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genitori che criticano e basta
Lavorando in terapia mi sto rendendo conto che i miei genitori non mi hanno mai fatto complimenti, solo critiche e le conseguenze me le porto dietro da adulto. Mio padre, nonostante sappia che sono neurodivergente, continua a sottolineare che non riesco a tenere in ordine le cose, che perdo continuamente tutto. Ci sto lavorando, è inutile fare confronti con i neurotipici. Speravo che almeno la diagnosi rendesse più chiaro che ho delle difficoltà strutturali. E invece niente. Fin da quando sono piccolo sono sempre schifati dai vestiti che metto, dai capelli che porto, dalla musica che ascolto, dai film che guardo. Una critica dopo l'altra. Stasera sono tornato dal parrucchiere e mia madre mi ha guardato inacidita dicendo ''se piacciono a te...''. Se dovete fare i figli per trattarli così piuttosto non fateli, ho ricevuto più complimenti dalla mia terapeuta che vedo un'ora a settimana da tre anni che da mia madre che vedo tutti i giorni da 24 anni. Assurdo. Gli psicologi devono diventare il surrogato dei genitori che non sanno fare i genitori.
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Re: genitori che criticano e basta
Anche i miei genitori sono stati così, ognuno a modo suo.
Ma le mie sorelle sono diventate anche peggio, hanno assorbito il peggio da entrambi i miei genitori, hanno imparato a vedere il male ovunque, a vivere di veleni. La mia famiglia è stato un costante criticare o i membri stessi della famiglia o le persone esterne alla stessa, che fossero i vicini di casa o gli ospiti e così via o la fantomatica "società" a cui addossare ogni colpa. Ricordo molto bene che dopo due o tre anni di università, quando ho trovato delle persone con cui avere dei rapporti sani e normali, un giorno sono tornato a casa e ho percepito di colpo tutta la differenza tra un ambiente in cui dicevo qualcosa e venivo ascoltato e rispettato e un altro, quella della famiglia, in cui appena aprivo bocca si rispondeva solo col veleno, lo sminuire, il negare, il criticare, il colpire, il demolire. Purtroppo poi sono cose che si assorbono e io per primo mi rendo conto di aver introiettato molte delle modalità di interazione tipiche della mia famiglia e ho sempre faticato a rapportarmi con le altre persone in una maniera non improntata alla negatività. |
Re: genitori che criticano e basta
Come per guidare, prima o poi il Progresso immetterà la patente per essere genitore. O degli attestati come qualsiasi professionista per esercitare la propria professione.
È pleonastico asserire che milioni di adulti non sono e non saranno mai in grado di essere genitori, tipo i miei: che sono tutte tranne che genitori. Nemmeno ti fanno dire "vabbè, hanno sbagliato a 25-30 anni ma con l'età hanno messo giudizio" ehi...a 70 anni sono peggio o sempre uguali a 40 anni fa...Le critiche, magari costruttive, potrei pure capirle (senza esagerare): sminuire, prevaricare, minacciare ecc...ti fanno capire che sei stato messo al Mondo per doveri sociali e concezioni primitve ma non per ricevere affetto o una guida per poter esprimerti. |
Re: genitori che criticano e basta
Dico solo che troppe volte si vede il genitore ma non la persona, hanno problemi anche loro e speranze che troppe volte non vediamo o non siamo riusciti a vedere, si pretende senza mai dare, quando si é giovani si vede il ruolo ma non la sua vita e tutto il contorno
Non é una critica ne un riferimento a te juan |
Re: genitori che criticano e basta
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Però, non è una scusante. Avrebbero avuto tutto il tempo per sedersi e farsi due domande invece di procreare per dare egoisticamente un senso alle loro vite o fare ciò che la società democristiana chiedeva loro. Non erano costretti a dover ripetere li stessi errori dei loro genitori. |
Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
Ma se a un genitore non sta bene quel che dici e fai e come ti vesti? Che deve fare? Fingere?
Io penso che così come ci sono conflitti con altre persone ci sono anche con i genitori, è proprio inevitabile, e secondo me anche con il terapeuta stesso ci sono. A me anche questa strategia del mettere qualcuno contro la famiglia per creare un'alleanza col terapeuta, che non è detto ci sia, mi ha sempre dato fastidio. Non lo so, io penso che si è sempre praticamente soli contro tutto il resto, talvolta si possono trovare alleati ma alla fine sempre soli si resta, la propria causa non è detto che sia condivisa da qualcuno, anzi prima o poi i motivi di divergenza vengono a galla. Non si troverà nessun avvocato che la difenderà gratis questa causa, questa idealizzazione del terapeuta o di qualcuno che sarebbe altro dalla merda che vedo attorno, in me non c'è. A me piacerebbe non ci fossero queste divergenze ma ci sono e sinceramente anche andare in terapia certe volte non riesco a capire come possa farle sparire dal reale, poi sostenere che si può conviverci bene è un ossimoro per me. Dalla mia parte non ci sta nessuno se non io, e quindi tutto quello che dicono e il presunto aiuto va a farsi benedire subito. L'aiuto che mi servirebbe io vedo e osservo che nessuno lo dà davvero, compreso il terapeuta. Il terapeuta al minimo, se è un buon terapeuta, potrebbe ascoltarti e basta, il resto per me è pressappoco inutile dato che l'operazione che viene fatta è quella di prendere il carico e buttarlo sulle tue spalle sperando che tu ti convinca a diventare un animale da soma. |
Re: genitori che criticano e basta
Ti capisco, i miei genitori mi rivolgevano la parola solo se dovevano rimproverarmi per qualcosa che a loro non andava bene, da loro mai discorsi in chiave positiva, solo critiche e cazziatoni. Ne ho risentito molto anche io.
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Re: genitori che criticano e basta
Genitori e figli non sono sullo stesso piano. Il genitore HA SCELTO di fare un figlio, il figlio NON HA SCELTO di essere messo al mondo, nessuno gliel'ha chiesto. Quindi non tiriamo fuori che adesso i figli devono compatire i genitori, per cortesia. Sono discorsi che non hanno senso. La creazione dell'autostima è importante per i bambini, se un bambino si sente dire che è una merda crescerà diventando una merda perché il genitore ha detto così, i giudizi dei genitori sono come specchi, diventi ciò che loro ti considerano perché sono le figure fondamentali durante la crescita. Dire che adesso il genitore deve dire al figlio che è una merda perché è la sua opinione mi pare un'assurdità, a sto punto non fare figli se devi essere sincero a tutti i costi e disprezzare ciò che hai creato tirando su una figura disfunzionale. E anche l'odio che avete per terapeuti e psichiatri è assurdo, io sono migliorato tantissimo grazie a queste figure e grazie ai farmaci e come me tanta altra gente, a riabilitazione sento tante storie di chi è rinato dai ricoveri in clinica o in psichiatria, dovete accettarlo, per qualcuno funziona per altri no.
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
Io sono stato un errore, mica mi volevano
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
Provo a dire la mia.
I genitori sono esseri umani e, in quanto tali, risultano imperfetti. Mamma e papà hanno un bagaglio di frustrazioni, paure, incapacità e difficoltà proprio come noi. A volte, i loro comportamenti sono il risultato del contesto e dell'educazione ricevuta, delle vicissitudini della vita. In linea di massima, ci vogliono bene, anche se non sempre lo dimostrano nel modo che vorremmo. Fanno quello che possono, come possono. Mia nonna, ad esempio, era una donna severa, sempre pronta a criticare. Esprimeva il suo affetto attraverso il cibo. Mia mamma è prodiga di complimenti e, spesso, esagera. Però spera sempre di non trovarla in una giornata storta, eh. Nel caso, preparati a una shitstorm di prima categoria, roba capace di cancellare qualsiasi tipo di autostima. Papà, invece, era silenzioso e riservato. Non ricordo di aver mai ricevuto chissà quale complimento o incoraggiamento da parte sua. Però mi voleva bene e questo l'ho sempre saputo. Juan, non sto cercando di giustificare i genitori. È solo che ormai siamo adulti e possiamo, forse, comprendere meglio i loro limiti. Del resto, anche noi facciamo quello che possiamo con gli strumenti a nostra disposizione. E, tante volte, il nostro "meglio" non è abbastanza. Forse, accettare le loro mancanze può aiutarci a perdonare anche noi stessi, almeno in certe situazioni della vita. Siamo tutti imperfetti, siamo umani. |
Re: genitori che criticano e basta
Ne so qualcosa anch'io.
Mio padre ha avuto per anni lo stesso atteggiamento, con me, che suo padre (mio nonno) aveva con lui. Brusco, brutale, come se al mondo fossero tutti degli stronzi figli di puttana e io in casa fossi un estraneo. In alcuni frangenti mi ha preparato al fatto che al mondo la gente può essere così, però sono stati più i danni che i benefici. Ci ho lavorato molto duramente e anche scontrandomi verbalmente con lui per capire a fondo questa cosa ed arrivare a venirci incontro. Ora ci siamo chiariti, ma lui, inconsapevolmente, per anni, mi ha fatto molto male. Non quotare. |
Re: genitori che criticano e basta
Mi sembra sia già stato detto molto
A mio avviso la cosa importante è avere un pensiero sincero non viziato dalla narrativa che vorrebbe i genitori colpevoli di tutto Ovviamente non è il caso dell'op. Esiste più di un caso in cui a essere nel vizio è il/la figlio/a, ed è sbagliato pensare che i famigliari abbiano sempre le energie per contenere Forse c'è una sorta di limite non scritto intorno ai 24-25 anni per sopraggiunta età, diventa difficile stare dietro a un figlio/a prepotente o che muova ricatti Si può ripartire dalle basi della convivenza, prendere la propria parte di compiti in casa è la prima cosa |
Re: genitori che criticano e basta
Solite allusioni al fatto che chi abita con i genitori oltre a una certa età sono persone viziate che pretendono le cose e si fanno servire e riverire.
La faccenda è molto ma molto più complessa di così. Stiamo parlando si aspetti psicologici che si ripercuotono sui figli e vengono fuori gli stereotipi sui mammoni. Insomma si parla coi muri... |
Re: genitori che criticano e basta
Zero, anzi in parte autoriferito dato che nel mio caso ho avuto molti alti e bassi purtroppo
(Tra parentesi: colgo l'occasione per scusarmi se in alcuni messaggi che ho scritto ricorrono in modo ossessivo discorsi a tema routine ma è un tarlo mio dovuto a vissuti giovanili di inconstanza) Penso la cosa migliore, potendo tornare indietro sarebbe stato creare meno conflitti e portare a casa la giornata in modo più equilibrato |
Re: genitori che criticano e basta
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A me è proprio questo discorso retorico che mi fa girare le scatole. Uno comunica che anche scegliendo la cosa meno peggiore in questo ventaglio di alternative non si starà bene né oggi né mai, e questi pensano che facendoti oscillare sull'altra alternativa si risolve qualcosa? Sono stufo di una situazione e si traduce la mia comunicazione a cazzo con un "sei stufo di stare così?". Ma io non mi sono lamentato di un mio stare in un modo, mi sono lamentato di una situazione di merda! Se io comunico "sono stufo che varykino si comporti così", sono stufo di qualcos'altro non di come mi sento, comunico un esser stufo di altro e loro cercano di tradurlo in un esser stufo di altra roba, quando io indico qualcosa di specifico. A me è questo che mi fa incazzare. Voglio parlare con qualcuno di quel che mi disturba e questi vogliono tradurlo a forza in un autodisturbo, una scelta sbagliata e altre stronzate, quando io non gliel'ho chiesto da nessuna parte di fare 'sta cosa? Una persona che sta dalla mia parte dovrebbe capire che finché varykino si comporta a cazzo io non sto bene e va contro il mio interesse, poi se chi parla con me vuole occupare altre posizioni che le occupi, ma non è la mia parte. Comunque è un esempio, di te e come ti comporti non me ne frega nulla, fai quello che ti pare non mi arrechi più di tanto disturbo. La mia scelta meno peggiore già l'ho fatta nel contesto e non sto bene comunque perché c'è una mancanza, e se la testa di cazzo di terapeuta con cui parlo per esprimermi e comunicare questa cosa, ed avere a che fare con almeno un cretino che finga di capirmi, non riconosce che c'è questo buco, questo si va a posizionare dove vuole, più o meno dove stanno altri interlocutori che "non vogliono ascoltarmi davvero" e con cui non si può instaurare nessun dialogo, ma non sta dalla mia parte. Io comunque da loro non voglio quasi niente, vorrei solo qualcuno con cui parlare che mi capisca, e capirmi non significa necessariamente che devo cambiare e "star meglio" tramite un indottrinamento in cui mi convinco che le loro puttanate sono valide. A me infastidisce quando delle persone dicono di lavorare per il mio interesse e poi fanno pressioni contro questo interesse. Devono capire cosa mi fa star meglio davvero, e non mi pare gli voglia entrare bene in testa nonostante io comunichi abbastanza chiaramente. Se io dico "per star meglio avrei bisogno di guadagnare senza fare questo e quell'altro", e loro vedono che manca questa cosa (come magari lo vedo bene anche io), devono ficcarselo bene in testa che se c'è questa mancanza bene non sto! Poi se vogliono occupare altre posizioni per cui "no ma va bene così, puoi star bene anche così, lavorando così e colà", che le occupino, ma non è la mia, e facendo questo dimostrano soltanto che non vogliono riconoscere e capire quello di cui io mi lamento, vogliono tradurlo a cazzi loro, non vogliono manco ascoltarmi davvero. Il terapeuta deve scegliere da che parte stare, se continua a credere che il mio interesse è un altro va in conflitto col mio vero interesse, quello che ho comunicato esplicitamente e che non vuole riconoscere davvero. Alla fine il genitore fa lo stesso, fa pressioni perché pensa che il vivere bene sia un altro, ma questo vivere bene che ha in testa il genitore va in conflitto col tuo, e la realtà una sola è, non c'è spazio per tutto, se il resto lo impedisce questo tuo vivere bene, resta l'impedimento. Anche il genitore deve scegliere da che parte stare, vuole sostenere i miei interessi o andarci contro? Che scelga, ma non sostenga che mi ha compreso nel fare questa scelta, siamo contro e basta. Per questo credo che questo giochetto così come stava in piedi coi genitori sta in piedi anche con i terapeuti, non vedo perché se non ci fidiamo dei nostri genitori dovremmo fidarci di questi sconosciuti. Se il mio star male equivale proprio al fatto che le alternative mi stanno strette, ripetermi che le alternative queste sono e forse sto meglio scegliendo l'altro corno del dilemma, perché cazzo dovrebbe sbloccare la situazione e farmi sentire meglio? A me pare che non si voglia manco afferrare la mancanza di cui mi sto lamentando. Vai da loro nella speranza che qualcuno ti capisca e la comprenda questa cosa, e trovi l'ennesimo cretino che fa finta di non capire. |
Re: genitori che criticano e basta
vabbè cmq nn è che i terapeuti come i genitori so tutti uguali , nel senso magari uno se ne passa 20 di merda e poi c è effettivamente quello che capisce cosa intendi e vuoi , cioè per carità manco io ho fiducia nel prossimo e nei terapeuti ma sarebbe un po stupido dire che so tutti uguali , tutti stronzi etc.... l unica roba sicura è che è per gente che c ha dei soldi da "investire" in ste cose , perchè ormai curarsi è diventato un investimento che qualcuno puo permetterselo e altri no . almeno i terapeuti se c hai i soldi puoi cambiarli e daje e daje prima o poi uno giusto ci sarà , i genitori no nn puoi cambiarli
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Re: genitori che criticano e basta
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e quindi in alcuni casi è pure piu probabile che il terapeuta sia meglio del genitore in quanto a fiducia , dipende sempre dalla situazione. considerando tutte le varianti dei casi nn è detto che un genitore è piu affidabile di un terapeuta , almeno nn sempre |
Re: genitori che criticano e basta
Bisognerebbe superare un tabù culturale molto radicato, specialmente in Italia, ed ammettere che talvolta non é solo che li abbiamo delusi, ma ai nostri genitori sta proprio sulle palle quello che siamo diventati e quello che facciamo. Insomma, c’é una certa reciprocità.
Mi ricollego all’altro thread sottolineando, nei limiti del possibile, l’importanza di rendersi ad un certo punto autonomi economicamente e per le esigenze pratiche. Anche se é un percorso di sofferenza credo che questo porti ad una revisione di molte cose, non che spariscano per magia ma si mette l’accento su altro. Il rancore e il dolore restano ma non é tutto bianco o nero, possono anche convivere in modo ambivalente con empatia (si lo so, questa parola…) e gratitudine per altre cose. |
Re: genitori che criticano e basta
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Padri, madri, fratelli, sorelle, nonne/i, zî, zie, cugini/e...se sono delle merde umane non devono ricevere trattamenti di favore. Non li ho scelti io quei parenti: me li hanno imposti. |
Re: genitori che criticano e basta
Se io uscissi per strada e mi mettessi a insultare una persona a caso, o a picchiarlo, verrei portato in tribunale, magari mi farebbero anche un TSO. Se lo facessi con un bambino rischierei il linciaggio per strada.
Se lo fa un genitore al figlio partono i ragionamenti tipo "anche i genitori sono esseri umani", "tutti sbagliano", "bisogna capire", "bisogna guardare avanti", e poi ci sono pure quelli che dicono che in fondo sono "metodi educativi". Ragioniamo un po' su questa differenza. |
Re: genitori che criticano e basta
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Re: genitori che criticano e basta
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La violenza é sempre violenza, non c’é dubbio. Che la percezione sociale (e pure legale) della sua pratica in contesto famigliare sia molto cambiata negli ultimi decenni é, per fortuna, vero. In pratica: mio nonno mollava sberloni a mio padre, lo chiamava somaro, se prendeva un bel voto gli diceva che ‘aveva fatto la metà del suo dovere’ e tutto questo veniva considerato ‘normale’ qualche decennio fa, oggi non lo sarebbe più. Non lo giustifico e lo ritengo sbagliato, ha fatto i suoi danni, ma ci si fa i conti, lo si analizza e contestualizza e si va avanti, che non vuol dire dimenticare o banalizzare. Ma fanno parte delle zavorre che ci portiamo dietro nella vita quasi tutti. Se poi si tratta di cose più gravi allora uno può cercare giustizia anche a distanza di anni. Immagino che però nel thread ci si riferisca più che altro ad un atteggiamento costantemente svalutante, che in effetti può essere la versione moderna di certe pratiche. Ma chiudersi solo nel rancore, riversarvi tutta la colpa e non provare a rifletterci su non ha mai portato a niente. |
Re: genitori che criticano e basta
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Certi aspetti li hanno in comune, io eccezioni in tal senso non ne ho trovate, le ho cercate leggendo i loro manuali, ma non le ho trovate e non ne vedo. Ragionano come hai ragionato tu all inizio "le opzioni queste sono... Scegli", come se scegliendo qualcosa si risolve il malcontento di cui mi lamento. Non pensano che magari è proprio il ventaglio di scelte che risulta stretto, no questa ipotesi va rifiutata a monte. Comunque io provo ad educarli, so che non ci sono terapeuti fatti come vorrei, e l unica cosa da fare è prenderne uno e cambiarlo. Ho bisogno di un tipo di relazione e mi sa che devo provare a forzarla anche con loro. Non vedo che differenza c è tra un insieme di persone il cui comportamento mi disturba e una relazione con un terapeuta solo che vuole imporre pure lui le regole riguardo a come funziona la terapia e cosa dovrebbe farmi bene in un ventaglio di scelte limitato. O riesce questa cosa o rimane comunque un conflitto di fondo pure con loro perché il loro spazio rimane angusto come quello che trovo fuori. Mi è capitato di leggere questo trafiletto in una pagina facebook per caso... E più o meno è quello che avverto io... "La libertà oltre il dualismo: Adorno e la critica alla scelta prescritta Nella sua opera "Minima moralia", Theodor Adorno ci offre una delle più penetranti riflessioni sulla natura della libertà: "La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta." Questa affermazione, nella sua apparente semplicità, racchiude uno dei nuclei fondamentali del pensiero critico adorniano e dell'intera Scuola di Francoforte. Adorno ci invita a riconsiderare profondamente cosa significhi essere liberi nella società contemporanea. La vera libertà, ci suggerisce, non risiede nell'esercizio di una scelta all'interno di opzioni predeterminate, il "bianco o nero", ma nella capacità di riconoscere e rifiutare l'imposizione stessa di questo falso dualismo. È un invito a sviluppare quella che potremmo chiamare una "libertà di secondo ordine": non la semplice libertà di scegliere, ma la libertà di mettere in discussione il contesto stesso della scelta. Questa concezione della libertà si intreccia con la critica adorniana all'industria culturale e alla razionalità strumentale della società capitalista avanzata. In un mondo dove le opzioni di vita, pensiero e consumo sembrano sempre più standardizzate e predefinite, la vera libertà diventa un atto di resistenza intellettuale. È il rifiuto di accettare come naturali o inevitabili le categorie attraverso cui il sistema sociale ci invita a percepire la realtà. "Minima moralia", scritta durante l'esilio americano di Adorno negli anni '40, riflette il suo confronto con una società dove il consumismo e l'omologazione culturale avanzavano rapidamente. La sua critica, però, trascende il contesto storico specifico per parlare alla condizione umana nella modernità. L'affermazione sulla libertà ha una qualità aforistica che condensa anni di riflessione filosofica e sociologica in una formula memorabile e profonda . Adorno non si limita a teorizzare, ma ci propone un atteggiamento esistenziale. La libertà diventa un esercizio di negazione determinata, un rifiuto consapevole che apre nuovi spazi di possibilità. Non è una libertà meramente negativa, ma generativa nella sua capacità di spezzare le dicotomie imposte. La forza di questa riflessione sta nella sua capacità di risvegliare in noi una consapevolezza critica che va oltre la semplice scelta tra alternative date. È un invito a quella che Adorno, insieme a Horkheimer, chiamava "dialettica negativa": un pensiero che non si accontenta di muoversi all'interno dei parametri esistenti, ma che lavora costantemente per superarli, ampliando così lo spazio della libertà autentica." La famiglia è solo un pezzo dell'incastro, c'è un incastro ben più grande, loro si fermano a questo, e non mi sta bene. |
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