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Buono a nulla...
https://effimera.org/buono-nulla-goo...g-mark-fisher/
Tralasciando l'aspetto politico la testimonianza di Mark Fisher mi fa riflettere sul concetto di "impronta sociale": cioè su quanto sia debilitante l'esser marchiati fin dai primi anni di vita come un buono a nulla/reietto/sfigato. Ma la cosa che mi fa più riflettere è quanto per certe persone siano inutili le soluzioni proposte dalla società,psicologi ecc. Puoi realizzare obiettivi, realizzarti lavorativamente, migliorare fisicamente, fare tutti i progressi che essa ti propone per vivere degnamente ma se sei stato marchiato a fuoco sin dalle origini non sembrano esserci tante soluzioni. Un pò come chi riesce a perdere peso ma nonostante tutto si sente sempre inadeguato perché segnato da anni di bullismo relativi alla propria forma fisica. "Per coloro che sono abituati sin dalla nascita a ritenersi inferiori, l’acquisizione di qualifiche o di ricchezza di rado sono sufficienti a cancellare – sia nella loro mente che nella mente degli altri – il senso primordiale della inutilità che li marchia a vita, sin dalle origini. Chiunque si muova fuori della sfera sociale cui è destinato è sempre in pericolo di essere soverchiato da sentimenti di vertigine, di panico e di paura" Nonostante la fatica, il coltivare le mie passioni, la stima e i complimenti ricevuti sento lo stesso senso di inadeguatezza che provavo a 12 anni. Un senso di sconfitta ed inutilità ormai troppo interiorizzato che non mi spiego e con cui razionalmente non ha più senso convivere... eppure sta sempre lì in agguato. Mi chiedo se c'è qualcuno che sia riuscito a riscattarsi o semplicemnte ha imparato ad accettare serenamente questa condizione di inettitudine interiore. |
Re: Buono a nulla...
Io credo che sia determinante il contesto in cui si cresce e i contesti sociali in cui si ha fatto parte.
Se si è stati a contatto con persone (che possono essere familiari, oppure amicizie, oppure compagni di classe, oppure relazioni amorose ecc...) che erano persone sbagliate, che ci prendevano di mira, o ci trattavano male, che ci sminuivano continuamente, è molto probabile che poi si maturi e si cronicizzi la convinzione dentro la propria mente che si è inferiori. |
Re: Buono a nulla...
Io sono sempre stato considerato un buono a nulla ed hanno ragione.
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Re: Buono a nulla...
Non mi hanno mai definito tale. Mi hanno semplicemente affossato alle scuole medie. Li vidi una discriminazione bella e buona, devo incolpare i prof di allora anche mi invitarono a seguire una scuola professionale. Li diedi ascolto e con questa scelta abbandonai la voglia di mettermi sui libri.
La discriminazione era nel vedere figli di professionisti valutati come mezzi geni quando avevano di limiti forse forse superiori ai miei |
Re: Buono a nulla...
Siamo il frutto di due spinte o condizionamenti che dir si voglia:
quelli esteriori che introiettiamo e quelli interiori che noi stessi generiamo. Convinzioni, desideri, aspettative, fanno il resto. |
Re: Buono a nulla...
beh oddio senz'altro anni ed anni di bullismo ed emarginazione lasciano il loro segno, però questa visione mi sembra un pò troppo catastrofista; ad esempio riuscire da adulti a raggiungere obbiettivi come quello di ottenere una buona posizione lavorativa di certo non è lo stesso che non averla, a prescindere dal proprio passato di sfigati, anzi rappresenterebbe un bel riscatto! quindi sinceramente non concordo!
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Re: Buono a nulla...
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L'autore nel 2017 si è suicidato, aveva una moglie, ma neanche questo l'ha salvato, perché ormai quando hai introiettato dentro di te l'idea di essere inadeguato, niente può cancellarla. |
Re: Buono a nulla...
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Re: Buono a nulla...
Probabilmente non ti basta essere bravo in qualcosa, vuoi essere bravissimo.
Un buon risultato non ti accontenta, ricerchi la perfezione. Ormai la questione non riguarda nemmeno i feedback esterni, quanto quelli interiori. Sei giudice e carnefice di te stesso. È comprensibile che tu senta il bisogno di smentire quel senso di inferiorità che ti porti dietro da anni. E l'impegno sembra non bastare mai. La toppa non è abbastanza grande, parti della ferita restano scoperti e fanno male. Il successo, per quanto piacevole, è spesso migliorabile, e questo può lasciare un senso di insoddisfazione. Raggiungi il punto A e inizi a sognare B. Una volta arrivato a B, pensi a C.. e qualcosa di quel B, comunque, non ti convince. Secondo me dovremmo accettare l'insicurezza. Siamo quello che siamo.. sbagliamo, inciampiamo, a volte non raggiungiamo i nostri obiettivi. Abbiamo dubbi, paure e il passato ci condiziona. È normale, alla fine funziona così per tutti. L'insicurezza, però, è differente dal fallimento. Non siamo delle frane. Inoltre la perfezione è così noiosa, rigida, inarrivabile. È l'insoddisfazione che, incanalata nel modo giusto, ci permette di fare un passo in avanti. Modificare le cose. Certo non dobbiamo percepirla come una sconfitta, nel caso il rischio di restarne avviluppati è alto. |
Re: Buono a nulla...
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Ce l'avessi io...:testata: Senza contare che aveva pure trovato una donna da sposare.... Quote:
Forse avrebbe dovuto accettare la sua diversita' di fondo, piuttosto che sforzarsi a tutti i costi di essere un membro di una societa' in cui non si riconosceva...non so :interrogativo: |
Re: Buono a nulla...
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Infatti mi chiedevo se qualcuno di voi avesse sperimentato questa cosa, l'aver risolto un problema che credevate, magari ingenuamente, fonte principale dei vostri problemi ma ciò si è rivelato poco risolutivo. Forse era giusto una maschera con cui coprivate un problema piu' grande o un problema represso, inascoltato... |
Re: Buono a nulla...
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Re: Buono a nulla...
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Io mosso da un senso di rivalsa nei confronti di chi mi ha sempre considerato una nullità, mi sono snaturato, ho fatto un lavoro che non mi piaceva ma che nell'immediato ha dato soldi..bene mi sono preso le mie rivalse, ma dura poco, dopo un po' non ti si fila più nessuno per la bella macchina e la bella casa..e finita la gloria del momento continui a sentirti un fallito e insoddisfatto. |
Re: Buono a nulla...
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Ma perché devo per forza servire ed essere utile per esistere? Da buono a nulla non posso esistere, non posso essere inutile. A me più che il marchio mi dà fastidio proprio a monte tutto quello che c'è dietro, mi dici questa cosa per offendermi e per spronarmi ad esserti utile? Ad essere utile? Una cosa non può esistere di per sé? Deve servire, deve servire e deve servire!!! C'è pure tutta la cura del cazzo relativa all'esser funzionali come robot dietro (che si è diffusa ora e pretendono che un cosiddetto matto riconosca che la sua malattia è questa), quindi io ho proprio un rigetto a monte. Se mi avessero detto che non ero un buono a nulla (e mi hanno detto anche questo) per farmi un complimento mi avrebbe fatto girare le palle comunque. Io è proprio questo obbligo a servire che rigetto. Ma perché uno che non serve a niente è inferiore ad un altro che serve a questo e quell'altro? Già il solo fatto che uno pensa che migliora ad esser fatto così mi sta sulle palle. Se è vero che uno è più buono a nulla in tal senso di altri che bisogna concludere? E' proprio la filosofia della valutazione e del valore dietro per cui io dovrei riconoscere queste cose in sé che a me sta sulle palle (l'autostima ad esempio, tanto amata da questi psicologi del cazzo, che io chiamo solo eterostima, non esiste! Non esiste alcuna cazzo di autostima!!!). Alla fine non è che le banconote hanno valore di per sé è il gruppo sociale che dà valore a queste, quindi alla fine se il gruppo sociale volesse darmi valore che lo facesse e basta, che si aspettano che diventi il loro schiavo per farlo? Il loro strumento utilitario? Non mi sta bene già a monte tutto questo. |
Re: Buono a nulla...
Se riesci a vivere libero dalle catene della valutazione e del valore buon per te. Personalmente non so se sia possibile uscire da questa filosofia... al massimo si possono mettere in discussione i parametri eteronomi che stabiliscono cosa vale e cosa no. Normale valutare e dare un'"utilità" alle persone o alle cose, e molte persone che si percepiscono inutili per una comunità soffrono...e per utilità intendo anche semplicemente l'essere apprezzati o solo l'essere ritenuti una compagnia piacevole.
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Re: Buono a nulla...
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Per questo per me il problema non consiste tanto nel non essere considerati dei buoni a nulla anzi spesso uno che non viene considerato tale c'ha pure il peso di merda delle aspettative sociali sul groppone. Forse la cosa veramente conveniente è non l'essere considerati buoni a nulla senza dover dimostrare nulla, vivere di una rendita basata su credenze finte, è più importante che lo credano che sei utile che esserlo per davvero, visto che la cosa quando è vera è onerosa da mantenere. Ti dicono che sei un buono a nulla e poi uno che dovrebbe fare? Dimostrare che non lo è facendosi un mazzo così? :nonso: Ci credo che poi uno non è felice. Qua il problema è riuscire a sfruttare il contesto senza farsi sfruttare dal contesto, questa cosa mi manca. Non mi mancano le cose di cui parlate spesso qua, per questo io anche con gli psicoterapeuti non riesco a comunicare, abbiamo proprio idee diverse su cosa possa significare vivere felicemente in una comunità, io a vivere con il valore "ora devo rendermi utile" non sono felice e non posso esserlo se questa utilità costa. O l'utilità, la mia utilità si riesce a renderla poco costosa per me (e senza trucchi retorici, a me sti giochetti mi fanno girare le palle), o non si può risolvere un cazzo. Non essere dei buoni a nulla è quasi irrilevante, bisogna riuscire ad essere tali senza rotture di palle, ma mi pare che tutti questi curatori di anime non lo garantiscono mai questo, e perciò io e la comunità insieme ai curatori di anime amici non possiamo esserlo, o l'apprezzamento me lo danno senza che io debba fare chissà cosa oppure si sarà sempre in conflitto, tanto io non sono felice a vivere come un "non buono a nulla che deve fare tanto per non risultare tale", se questa è la soluzione, è una finta soluzione per me. |
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