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La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
Come vi consolate quando siete arrabbiati, frustrati, tristi, che volete piangere, urlare e spaccare tutto? Cosa fate per sentire meno questo dolore quando diventa intenso?
Io, purtroppo, bevo e ultimamente lo faccio spesso; esco da lavoro e qualcosa la tracanno, poco importa se fa schifo. Ne ero quasi uscita, avendo vissuto un paio di mesi di stabilità, sia economica che mentale. Tuttavia, sono stata spostata in un'altra sede di lavoro e mi sono ritrovata catapultata all'inferno; capo prepotente, spocchiosa, ansiogena, umiliante che rende il clima pesante e stressante, tanto che ultimamente ho pure episodi di freezing e derealizzazione, dove rimango lì immobile e non capisco più cosa devo fare, come lo devo fare e questo incentiva il capo a infierire. Da un mese rimpiango come un'isola felice la sede di prima, a cui al momento non è possibile tornare e ogni giorno piango e mi pento di aver accettato il trasferimento, non sapendo in quale inferno mi stavo cacciando. Oggi è stata la birra a consolarmi, ieri il vino e l'altro ieri un negroni, chissà domani... |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
In questi frangenti l'istinto mi porta a isolarmi.
So bene che alcune persone trovano sollievo parlando dei propri guai a terzi, ma per me è qualcosa di profondamente innaturale. In momenti del genere ricerco proprio la solitudine. E, per conto mio, metto in atto questi comportamenti a seconda dei casi: * Mi concentro su un'attività pratica. Disegno, gioco o riordino la casa. Sono tutti modi per spostare per qualche ora l'attenzione dal problema ad altro. * Osservo. Osservo il traffico e penso a quanto mi piacerebbe salire su un'auto e andare via. Osservo le persone da lontano, le finestre degli edifici e immagino le vite altrui. Per un po' divento puro pensiero e questo mi permette di placare tristezza e ansia. * Ascolto la malinconia. Concordo con lei e concludo che questa è la vita. Senza maschere, filtri o frasi di circostanza. Ho anche sviluppato delle tecniche efficaci per isolarmi quando non sono tecnicamente sola: * Il risveglio - Soffro di insonnia, perciò mi sveglio sempre molto presto. Mentre il resto della mia famiglia dorme ho alcune ore libere e, ogni mattina, mi siedo su uno sgabello e penso. Penso a quello che non va, a tutto ciò che di storto c'è nella mia esistenza e a quello che non posso avere e mai avrò. Generalmente concludo dicendomi che così è, che questo mi è capitato in sorte. Poi parto "allegramente" con la giornata :sisi: ... è il mio modo per elaborare un po' di tristezza e malinconia da subito, giusto per non trascinarle troppo durante il resto del tempo. * Scherzare - Faccio battute, scherzo, tendo a essere molto giocosa. Lo faccio anche per alleviare certe sensazioni e non farle trasparire. Lo considero un modo per separare ciò che sono dal resto, è come se isolassi una parte di me rendendola irraggiungibile dagli altri. * La sera - Quando le cose non vanno, metto le cuffie e scelgo una delle solite canzoni da tenere in loop per circa quattro o cinque ore. Sorrido (così nessuno mi fa domande), scherzo, scrivo e intanto mi lascio cullare dalla tristezza. Sempre per non creare dubbi, gioco a Balatro. Perché se cazzeggio al pc, tutto è sicuramente ok. A proposito, ho più di 1100 ore a Balatro... felicità :sisi: E questo è quanto. |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Di solito la mia consolazione sta nel cibo. Le patatine sono il mio grande conforto. Ogni tanto provo con la meditazione ma funziona solo per qualche minuto. Da qualche mese mi sono iscritta a fitboxing e devo dire che prendere a pugni il sacco mi aiuta molto a sfogarmi. |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Piacerebbe pure a me fare fitboxing o altra attività fisica in cui prendo a cazzotti un sacco, ma mi devo accontentare di spaccare le scatole della merce in magazzino. |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Se non posso per questioni situazionali sfogo con l'attività fisica o se è una bella giornata esco a fare una corsetta in moto, più che sfogare mi fa dissociare da ciò che vivo quando entro nel flusso della concentrazione sulla guida. Anche se la soluzione più sana credo che sia quella di allontanarsi, o star lontani, da chi fa arrabbiare, frustrare e intristire :/ Nel tuo caso se è per il lavoro, finita la prova, se lo sei ancora, inizierei a sbattermene di più di doveri e frecciate e inizierei a mandare cv a pioggia altrove. Il dipendente in questo paese, se sa come muoversi, ha un discreto potere |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Infatti quando sono di cattivo umore pare che la cosa sia piuttosto evidente :sisi: Quote:
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Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
io mi isolo e rimugino e mi arrabbio ,tutto un loop,da anni
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Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
Mi chiudo a riccio e faccio il bozzolo.
Con pizza e birra potrei andarci avanti mesi ed avere quella mezz'oretta di apparente felicità. Al lavoro sono più silenziosa del solito e lavoro e vado in pausa quando gli altri sono di ritorno. Fino a che ho da fare, ad esempio a casa, procedo abbastanza bene senza slanci ma quando ho finito sono capace di stare ore a guardare il soffitto senza fare nulla; TV e radio spenti. Insomma, mi spengo pure io |
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
Ragiono, medito, in fondo i motivi per essere tristi o arrabbiati sono veramente pochi se escludiamo quello che dipende da noi stessi.
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Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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