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Originariamente inviata da Hassell
(Messaggio 3097383)
Magari invece di quel bel libro letto a vent'anni, non era meglio una educazione socio-affettiva accogliente e non discriminante fin da subito, libera da moralismi e scientismi di qualsivoglia genere?
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Credo che tu abbia frainteso l'ultimo passaggio del mio messaggio.
Quando dicevo che, per esperienza personale, capire l'origine di certi miei comportamenti mi è stato utile, non mi riferivo al libro di Bieber né all'orientamento sessuale.
Mi riferivo ad altri aspetti della mia vita, come la timidezza, le difficoltà relazionali e anche il bullismo che ho subito. Comprendere come si sono formati certi meccanismi mi ha aiutato a vivere meglio, e credo che sia utile anche per chi ha attraversato vissuti diversi dai miei.
L'educazione rispettosa e scevra di moralismi di cui parli potrebbe servire, ma non rende per questo inutile cercare di comprendere la propria storia personale.
Ti faccio però notare una cosa che mi sembra emerga in tutta questa discussione.
Ho l'impressione che, ogni volta che provo a discutere il merito delle argomentazioni, il terreno venga spostato altrove.
All'inizio si parlava del libro di Bieber e dell'eventuale ruolo delle dinamiche familiari. Quando ho fatto notare che criticare un modello specifico non equivale a dimostrare che ogni possibile influenza dell'ambiente sia inesistente, siamo passati al fatto che "non importa il perché". Quando ho spiegato perché, secondo me, capire le cause può essere utile, siamo passati alla patologizzazione e all'educazione affettiva.
In pratica si passa da un argomento all'altro senza rispondere alle obiezioni che avevo posto.
Inoltre continuo a vedere una confusione di fondo: si trasforma una questione scientifica in una questione morale. Chiedersi quali fattori contribuiscano allo sviluppo di un tratto umano non significa automaticamente considerarlo una malattia o volerlo eliminare.
La psicologia studia l'ansia, la timidezza, l'empatia, l'intelligenza e moltissimi altri aspetti del comportamento umano senza che questo implichi un giudizio morale su di essi.
Il riferimento al fatto che "gli eterosessuali non si chiedono perché sono eterosessuali", poi, non risponde certo alla questione che stavamo discutendo.
A mio avviso questo ha invece l'effetto di spostare il dibattito dal piano delle argomentazioni a quello dell'identificazione emotiva: non si discute più se una certa ipotesi sia fondata o meno, ma si suggerisce che chi la pone appartenga automaticamente a un "campo" contrapposto a quello delle persone omosessuali.
In questo modo il confronto smette di essere una valutazione delle idee e rischia di diventare una contrapposizione tra categorie di persone, dove conta più da quale parte stai che la solidità degli argomenti.
E questo secondo me non è utile.