...per non affrontare il presente.
Mi scopro sempre più spesso a ripensare, o meglio quasi rivivere momenti del passato, legati a periodi in cui stavo meglio, ero più giovane, avevo ancora un briciolo di ottimismo per il futuro. Persone che ho perso per strada...con cui mi trovavo bene...che ho provato a ricontattare ma, evidentemente, non condividono la mia nostalgia perché la loro vita funziona normalmente.
Ma non solo. Rivedo spesso serie tv vecchie di venti o trent'anni che mi piacevano e che ovviamente so a memoria, perché mi riportano alla mia giovinezza. Mi sento di nuovo ragazzo... Poi capisco che è solo un patetico tentativo di sfuggire alla realtà. Realtà che oggi è fatta di lavoro e solitudine, malinconia e depressione. Ho 50 anni è non ho combinato nulla. L'unica cosa che so è che sarò sempre solo. Morirò solo.
A volte penso ad amici e conoscenti che se ne sono andati per malattia o incidenti..e penso che loro si, avevano motivo per stare al mondo: moglie, figli...qualcuno che amavano e che li amava..una famiglia.
Io veramente mi chiedo cosa ci sto a fare qui. Me lo chiedo ogni singolo fottuto giorno.
Non c'è una risposta perché la vita è caos...non c'è un senso ma solo casualità.
Non so nemmeno perché ho scritto queste righe. Anzi lo so. Questo malessere non lo posso esprimere al lavoro o con i pochi amici che ho. Primo perché hanno già i loro problemi, secondo perché il dolore non piace. Cerchiamo di sfuggire al nostro, figuriamoci se ci vogliamo accollare quello degli altri. Da ragazzi era diverso, spesso si condividevano problemi simili e se ne parlava senza problemi, magari nelle lunghe sere d'estate seduti su un muretto. Da adulto la musica cambia. Un uomo non parla dei suoi vuoti, di quanto si sente perso e alla deriva. Delle volte che scoppia a piangere senza un motivo apparente, o delle volte che fantastica di "togliere il disturbo". Un vero uomo deve essere in grado di gestire i suoi problemi, possibilmente senza rompere i coglioni agli altri, amici o colleghi che siano. Se lo fa, si espone inevitabilmente a un giudizio, spesso e volentieri negativo.
Allora serve uno spazio neutro, dove il giudizio esiste comunque, ma almeno è solo virtuale.
Niente...tutto qui. È uno sfogo...un cercare di scrivere come mi sento.