non vedo.
Tu devi farmi vedere quel che hai costruito perché sia io il tuo sostegno strutturale. Il cemento è l’inconscio, il fondamento è inconscio per definizione. L’inconscio è strutturato. La visione sprofonda ormai immediatamente nel proprio inconscio. Ma da quand’è che l’occhio è diventato questo povero, disperato delatore senza volontà? Il primo a parlare, il primo a tradire.
Abito questo sistema nervoso come una navicella spaziale, un sottomarino, una cellula clandestina fuori dalla tua illusione di controllo: proprio come nei tuoi sogni, paradigmi della torsione. Siamo da sempre compagni di gioco. Non lo sai, io non lo so abbastanza. Tu lo sei, io non lo sono.
Sai cosa sto per dirti perché sai cosa immagini di brandire: la morte vera non mi tocca.
È l’essenza stessa della rappresentazione.
grazie a te è casa mia.
|