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Re: Una vita da disoccupati
https://youtu.be/KF8zdnmrfG4?si=XdjNZuR5mfiQsOGv
Ho capito che se non lavori muori di fame, non rompete su questo concetto perché si sa, non occorre ricordarlo ogni due per tre. Attualmente sono una persona lavorante e posso dire che non posso lamentarmi. Ho avuto anche un pò di fortuna nel riuscire a trovare le condizioni adatte per cambiare lavoro drasticamente a 30 anni suonati. Ma non è questo il punto. Vorrei porre la vostra attenzione ai commenti sotto al video, mi conforta sapere che molte persone hanno un punto di vista simile al mio in diversi aspetti. |
Re: Una vita da disoccupati
Come vive esattamente la gente che fa lun-ven 9-18 e che magari non abita di fianco al lavoro?
Chiedo perchè magari quello strano con pretese assurde sono io, alla fine tra commuting e traffico è 8-19 se non anche 8-19.30. Cioe pulire casa, fare lavatrici, fare la spese, tutte queste cose si rilegano esclusivamente al sabato e alla domenica. Ma se deve venire un tecnico in casa per qualsiasi motivo? Ti devi per forza prendere tutto il giorno di permesso? Sperando che non buchi il giorno come mi è gia successo piu di una volta? Visita medica? Permesso. Dentista? Permesso. E se tipo devo portare la macchina dal meccanico? Mica è aperto alle 19 di sera Poi magari io ho sempre lavorato in posti di merda ma hanno sempre fatto la bocca storta quando ho chesto ore e giorni fuori dal piano ferie estivo/invernale |
Re: Una vita da disoccupati
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Mi hanno richiamato al campeggio…sempre tre mesi, meglio di niente, solo l’orario mi fa cagare 18.30-2.30…ci credo che non hanno trovato nessuno, uno che ha vita sociale e ragazza magari ma chi cazzo glielo fa fare per 1300/1400€ al mese?!
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Lavorando stagionalmente la macchina dal meccanico la porto in inverno.
Quando avrò un lavoro fisso non so. Forse crepo prima e non mi pongo il problema. |
Re: Una vita da disoccupati
Una recruiter mi ha mandato un audio per un colloquio che ho domani, per darmi qualche consiglio, dice lei. 7 minuti di audio dove parla di tutto, tranne su cosa verterà il colloquio.
Ha detto che devo mettere una camicia che non ho, metterò una polo se non gli sta bene sticazzi. Se vogliono la camicia sai come gli roderà il culo che ho la barba. Che dovrò parlare dei miei hobby e valori perchè loro danno molto peso all'apporto umano che una risorsa porta in azienda. Un paese che cola a picco perchè negli uffici la gente è stata selezionata in base agli hobby Sto colloquio lo farò tanto per ma so gia che andrà una merda |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
La questione del video che ho postato, al giorno d'oggi, è traslata in diverse sfaccettature.
Per esempio in tanti posti puoi trovare quello che: "e ma io ho spese sulle spalle/io ho famiglia figli/io a casa mi annoio/io sto meglio a lavoro che a casa" ecc...ecc... E sono quelli che poi sembrano "i valorosi". Gran calma. Ora, io capisco che tu (generico) hai le tue ragioni per voler restare lì, ci mancherebbe. Ma che poi il tuo diventi il modello d'eccellenza e tutti devono fare come te perché "sei la persona valorosa e adulta"...sto gran cazzo. Cioè, ti devi fare due domande se arrivi a preferire stare a lavoro piuttosto che avere il tuo tempo libero e la tua libertà eh... Gli unici casi in cui posso arrivare a comprendere un ragionamento del genere sono quando il lavoro coincide con una passione, e lo si fa semplicemente per vocazione. |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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I am officially unemployed.
Mi sa’ manco mi richiamano al campeggio. |
Re: Una vita da disoccupati
Come si fa ad affrontare la convinzione di capi, colleghi ecc. che le difficoltà nel rapportarsi con gli altri siano solo un segno di scarsa "maturità"? Solitamente, il concetto viene ribadito con l'assegnazione di compiti di merdа a tema, che nella maggior parte dei casi non c'entrano un cazzо con il motivo per cui si è stati assunti, allo scopo di far imparare/crescere/maturare. Non parlo di roba "che serve" all'azienda e che può capitare a chiunque, a me come al socialone di turno, ma proprio di compiti assegnati deliberatamente a chi ha certe difficoltà, allo scopo di "educare", non in vista di future promozioni in ruoli di maggiore responsabilità ma solo perché essere (secondo loro) "immaturi" è inaccettabile.
Qualcuno si è trovato in questa situazione? A me sembra che i luoghi di lavoro siano tutti così. Premesso che a me questi atteggiamenti non aiutano affatto, anzi mi fanno chiudere ancora di più perché sono umilianti, c'è una soluzione che non sia "farselo andare bene"? |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
Di luoghi in cui non ti danno mai compiti a caso penso che ne esistano veramente pochi purtroppo. Il problema è l'intenzione "educativa" che c'è alla base in questo caso. Se vado a lavorare è per raccattare qualche soldo e basta, se volessi farmi rieducare andrei altrove.
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Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
Eh beh, se fosse così facile...
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Per ora sto facendo lavoretti qua e là col decespugliatore….trovo qualche offerta ma sono tutte paghe da ergastolo. |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
io dai 21 anni ai 22 anni facevo data entry per una società. Facevo dalle 22 alle 2 del mattino, ma talvolta facevo anche straordinari. Zero contatto sociale se non con i colleghi con cui si era creato un minimo di cordialità soprattutto con una collega di nome Eleonora. Più alta di me ( io sono 170cm, quindi non ci vuole molto), magra e aveva una predilezione per le gonne a pieghe in stile studentessa giapponese, super femminile, curata, gambe da urlo e metteva spesso quei collant scuri ma trasparenti super sexy. Io la prima volta che la vidi ebbi una folgorazione di quanto era affascinante e andavo al lavoro gasato anche se avevo un'occupazione così misera e alienante.
Quando uscivamo dal lavoro facevamo colazione insieme e talvolta passavamo tutta la mattina insieme. Per un periodo piuttosto lungo ci siamo anche frequentati e ci vedevamo il finesettimana. A lei piaceva ballare e la portavo in discoteca, ballavo una vera merda ma mi piaceva farlo con lei. Eravamo molto innamorati e lei era bellissima, sofisticata, educata, dolcissima e affettuosissima e aveva un leggero problema di balbuzie che la rendeva adorabile. Un giorno però litigammo aspramente e ci perdemmo di vista. Ci riappacificammo ma si capiva che le cose non erano più come un tempo. Ho saputo che un anno fa è morta in un incidente stradale mentre tornava da una serata. Mi manchi Eleonora. |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Che orario strano O_o Come mai il lavoro si doveva svolgere in quelle (peraltro poche) ore? Mai sentito che un lavoro del genere si facesse in ore notturne, curioso Ed eravate anche diverse persone... perchè non prenderne qualcuna in meno e far fare full time a qualcun altro (a meno che non fossi l unico part time).. boh, misteri aziendali Quote:
Ricordo che nel 2006 al mio primo lavoro a 19 anni c eran già bolla elettronica e badge da passare... In successivi lavori fatti anche molto più in la negli anni però effettivamente ho trovato ancora la vetusta bolla a inchiostro con schede di cartone in cui veniva segnato l orario d ingresso, roba molto anni 70 (peraltro credo fosse proprio dell epoca e mai sostituita, dato che l azienda fu fondata a fine anni 60 e l anziano titolare era parecchio tirchio..) :D Ma l appello e il registro mi sembran robe da 800 proprio |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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Calcola che abbiamo anche dovuto provvedere a spese nostre all'abbigliamento e al badge :D |
Re: Una vita da disoccupati
Alla fine ho fatto entrambi i colloqui tecnici, anche quello dove dovevo sembrare un bravo ragazzo.
E' passata quasi una settimana e silenzio radio totale, presumo di essere stato scartato ma domani manderò un messaggio ai recruiter per chiedere un feedback. Il problema però è che a me sembrava fossero andato benone, io sono sempre super critico nei miei confronti e quando vanno una merda sono il primo a dirlo, come ai colloqui che feci per Microsoft, feci una figura di merda sesquipedale, era dai tempi delle interrogazioni di matematica del liceo che non andavo così male, e sono stato il primo a dirlo, mi pare lo scrissi subito pure qua. Invece stavolta ho risposto a tutte le domande tecniche, anzi, è stato anche quasi piacevole il colloquio perchè effettivamente a parte due domande del cazzo sulle mie soft skills fatte da quella di HR abbiamo parlato di roba tecnica con altri due tecnici tutto il tempo. Eppure... La mia percezione evidentemente non trova riscontri con la realtà |
Re: Una vita da disoccupati
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E' andato bene.. e spero ti chiameranno. Nella malaugurata ipotesi che non dovessero sceglierti.. il motivo molto probabilmente è che il colloquio sarà andato bene anche ad altri prima o dopo di te. |
Re: Una vita da disoccupati
Io vorrei capire le agenzie che cazzo mi inviano a fare offerte di lavoro, se poi chiedono esperienza pregressa (che io non ho) in quei settori...
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Ho fatto domanda pure in fabbrica. UN CAZZO.
A fare lavoretti tipo spiaggino non ci vado, ti sfruttano troppo. |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
Oggi ho scritto ad entrambi i recruiter della settimana scorsa, per avere un feedback, anche se negativo, magari capire un attimo cos'è che non è andato e niente, ghostato malamente che manco dalle tipe, visualizzato senza risposta.
Poi però se per caso tu non gli rispondi al telefono per qualsiasi motivo fanno gli offesi Che poi a me sarebbe bastata anche una cazzata di mezzo rigo tipo "Abbiamo virato su profili più senior", o anche "L'iter di selezione è ancora in corso" Anche perche una delle prime cose che chiedono i recruiter quando ti chiamano è "E' già in qualche iter di selezione?", e come faccio a rispondere se non lo so... |
Re: Una vita da disoccupati
A me servirebbe uno di quei lavori in cui si fanno sempre le stesse identiche cose tutto il tempo. Uno di quelli in cui nei primi giorni ti spiegano come funziona quello e come si svolge quell'altro (preferibilmente bene e non in modo approssimativo, frettoloso e a cazzо di cane come al solito) e poi basta, il lavoro quello è e quello rimane. So che ci sono molte persone che sanno portare a termine i più svariati compiti (di merdа) assegnati a caso, ma io non lo so fare, non sono in grado, non ho questa capacità, non sono portata, non ci arrivo, la nobile arte di arrangiarsi mi è proprio sconosciuta e non so che farci. Tutti i posti sono uguali. I vari capi sono sempre convinti che ogni persona, non appena sente "devi fare questo per domani" acquisisca automaticamente la capacità di portare a termine l'incarico. Non vengono mai date spiegazioni, se non su richiesta e sempre in modo frettoloso e scocciato. Non si capisce niente ed è sempre tutto URGENTISSIMO. Ogni giorno c'è da dare di matto nel tentativo di capire come cazzо si fa x, come si risolve il problema y e come portare avanti z.
Non so come facciano tutti gli altri. Io so che personalmente non ce la faccio, ormai quasi tutti i lavori sono così, forse sarei dovuta nascere nel passato (o non nascere proprio). |
Re: Una vita da disoccupati
Chamomile potrebbe essere una perfetta collega per lavorare in squadra nel mio lavoro attuale (operaio in produzione) considerate le sue inclinazioni.
Non è una cosa così scontata, perché altre persone potrebbero annoiarsi a morte nel fare un tipo di lavoro come quello che ha descritto. |
Re: Una vita da disoccupati
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Re: Una vita da disoccupati
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