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Originariamente inviata da gaucho
Le leggende non se ne vanno mai da sole
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VOGLIAMO RICORDARE ALCUNE PRODEZZE DEL SENATUR (dal web):
Umberto Bossi è l'uomo che disse: "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il cu*o". E lo ripeteva. A una donna che aveva esposto la bandiera alla finestra urlò: "Il tricolore lo metta nel cesso, signora".
È l'uomo che alzò il dito medio durante l'Inno di Mameli. Che per vent'anni sostituì l'inno nazionale con il Va' pensiero ai suoi raduni. Che definì le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia "cose inutili e retoriche".
È l'uomo che chiamò il Presidente della Repubblica "terùn" e per questo fu condannato in via definitiva dalla Cassazione per vilipendio al Capo dello Stato con aggravante di discriminazione razziale.
È l'uomo che costruì un intero movimento politico sul razzismo anti-meridionale. "I meridionali hanno in mano lo Stato", "i partiti sono lo strumento attraverso cui i meridionali gestiscono lo Stato", "aiutiamo il Sud sennò straripano e vengono qui, è un po' come l'Africa", "le case si danno prima ai lombardi e non al primo bingo bongo che arriva".
È l'uomo che sugli immigrati disse: "Marina e Finanza dovranno usare il cannone. O con le buone o con le cattive i clandestini vanno cacciati".
È l'uomo che per decenni minacciò la secessione armata: "Le pallottole costano 300 lire", "si va al voto oppure facciamo la rivoluzione, ci mancano un po' di armi ma le troviamo, "avremo tutti il mitragliatore in mano e sarà un piacere portarmene un po' all'altro mondo".
È l'uomo che dichiarò l'indipendenza della Padania. Che creò le Camicie Verdi, un'organizzazione paramilitare. Il cui comandante raccontò ai magistrati: "Bossi mi telefonò per chiedermi se eravamo pronti a sparare contro i carabinieri. Gli risposi che era matto".
È l'uomo che diceva: "NON CONOSCO LA PAROLA GAY, IO LI CHIAMO CULATT*ONI". Che sulla bocciatura dell'aggravante per omofobia commentò: "Meno male, tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta". Che a una parlamentare urlò da un palco: "Ehi Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico!".
È l'uomo il cui tesoriere comprò diamanti e lingotti d'oro con i rimborsi elettorali del partito. Quarantanove milioni di euro. Il cui figlio, dopo tre bocciature al liceo, si laureò in Albania superando 29 esami in un anno senza frequentare una lezione, pagato con fondi pubblici del partito. A cui fu comprata un'Audi da 48mila euro, pagata una scorta privata da 251mila euro, saldata una rinoplastica per l'altro figlio. Tutto con i soldi della Lega. Che erano soldi nostri.
Questo è il curriculum.
Ma in Italia funziona così. Si muore e si rinasce santi. Il curriculum diventa agiografia. Le condanne diventano aneddoti. E chi prova a ricordare i fatti viene accusato di cattivo gusto, di sciacallaggio, di mancanza di rispetto.
Ma il cattivo gusto non è ricordare: il cattivo gusto è dimenticare.
Riposi in pace
IO AGGIUNGO:
è colui che diceva "mai con Berlusconi, mai con i fascisti".
È colui che attaccava continuamente "la casta di Roma".
È l'inventore degli slogan più beceri che hanno contribuito a portare la politica al basso livello odierno.