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hai fatto il topic più leggero del mondo :lol:
cmq ovvio che è tutto nella nostra mente non esistono prooblemi in natura, è la mente umana che li crea (cit.) |
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Sono ostacoli che ci poniamo solamente noi stessi ed è per questo che sono difficili da superare. |
E' solo una cosa della nostra mente; se per esempio sbattiamo la testa e perdiamo la memoria non saremo + sociofobici.
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E' vero, la fobia sociale è un problema mentale.
Purtroppo la nostra cultura, spiritualmente vuota, è incapace di dare un senso a tutto ciò che è doloroso, e anzichè interpretare un problema, un dolore, come un mezzo per la riflessione, la interpreta come un ostacolo da superare. Così, per esempio, la scienza arriva a capire che la fobia sociale nasce dalla mente, e come soluzione propone l'educare a usare il meno possibile la mente, l'intelletto, disimpegnarlo per evitare l'ansia (vedasi per esempio "come smettersi di fare le seghe mentali"). In questo modo l'uomo, con la presunzione della sua scienza, butta all'ortiche un mezzo (la fobia sociale) che la natura gli ha dato probabilmente per indurlo a certe riflessioni, a certe prese di coscienza. E' come se l'uomo volesse fare di tutto per non fare i conti con la realtà, e con le sue responsabilità naturali: l'uomo ha un intelletto, e l'intelletto è qualcosa di finalistico, qualcosa che esiste per essere usato, non per essere disattivato. Ho scritto questo pensiero un po' di getto, quindi non meravigliatevi se suona un po' presuntuoso. |
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il pensiero di hurry è pwfetto
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[quote="MarcheseDelGrillo"]
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Quindi il socialfobico potrebbe testimoniare un problema su cui nessuno, in condizioni normali, rifletterebbe. |
Bè, dopo aver preso atto di queste dinamiche bisognerebbe cercare di migliorarsi, di cambiare un po', se c'è uno stato patologico di curarsi.
Secondo me bisogna evitare di chiudersi nella "torre d'avorio" rappresentata dal pretesto di essere sensibili e riflessivi, facendone quasi un vanto con noi stessi. Sì, è bello e c'è tanta gente che apprezza queste capacità, ma bisogna anche cercare di integrarsi nel mondo. |
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La fobia sociale ha due funzioni, una per chi ne soffre, che è quella di sollecitarlo a superarla, e una per chi interagisce con chi ne è affetto, che da questa esperienza dovrebbe maturare certe riflessioni sul suo modo di comunicare, di selezionare, di valutare il comportamento degli altri. |
questo è vero.
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http://www.scribd.com/doc/8778/Why-Intelligent-People-Tend-To-Be-Unhappy[/url] dovresti rivedere la tua linea! |
fb
Certo che è uno stato della mente, ma gli "stati" della mente sono realtà pura, la più concreta e inscalfibile peraltro!
Stefano |
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E sono daccordissimo nel dire che in realtà non dovrebbe essere un ostacolo da superare...come non dovrebbe esserlo la timidezza...dovrebbe essere una fonte da cui arricchirsi e bisognerebbe solo imparare a "dosarlo": il sociofobico (ma anche una persona molto timida) semplicemente fa quello che ormai una persona "normale" (che per me ha ben poco di normale...praticamente si accontenta di vivere allo stato animale senza pensare) non sa più fare. Il ragazzo normale pensa con tutto se stesso al sabato sera in disco e parla con l'amico sulla possibilità di farsi una ragazza quell sera. Un timido/sociofobico riesce a far eben oltre (riesce a riflettere su ogni singolo fattore, riesce a sensibilizzarsi su ogni singolo fattore--> secondo me ha qualcosa in più e non sicuramente in meno--> si tratta solo di imparare a dosarsi). Da piccolinoinoino :D avevo paura del buio, dei ladri ecc...ecc... un bel giorno mi sono detto eprchè? perchè tempo il buio? so per certo che sotto al letto fisicamente è impossibile che spunti fuori un mostro...e il problema è stato domato. Quando sono cresciuto un po mi sono ritrovato da estroverso a introverso e soprattutto timido. Mi sono fatto la stessa domanda "perchè così timido quasi da non sapermi muovere?" Perchè devo considerarmi inferiore agli altri? perchè le stronzate degli altri devono essere superiori alle mie (soprattutto se per i primi 14 anni della mia esistenza ho fatto divertire sempre tutti)? Problema risolto. Si sicuramente alterno l'introversione all'estroversione (ma questo fa parte di me e sono ben contento di essere in buona parte introverso), ma la timidezza è domata e sono io ad indirizzare me stesso dove voglio. |
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Citazione:E' vero, la fobia sociale è un problema mentale. scusa la battuta ma che la fobia sociale non fosse un problema intestinale mi sembrava ovvio :D |
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1) non puoi condividerlo facilmente con qualcuno 2) è facile usarlo male Ecco perchè è improprio dire che l'intelletto sia proporzionale all'infelicità. Inoltre non dimentichiamo che l'uso dell'intelletto porta arricchimento intellettuale e spirituale in modo quasi completamente gratuito. E che il rifiuto di questo mezzo, secondo gli orientali, ci vincola al karma, alla necessità cioè di essere stimolati da esperienze dolorose alle riflessioni che non abbiamo voluto fare in altre vite, cosa che non mi sembra affatto irragionevole :) |
L' universo è uno stato della (mia) mente.
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Non condivido l'opinione che intelletto e felicità siano inversamente proporzionali.
Dipende, secondo me, da che uso si fa dell'intelletto e da come questo si sviluppa (se uno cresce in un ambiente aperto e giocoso o in un uno chiuso e repressivo, ad esempio). La storia che gli intelligenti sono tutti dei piccoli Leopardi tristi e alienati, sempre appollaiati sulla sommità dell'ermo colle a vedere la vita scorrere sotto di loro e che gli stupidi siano dei dandy è una palla clamorosa. Uno dei tanti stereotipi che questa società di merda ci ammannisce (come anche quello della bellezza che non va mai a braccetto con l'intelligenza). L'intelligenza è qualcosa che può essere solo positivo: l'intelligente arriva prima degli altri, trova scorciatoie, gestisce meglio le situazioni, legge fra le righe... Quello che bisogna evitare (ed è questo secondo me il nocciolo della questione) è di non manifestare la propria intelligenza (il che non vuol dire sbandierarla narcisisticamente), di accartocciarsi in sè stessi e di marcire nei propri pensieri. Quando l'intelligenza (che vuol dire tante cose: capacità d'analisi, comprensione del diverso, mediazione...) passa dalla stato di torpore meditativo a manifestazione reale non può che essere una carta vincente, un vantaggio e un modo per avvicinarsi alla felicità. Per "manifestazione reale" intendo la messa in opera di tutte quelle attività nelle quali la nostra intelligenza può essere messa a frutto (ce ne sono, ce ne sono. Basta un po' di pazienza e voglia di trovare ciò che fa al caso nostro). Che poi... cos'è la felicità? E ancora: siamo sicuri che i non intelligenti, gli stupidi e i frivoli la conoscano veramente? A parere mio, no. Non mi va di stare a fare discorsi filosofici, ma credo che la felicità vera sia cosa ben rara nella vita (e per questo 100 volte più bella quando la si incontra). Non bisogna cercare una "formula della felicità". E' un'idiozia. Piuttosto bisognerebbe cercare di rendersi conto che la felicità è un impalpabile simulacro che la nostra coscienza, assetata di auto-miglioramento, ci pone davanti. Se ci pensate, la felicità non esiste. O meglio, non esiste una "felicità in quanto tale", un'idea di felicità. Ognuno trova la sua. Chi in un amore, chi in un impegno sociale, chi in un sogno. Insomma, non siamo nati per soffrire, ma nemmeno per fare salti di gioia tutto il santo giorno. |
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