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Vecchio 23-11-2019, 20:11   #1
Intermedio
L'avatar di Ilsaggio
 

Cosa si prova nel perderli?

Sin da piccolo convivo con l'idea di perderli nonostante il mio rapporto con loro sia estremamente distaccato.
Ringraziamenti da
Wonderlust76 (23-11-2019)
Vecchio 23-11-2019, 20:40   #2
Esperto
L'avatar di Zulema
 

Dipende il rapporto che hai ,ma detto molto diciamo direttamente, si va avanti. Si soffre poi il dolore diventa sempre meno fino a che rimane un ricordo triste e basta (parlo per me )

Ultima modifica di Zulema; 23-11-2019 a 20:43.
Vecchio 23-11-2019, 21:17   #3
Esperto
L'avatar di Masterplan92
 

Io mi ammazzo prima
Vecchio 23-11-2019, 21:18   #4
Banned
 

Non saprei anche perché io non sono cresciuta con loro dunque sarebbe strano. Comunque il mio rapporto con la morte è molto "sereno" essendo che di mio io sono una persona poco terrena non sento questa netta separazione tra la vita a la morte, per me la morte è una altra faccia dell'esistenza, percepisco l'esistenza dei miei cari che non ci sono più, ma non in modo sovrannaturale, la percepisco nella mia mente e nel mio cuore, parlo con mio nonno ad esempio, come fosse vivo, non so se mi ascolta ma so che la sua essenza sopravvive, così come parlo con Dio e io lo considero una entità "esistente", mescolo la vita terrena con quella spirituale così fortemente che mi è difficile percepire tristezza nella perdita fisica di qulcunp, per carità ovvio che un po' di tristezza la percepisca (sono umana, il calore, la voce, gli sguardi, i gesti quelli mi mancano di certo) ma non forte come la percepiscono gli altri.

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Ringraziamenti da
Zulema (23-11-2019)
Vecchio 23-11-2019, 22:46   #5
Intermedio
L'avatar di Idiota
 

Personalmente ho sempre anelato alla Morte, risolutrice di ogni problema, fin da ragazzino. Non sopporterei però la scomparsa dalla mia quotidianità di alcune figure familiari, in parte perché fanno parte delle pochissime persone a cui posso confessare le mie turbe (sebbene spesso non venga compreso) ed in parte perché almeno in casa mi fanno sentire apprezzato per come sono, senza obbligarmi a giustificare la mia natura e le mie inclinazioni come invece succede in ogni contesto sociale.

In questi giorni, una di queste figure di riferimento, mia nonna, sta morendo lentamente in degenza. Vederla ridotta a pelle e ossa, sentirla urlare dal dolore a causa dell'artrosi ogni volta che la si manipola per somministrarle un clistere o per lavarla, mi ricorda quale potrebbe essere l'infausto finale della mia esistenza dopo anni di sopportazione delle difficoltà poste dalla società e dal proprio carattere; oltre al danno, pure la beffa.
Vecchio 23-11-2019, 23:56   #6
idk
Avanzato
L'avatar di idk
 

Quote:
Originariamente inviata da Ilsaggio Visualizza il messaggio
Cosa si prova nel perderli?
Dipende. Non escludo che nel figlio possano emergere tracce di un senso liberatorio, derivante dal fatto che il genitore finalmente non sarà più costretto al ruolo di impotente testimone del percorso costellato di fallimenti presenti e futuri del proprio figlio.
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