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Ho conosciuto in te le meraviglie: Alda Merini tratteggia l’amore
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Ho conosciuto in te le meraviglie meraviglie d’amore sì scoperte che parevano a me delle conchiglie ove odoravo il mare e le deserte spiagge corrive e lì dentro l’amore mi son persa come alla bufera sempre tenendo fermo questo cuore che (ben sapevo) amava una chimera. Conoscere è amare, amare è a sua volta conoscere. Aspra e dolcissima, come solo lei egregiamente sa essere, Alda Merini in questi versi trascende la mera sensualità e si spinge oltre. Come sfogliando le pagine di un libro, la poetessa scopre nell’altro le “meraviglie”, e “le meraviglie d’amore sì scoperte” le appaiono- sull’onda di una bellissima immagine- “conchiglie” che si spalancano come finestre, si dilatano come canali tra lei e il mondo: un mezzo per “odorare il mare e le deserte spiagge corrive”, “e lì dentro l’amore”. Ecco il fulcro, la conoscenza autentica. Nella ricerca instancabile, infinita e indefinita di questo sentimento, tanto straordinario quanto turbolento e annichilente, la nostra autrice guarda stavolta l’amore con occhi nuovi, per certi versi innocenti, con una sensibilità diversa, conferendogli un valore spirituale, svelando la forza di questa occasione unica e incomparabile per ammirare quello che oggettivamente e banalmente non scorgeremmo mai. Alda Merini è soprattutto questo. Una donna che ci racconta le avventure della sua anima e ci invita partecipare dei sentimenti che prova. Chiunque si soffermi a leggerla non può non rimanere impigliato nelle pieghe del suo cuore e sentire per un attimo ciò che lei ha avvertito mentre la sua mano scriveva. Pertanto ci rivela che l’amore è anche mistero che invade, sconvolge, avvolge, riempie, trascina il cuore per vie incerte. Nonostante tutto però, l’amante va; si perde “come alla bufera”, si porta nutrendosi del poco, accontentandosi del niente, niente che per antitesi è anche tutto. L’amato infatti racchiude l’universo intero di cui ogni angolo è meraviglia, stupefazione, piacevole sorpresa. Tuttavia, consapevole e struggente, la Merini, abituata a vivere ogni incontro come un’annunciazione, chiude i suoi versi con una nota di verità, seppur amara, come d’altronde ogni ardua verità è. L’amore è soprattutto illusione, incanto, abbaglio; è la favola di un mondo altro, di un oltre echeggiato, agognato e intravisto. Nel momento in cui si apre un varco verso l’infinito, quell’ infinito che è negato da sempre e per sempre alla condizione umana, si scopre che ciò che si ama è in realtà una “chimera”. http://www.letteratu.it/2012/01/17/a...rrere-insieme/ |
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