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Credo che forse pigrizia e inettitudine vadano a braccetto. Se non riesci perdi comunque la voglia. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Ma come dicevamo sopra: se personalmente ci metto una settimana per scrivere 30 secondi di musica poi prende il sopravvento lo scoramento cosmico. |
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Comunque per emergere e affermarsi ci vogliono certe capacità, ma più che capacità tecniche ci vogliono capacità sociali di alto livello (raccomandazioni, conoscenze e via dicendo), e comunque sempre un bel po' di fortuna. Ma in ogni caso se si ha a che fare con un hobby uno si deve divertire lui, che sia bravo o meno non conta tantissimo, io non sapevo cantare eppure mi cimentai una volta a far parte di un coro, loro me lo permettevano e a me piaceva cantare, anche se dal mio punto di vista facevo abbastanza schifo :D. Se una cosa la fai per divertimento tuo ti senti più libero, almeno per me era così, l'unico problema è se gli altri poi non ti permettono di farle certe cose, ma se ti danno il via libera, sono cavoli loro. Poi mi viene in mente anche un'altra cosa. Ricordo che a scuola non facevamo mai educazione fisica, nel senso che l'insegnante era latitante, io non sapevo manco chi fosse, mai visto, così noi avendo a disposizione la palestra, qualche palla e un campo con rete, quando dovevamo fare le ultime due o tre ore prima di uscire, giocavamo a palla a volo. Io ero una super schiappa, ma alla fine ci divertivamo, mica lo facevamo per agonismo, loro mi lasciavano giocare e io mi divertivo a partecipare. Alla fine sempre un po' di movimento facevo e stavo meglio. Se si crea questa atmosfera qua, a nessuno frega nulla che tu sia bravo o meno, si sta insieme e si condivide qualcosa. Questa è la cosa che mi piace del dilettantismo, dell'occuparsi di un hobby, viene smontata tutta l'utilità penosa relativa al professionismo, non si è professionisti, non si sta lavorando seriamente, si può cazzeggiare come un bambino che gioca con le macchinine... Dove vanno le macchinine? Da nessuna parte, ma è divertente comunque spostarle inutilmente senza arte nè parte. Quando si ha a che fare con persone che vogliono vincere il mongolino d'oro pure qua, mi iniziano a girare le balle, mi smontano tutta la demenza e libertà della cosa, la fanno diventare identica a un lavoro, ma uno magari ne ha le palle piene del lavoro, pure una cosa che la si fa per svagarsi va trasformata in una cosa simile al lavoro? :nonso: Preferisco l'arte spontanea dei bambini rispetto a quella seriosa degli adulti. Quasi tutti i bambini si divertono a disegnare, eppure non sono dei michelangelo in erba. Tracciano linee storte, colorano fuori dai contorni, quattro stacchette e hanno disegnato un cane o un cavallo. E si divertono davvero a farlo a differenza degli adulti che si preoccupano delle loro croste di merda. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Due o tre anni non sono "mai". Un corso di pittura non è "mai". |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
Quindi chi ha passione per interessi cosiddetti passivi (lettura, film...) ? Quelli mica prevedono dei risultati. Eppure sono passioni, hobby.
Indi, la passione e l'interesse prescindono dal risultato. E la soddisfazione non é solo e sempre data dal riconoscimento, dal premio. Come diceva Zoe, se si arriva a darsi un valore a prescindere da quello attribuito, non si dipende dai riconoscimenti. Che poi. Un premio o una medaglia o un voto, non danno un valore A TE, ma al compito, alla prestazione. Lo sapete che a scuola sono sconsigliati da tempo i bravo, bravissimo, che si mettevano una volta, prediligendo i molto bene, benino ecc? Per non fare percepire un giudizio di valore sull'alunno ma sul compito. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
Come risultato del leggere un libro o guardare un film dovrebbe esserci più o meno il piacere personale, il gusto, lo svago. Altre forme di "premiarsi".
Guardare o leggere a ripetizione opere che non ci piacciono lo farebbe solo un sadomasochista o qualcuno che è pagato per farlo aka il critico. Secondo me anche -per dire- incappare in 5-6 film di séguito orrendi, ti fa un po' vacillare e ti pone nell'ottica del dover cercare qualcosa di "bello" (per te) per risollevarti d'animo. Rischi di mettere da parte qualcosa che prima era più centrale. Ma se il compito l'ho fatto io, come fai a scindere la prestazione da chi l'ha eseguita? O non ho capìto quello che hai scritto. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Per quanto i premi per un'opera letteraria o una prestazione daranno anche valore all'opera o alla prestazione stessa ma chi ci ha messo l'impegno o le qualità è lo scrittore o l'atleta di turno che, se viene premiato, è perché vale, ha delle qualità lui che scrive o che fa una prestazione degna di merito. Qui però nessuno ha mai parlato di medaglie o premi ma semplicemente di riuscire ad imparare qualcosa di nuovo in ciò che più ci interessa e ci appassiona. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Ecco, ovviamente persi. E per quello smisi. Mi sorprendo sempre della vulgata secondo cui la competizione - sia pure sublimata nell'arte e incanalata nel successo del pubblico - non abbia grande importanza. Per molte persone è legata all'autostima in modo complesso e sottile e penso che lo spirito dei tempi ci abbia messo il suo: sempre più meno gente compete per attività di complessità sempre maggiore e sempre più più gente non attribuisce valore a cose e atteggiamenti fuori dal proprio mondo. Quando mi sento dire che il vero obiettivo è superare sé stessi mi prende una reazione tra lo sconfortato e l'annoiato. Semplicemente non sempre è vero. |
Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
Si ma ho capito, io dico che passioni e interessi possono prescindere dai risultati, dal voto, eccetera. Possono. La pittura si può praticare a livello amatoriale per conto proprio senza per forza essere dotati. Per il gusto di. Magari se trovi un insegnante o dei colleghi di corso che ti umiliano e/o sei molto sensibile alle critiche ci sta che ti vada in disgrazia il tuo hobby, ma in questi casi è preferibile praticarlo per conto proprio, o in contesti più ludici e meno competitivi.
Esempio. Prendiamo un 60 enne fuori allenamento a cui piacerebbe molto andare a correre. Può iscriversi a una società di giovani podisti che fanno le gare. O andare a correre da solo. Oppure può optare per la via di mezzo, tipo un gruppo amatoriale dove non ci sono i bravissimi e allenatissimi, ma gente al suo livello che non gareggia. Non è detto che debba per forza rinunciare a quello che gli piace fare. A meno che quello che gli piace davvero sia più l'ottenere i complimenti e i riconoscimenti, che il gusto del correre di per sé. Lì la cosa si complica. |
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Per esprimermi meglio su come la vedo io porterò due esempi personali riguardanti le mie due principali passioni. La prima che cito l'ho già riportata in un mio post precedente ed è la scrittura. Qualche mese fa ho scritto un libro e, per il gusto di mettermi in gioco, ho provato a mandarlo a diverse case editrici. Vi sono stati rifiuti ma la risposta positiva è arrivata. A breve verrà pubblicato. Non mi interessa diventare lo Stephen King italiano o un best seller, quello che volevo ottenere l'ho ottenuto. Quante copie venderà? Nessuna? Dieci? Centocinquanta? Mille? Non lo so e non mi interessa. Avrei continuato a scrivere se avessi ricevuto solo risposte negative? Sì. Avrei continuato a provarci con le case editrici? Non lo so, forse sì. Nel mio computer vi sono tantissime storie incompiute che forse ultimerò e forse no, le scrivo solo per dare il via libera alla mia creatività. Altra mia passione che molti di voi conosceranno è il Krav Maga. Quando ho cominciato sapevo che sarebbe stata dura all'inizio dal momento che non avevo mai praticato sport in vita mia, sapevo che avrei dovuto confrontarmi con gente più esperta di tutte le età. Non nego che ho avuto brevi momenti di sconforto ma son dall'inizio mi ero proposto di praticarlo, non di provarci. Lezione dopo lezione ho imparato e adesso non dico di essere il miglior fighter sulla piazza, non lo sarò mai e non mi interessa, ma so dire la mia. Non sono stati rari i momenti in cui, per esempio ho atterrato o messo in difficoltà alcuni miei compagni di allenamento, uno di questi era un istruttore. Non ho mai preteso di essere io il migliore ma da me stesso ho preteso e tuttora pretendo di migliorare e non rimanere sempre a zero. Il tutto sta a spiegare che i progressi in qualsivoglia campo servono a capire meglio chi siamo, a comprendere che qualità abbiamo e, perché no, migliorare la nostra autostima sempre, però, accettando i propri limiti. Se non si ottengono mai mi sembra perfettamente normale farsi prendere dallo sconforto. Ovvio che un vecchio di sessant'anni che non ha mai corso o non corre da tempo non può pretendere di competere con dei giovani podisti, la siamo nell'ambito dell'assurdo. Ed è qui che secondo me pokorny, che io stimo tantissimo, ha sbagliato. Non poteva pretendere risultati eccezionali nelle gare se aveva cominciato da solo un'anno a praticare boxe cinese a più di quarant'anni e a completo digiuno di arti marziali. Aver smesso di praticarle è stato un errore, magari avrebbe potuto smettere con le gare ma perché smettere del tutto? |
Comunque, per rimanere in tema di arte è anche vero che c'è stata gente come Jackson Pollock che ha avuto successo per i "quadri" astratti che di fatto non erano altro che delle linee messe a cavolo su una tela. O Fontana diventato famoso per uno squarcio sulla tela. O Manzoni per aver fatto la cacca in un barattolo. O Duchamp e il suo ces*o. Ma verranno comunque esaltati perché...boh? e non mi interessa saperlo.
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
Certo che avere tre scrittori sul forum e non sapergli dire "complimenti ho letto il tuo libro" è un po' strano. Direi che solo su FS sarebbe potuto accadere.
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Re: Lasciar perdere un hobby perché non si è capaci
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Duchamp prende un oggetto qualsiasi moderno e lo fa diventare "artistico". Ti potrei rispondere che sono momenti-come altri- da contestualizzare nell'evoluzione storica- ma è pur vero che un'opera artistica dovrebbe piacere o non piacere a gusto proprio e successivamente -se interessa- documentarsi sul perché se ne parli. In merito a ciò ti propongo di andare a vedere su YouTube la famosa sequenza del film "il mistero Bellavista" dedicato al concetto di arte moderna. |
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"Contestualizzare" per citare un esempio potrebbe andare bene per movimenti come l'espressionismo di Munch che, in quel caso, rappresentava la realtà come la interpretava lui con delle figure che esprimevano davvero l'inquietudine di cui lui soffriva. |
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