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Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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teorie femministe = sconfitte
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Mi fa ridere che si parla di difficoltà oggettive di chi non lavora e poi si menziona solo l'essere "visti male" dalla società :sisi: Che non mi sembra proprio fra le difficoltà più materiali
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Se il salario del lavoratore copre appena le spese di sussistenza, praticamente è come se non stesse guadagnando nulla (facendo in compenso guadagnare molto coloro che acquistano la loro forza lavoro. È il lavoratore che "dà lavoro", è il lavoratore il "datore di lavoro"). Il lavoratore salariato vende solo la propria forza lavoro al costo medio che ha in un dato periodo storico e in un determinato luogo, ma la forza lavoro del lavoratore non è una merce che si auto-genera dal nulla a costo zero. Essere nelle condizioni di vendere la propria forza lavoro implica; - una spesa economica per poter mettere il cibo sulla tavola, poiché l'energia per poter vivere e lavorare non si crea dal nulla se non mangiamo e non beviamo; - aver potuto riposare e dormire a sufficienza per poter rinnovare di giorno in giorno la propria capacità di possedere "forza lavoro" da vendere, e quindi aver sostenuto tutte le spese relative all'avere un tetto sopra la testa; - essere in salute, mantenersi in salute a proprie spese, curarsi a proprie spese; - poter raggiungere il luogo di lavoro tramite mezzi di trasporto, il cui costo è a carico del lavoratore - riprodursi, fare figli e crescerli, attività estremamente dispendiosa in più termini; attività che ricade maggiormente sulla donna, poiché è lei a dover portare avanti una gravidanza, partorire, e su cui ricadono maggiormente – e spesso esclusivamente – tutti i compiti e le incombenze riguardo alla cura e all'accudimento dei figli, della loro formazione ed educazione, di tutte le spese relative a cibo, salute, educazione, formazione etc., lavoro per cui non riceve alcun salario ma che in compenso crea nuovi erogatori di forza lavoro a costo zero (per il capitalista); senza il lavoro riproduttivo delle donne e quindi senza nuove generazioni di lavoratori, il capitalista non avrebbe nessuno da cui acquistare suddetta forza lavoro. Esso beneficia dunque di esseri umani "bell'e pronti", sempre rinnovati di generazione in generazione dai (altri) lavoratori stessi e completamente a spese loro; pronti a vendere una forza lavoro il cui costo per poterla rinnovare di giorno in giorno ricade completamente sulle loro spalle e che non è previsto né calcolato nel salario, che si limita appunto a comprarla al "costo medio" che ha in un determinato luogo e in un determinato periodo. |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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Barracrudo ha descritto la mia vita, solo passeggiate ogni tanto e mi taglio i capelli da solo ahaha Il discorso di dystopia sull'adattarsi alle condizioni esterne lo vedo meglio per chi svolge un lavoro che odia o mal retribuito. Molti di quelli che non lavorano non non riescono ad adattarsi, hanno un blocco, quindi è proprio il contrario. |
Io la mia la vedo come la tranquillità della cicala :tt1:
----- Ogni tanto, la cicala, chiedeva alle formiche: “Perché mai lavorate tutto il giorno? Venite qui con me, all’ombra dell’erba: starete al fresco e potremo cantare insieme”. :piangere: |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
Incorniciamo pure, casostrano mai incontrato la società che mi ha fermato per strada chiedendomi di lavorare per compensare ciò che mi ha fornito :pensando:
ma poi cosa cazzo c'entra la società come concetto astratto a cui restituire con le aziende dei privati che devono fatturare se c'hanno bisogno che io lavori come mai non viene nessuno a prendermi e a dire uuueee, ma anzi per poter lavorare devi avere dei prerequisiti belli serrati e dimostrare chissà che cosa sennò manco te senculano chiunque vedesse il mio curriculm lo butterebbe al secchio, So cazzi loro se non mettono le condizioni i cittadini di contribuire alla società :D per scappare dal lavoro ci vorrebbe prima un lavoro che insegua invece è il cittadino che deve andare ad inseguirlo chissà dove |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
C'è anche un altra cosa, che sembrerà banale ma che bisogna tenere in considerazione.
Il rifiuto del lavoro può scaturire anche in seguito a un trauma, avvenuto proprio sul lavoro. A me è andata proprio così e ci è voluto molto tempo per elaborare quel trauma (mobbing). Può anche non trattarsi di un rifiuto causato da ideologia e/o mentalità contraria. |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
Comunque non mi trovo d'accordo nemmeno io sul concetto che bisogna sentirsi in "dovere" di lavorare, per migliorare in qualche modo la società.
È pericoloso mettere la questione in questi termini,perché il lavoro deve anche essere tutelato, e devono essere rispettati dei diritti. Metterla esclusivamente sul piano del dovere fa diventare il lavoro quasi una forma di prostituzione. "Siccome io ti pago, devi fare tutto quello che dico io e non protestare". Questo è un altro estremismo a cui molto spesso si arriva, quando viene messo in atto il ricatto morale per il quale una persona ha bisogno di un lavoro. |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
No, io sono daccordo con mutttley, che non ho capito bene se intende quello, ma gli metto il pene in bocca
(no scusa volevo dire le parole in bocca) Sul fatto che la società e il mondo si fa insieme tutti usiamo il mondo e l'uomo plasma il mondo tramite il lavoro alle sue esigenze, la civiltà è lavoro, blibli bliblò, ognuno deve fare la sua parte, nessuno puo vivere da solo tutti viviano grazie agli altri e grazie allo sforzo della collettività Ma un conto è l'idea contribuire alla società tramite il lavoro guardandola da una prospettiva collettiva in cui ognuno fa la propria parte secondo le sue possibilità, un altro è pensare che chi non lavora sia parassitario per scelta a preskinder (oltre al fatto che alla comunità e alla collettività non si contribuisce solo tramite il lavoro salariato, ma vvbe') o che voglia sfruttare i frutti del lavoro altrui per la scelta di non voler muovere un dito, quando in realtà il discorso de domanda e offerta nell'ambito della compravendita di forza lavoro funziona in un altro modo Se potessimo essere tutti occupati, saremmo tutti (potenzialmente) occupati, invece le cose non stanno affatto così. ah tutto questo ovviamente mentre sono gli imprenditori i padroni e compagnia sminchiante a parassitare seriamente gli altri e a campare letteralmente del e a lucrare sul lavoro altrui Pensa essere un palazzinaro che affitta a chi a stento campa del proprio lavoro. Bisogna calare co sta presunzione che mo i più parassiti di tutti siamo noi; noi non siamo un cazzo di niente, manco come parassiti valiamo qualcosa, :D C'è chi parassita infinitamente meglio di noi, in grandezze che non sono nemmeno lontanamente paragonabili alle nostre |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
Un conto è sostenere che il lavoro merita condizioni migliori, più tutela, un rapporto meno usurante con lo stesso e contesti di esercizio complessivamente più umani. Qua credo che siamo tutti d'accordo, io per esempio non ho mai supportato l'idea del sacrificio fine a se stesso. Però non mi piace quella mentalità adolescenziale protratta fino all'età adulta e oltre, per cui se una cosa non mi piace allora quella cosa è sbagliata.
Facendo un'attenta opera di autoanalisi, direi che non mi piace nessun tipo di lavoro, a nessuna condizione. I motivi sono tanti e li ho già spiegati nell'altro topic: per me contano relativamente il fatto di essere pagato bene e trattato con rispetto, il lavoro continua comunque a non piacermi perché si concilia male col modo in cui sono cresciuto. Non mi piace "fare", non mi piace impegnarmi, sono una persona contemplativa, sarei capace di stare tutto il giorno su fs.com senza annoiarmi, eppure razionalmente capisco che la mia sensibilità non deve sempre essere il metro di misura per ciò che io ritengo giusto o sbagliato. Quindi a me non piace darmi da fare e sbattermi (anche quando, come ho scritto sopra, le condizioni non sono poi così sfavorevoli) ma razionalmente capisco che in qualche modo devo scendere a un compromesso e uscire dai confini che mi sono costruito, a costo di stare non dico male o malissimo, ma anche solo "maluccio". |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
non so se hai risposto a me ma non leggo nessuna cosa pertinente a ciò che ho scritto io quindi forse parlavi con qualcun altro
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Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
Io credo che quando si parla di etica del lavoro non bisogna MAI dimenticare che il lavoro deve essere fatto di doveri ma anche di diritti.
Che entrambe le parti, sia la persona che ti dà lavoro, che tu che lo svolgi, devono rispettare. Non a caso viene stipulato un contratto. Questo concetto qui: Quote:
Un datore di lavoro non eticamente corretto può rigirare questo concetto a suo favore e non rispettare LUI, i doveri che ha nei tuoi (lavoratore) confronti. |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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Per domanda e offerta intendo domanda da parte delle aziende, offerta da parte dei lavoratori.
Sono i lavoratori che vendono la propria forza lavoro, non i padroni che "offrono" la possibilità di spaccarsi la schiena in cambio di un salario che a malapena copre le spese di sussistenza del lavoratore Insomma che sia chiaro che le aziende non DANNO lavoro, è il lavoratore che dà lavoro. E non è l'azienda che per gentile concessione consente al lavoratore di "fare qualcosa in cambio di soldi", se mai sono i lavoratori che mantengono su ste aziende che si godono i profitti del loro lavoro. Sono i lavoratori che li rendono ricchi, che creano quella ricchezza, spesso rimanendo sulla soglia della povertà, spesso guastandosi la salute, spesso crepando o perdendo decenni di vita in lavori usuranti. |
Re: Come fanno quelli che non lavorano ad essere così tranquilli?
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Poi, se non si vuol essere sfruttati dal padrone dell'azienda, si può lavorare in proprio o comunque cercare di avere un maggiore margine di autonomia. |
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(perché dire "proletario" al giorno doggy fa brutto). Kuindi il discorso nn è esseri umani Vs Azienda, tipo l'artiglio de Toy Stori. Il discorso è sui rapporti di forza fra una classe, quella dominante, che può permettersi di sfruttare le classi subalterne, guadagnando passivamente dal lavoro altrui. Se i mezzi di produzione fossero della collettività, i profitti sarebbero distribuiti equamente tra i lavoratori, anziché ingrassare le tasche di uno stronzo solo, mentre gli altri si crepano di fame e si spezzano la schiena affinché lui possa ingrassarsi le suddette tascone. |
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