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Discussione: Frammenti di Shunryu Suzuki-roshi (maestro zen) Rispondi alla discussione
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Ieri 22:06
insiemealvento
Re: Frammenti di Shunryu Suzuki-roshi (maestro zen)

Nella vita di tutti i giorni in genere ci sforziamo sempre di fare qualcosa, di cambiare qualcosa in qualcos'altro, o di ottenere qualcosa. Proprio questo sforzarci è già di per sé un'espressione della nostra vera natura. Il significato è implicito nello sforzo stesso. Bisogna scoprire il significato del proprio sforzo prima di ottenere il risultato. Per questo Dogen diceva: "Bisogna raggiungere l'illuminazione prima di raggiungere l'illuminazione".
Non è dopo aver raggiunto l'illuminazione che ne scopriamo il vero significato. Sforzarsi di fare qualcosa è già di per sé illuminazione. Quando ci troviamo in difficoltà, in situazioni difficili, lì abbiamo illuminazione. Quando ci troviamo in uno stato di contaminazione mentale, è allora che dobbiamo essere calmi e composti. Di solito troviamo molto difficile vivere nell'evanescenza della vita, ma è solo in mezzo all'evanescenza della vita che si può trovare la gioia della vita eterna.
Continuando a praticare con questo tipo di comprensione, potete migliorare voi stessi. Ma se cercate di raggiungere qualcosa senza tale comprensione non potete operare nel modo giusto. Finite col perdervi nello sforzo di raggiungere la meta; non raggiungete niente; non fate altro che continuare a soffrire in mezzo alle difficoltà. Con la retta comprensione potete invece progredire. Allora, qualsiasi cosa facciate, anche se imperfetta, si baserà sulla vostra natura più profonda, e, a poco a poco, qualcosa si raggiungerà.
Che cos'è più importante: raggiungere l'illuminazione o raggiungere l'illuminazione prima di raggiungere l'illuminazione? Fare un sacco di soldi, oppure godere la vita nel vostro sforzo graduale, a poco a poco, anche se è impossibile fare tutti quei soldi? Avere successo, oppure trovare un significato nel vostro sforzo di avere successo?
Se sapete la risposta, avrete scoperto il vero tesoro della vita.

Se non conosciamo l'origine delle cose non possiamo apprezzare il risultato dello sforzo della nostra vita. Il nostro sforzo deve avere un significato. Scoprire il significato del nostro sforzo equivale a scoprirne la sorgente originaria. Non bisogna interessarsi del risultato del proprio sforzo prima di conoscerne l'origine. Se l'origine non è chiara e pura, il nostro sforzo non sarà puro, e il suo risultato non ci soddisferà. Quando recuperiamo la nostra natura originaria e su questa base esercitiamo il nostro sforzo incessantemente, possiamo apprezzare il risultato attimo per attimo, giorno per giorno, anno per anno. Ecco come bisogna apprezzare la propria vita.
Chi è attaccato esclusivamente al risultato del proprio sforzo, non avrà alcuna possibilità di apprezzarlo, poiché il risultato non verrà mai. Ma se il vostro sforzo sorge attimo per attimo dalla sua pura origine, tutto ciò che farete andrà bene, e ne sarete comunque soddisfatti.
In virtù della pratica noi conserviamo semplicemente la nostra natura originaria così com'è. Non c'è alcun bisogno di speculare in modo intellettualistico su che cosa sia la nostra pura natura originaria, poiché essa si trova al di là della nostra comprensione intellettuale. E non c'è alcun bisogno di apprezzarla, poiché essa si trova al di là del nostro apprezzamento.
Restare nello stesso stato di quiete della nostra*natura originaria: ecco la nostra pratica.

In Giappone abbiamo un'espressione, shoshin, che significa 'mente di principiante'. Ciò significa una mente non chiusa, una mente vuota e pronta. Se la vostra mente è vuota, è sempre pronta a qualsiasi cosa; è aperta a tutto. Nella mente di principiante ci sono molte possibilità; in quella da esperto, poche.
Nella mente di principiante non si trovano mai pensieri del tipo: "Io ho ottenuto qualcosa". Ogni pensiero egocentrico limita la vostra mente. Quando non abbiamo alcun pensiero di conseguimento, alcun pensiero di 'sé', allora siamo dei veri principianti. Allora possiamo realmente imparare qualcosa.
Non dobbiamo essere attaccati a niente, nemmeno alla nostra pratica o al buddhismo. Bisogna avere una mente di principiante, libera dal possedere alcunché, una mente che sa che ogni cosa è immersa in un fluire cangiante. Nulla esiste se non momentaneamente nella sua forma e nel suo colore presente. Ogni cosa fluisce nell'altra senza che si possa afferrare.
Prima che smetta di piovere udiamo un uccello. Anche sotto la pesante neve vediamo i bucaneve e qualcosa di nuovo che cresce.***

***cosa vediamo se osserviamo un paesaggio pieno di neve? Una massa compatta e immobile, un bianco uniforme che ricopre tutto. Eppure sotto la neve è pieno di forme e di colori, sotto di essa la vita continua a muoversi nel suo ininterrotto fluire. La neve è la superficie ma la superficie esiste solo perché esiste qualcosa sotto di essa che superficie non è, allo stesso modo in cui l'alto non può esistere senza il basso e viceversa.
La nostra pelle è la superficie e non può essere separata da ciò che c'è sotto di essa: insieme formano un insieme unico eppure sono anche differenti: la pelle è la pelle e i muscoli, le vene, il sangue, le ossa sono ciò che sono. La superficie è necessaria tanto quanto la profondità.
A volte ci muoviamo in superficie a volte in profondità. Se vuoi raccogliere una perla devi andare in profondità ma è necessario risalire verso la superficie per tornare a respirare.
Nessuno è sempre profondo o sempre superficiale, al massimo nutriamo pregiudizi che si formano attraverso rigide costruzioni mentali che ci portano a credere che quella persona sia profonda e quell'altra superficiale, considerando positivo il profondo e negativo il superficiale, convinti che profondo e superficiale siano relativi all'essere della persona, quindi attributi fissi e immutabili, invece che mutevoli condizioni attraverso le quali si muove la mente.
Ieri 22:03
insiemealvento
Frammenti di Shunryu Suzuki-roshi (maestro zen)

Riporto alcuni pezzi tratti da qualcuno dei suoi discorsi.

(le "spiegazioni" degli asterischi sono mie, invito a prenderle per quello che sono ovvero modesti tentativi...se interessa l'argomento non rimane che andare oltre e poi oltre ancora, la ricerca quando è genuina non ha mai fine)

Finché possediamo un'idea precisa o una speranza circa il futuro, non possiamo avere un atteggiamento veramente sincero e consapevole nei confronti del momento che esiste nel presente, in questo preciso momento. Anche se non vi sforzate troppo, vi aspettate l'arrivo di qualcosa di promettente, finché seguite una via sicura. Ma non c'è alcuna vi sicura che esista permanentemente. Non c'è alcuna via fissa per noi. Attimo per attimo dobbiamo trovare la nostra propria via.
Ciascuno di noi deve percorrere la propria via particolare, e quando lo facciamo, quella via esprimerà la via universale. Ecco il mistero. Quando comprendete una singola cosa completamente, da cima a fondo, comprendete tutto. Quando tentate di comprendere tutto, non comprendete niente. La via migliore è comprendere voi stessi, e allora comprenderete tutto.
Dunque, se con impegno, vi sforzate di percorrere la vostra propria via particolare, aiuterete gli altri, e riceverete aiuto dagli altri. Prima di percorrere la vostra via particolare non potete aiutare nessuno, e nessuno può aiutarvi. Per essere veramente indipendenti in questo modo, dobbiamo dimenticare tutto ciò che abbiamo in mente e scoprire attimo per attimo qualcosa di completamente nuovo e diverso. Ecco come viviamo in questo mondo.
Quindi diciamo che la vera comprensione scaturirà dal vuoto.*

Quando studiate il buddhismo dovete fare le pulizie generali nella mente. Dovete portare ogni cosa fuori dalla vostra stanza e pulirla da cima a fondo. All'occorrenza, poi, potrete anche riportare dentro tutto. Può darsi che vi servano molte cose, ma se non sono necessarie, non c'è alcun bisogno di tenerle. Prima di mettere qualcosa nella stanza, bisogna che ne tiriate fuori qualcos'altro. Se non lo fate, la stanza si stiperà di vecchie cianfrusaglie inutili.
Finché mantenete idee fisse o vi fate prendere da moduli di comportamento abituali, non potete apprezzare le cose nel loro vero senso. La nostra via non consiste nel procedere sempre verso una sola direzione. Talvolta andiamo a est, talvolta andiamo a ovest. Questa è libertà. Senza di essa non potete essere concentrati su ciò che fate. Potete credere di essere concentrati su qualcosa, ma, prima di ottenere tale libertà, sentirete disagio in ciò che state facendo. Siccome siete incatenati a qualche idea di andare a est o a ovest, la vostra attività è dicotomizzata, dualistica. Finché siete prigionieri della dualità, non potete ottenere la libertà assoluta e non potete concentrarvi. Concentrazione non significa tentare con tutte le proprie forze di osservare qualcosa attentamente. Concentrazione significa libertà.**

Noi non diamo importanza a niente in particolare. Tutto ciò che desideriamo è conoscere le cose così come sono, e basta. Se conosciamo le cose così come sono, non c'è nulla da mettere in rilievo, nessuna possibilità di afferrare alcunché, niente cui afferrarsi. Non possiamo sottolineare un punto di vista particolare. Dogen diceva: "Un fiore cade, anche se lo amiamo; e l'erbaccia cresce, anche se non l'amiamo".
Ecco come va intesa la vita. Allora non esiste problema. Siccome mettiamo in evidenza qualche punto particolare, siamo sempre nei guai. Bisogna accettare le cose così come sono e basta. Ecco come noi viviamo in questo mondo. Questo tipo di esperienza è qualcosa che va al di là del nostro pensiero. Nel regno del pensiero sussiste una differenza tra unità e varietà; ma nell'esperienza effettiva varietà e unità sono la stessa cosa. Siccome vi create un'idea di unità e varietà, ben presto ne diventate schiavi (n.d.r. come di qualsiasi altra idea) e siete costretti a seguitare ininterrottamente a pensare, sebbene in effetti non ce ne sia affatto bisogno.
Dal punto di vista emotivo abbiamo molti problemi, ma non si tratta di problemi effettivi, sono qualcosa di costruito; sono problemi messi in rilievo dalle nostre idee o vedute egocentriche. Siccome mettiamo in rilievo qualcosa, compaiono i problemi. Ma in effetti è impossibile mettere in rilievo qualcosa in particolare. Felicità è tristezza, tristezza è felicità. C'è felicità bella difficoltà, difficoltà nella felicità. Anche se sentiamo in modi differenti, in realtà non sono differenti, si tratta essenzialmente della stessa cosa. Ecco la vera comprensione.
La cosa importante per una corretta comprensione è possedere una sciolta capacità di osservazione libera da pregiudizi. Dobbiamo pensare e osservare le cose senza ristagnare. Dobbiamo accettare le cose così come sono senza riserve. La nostra mente deve essere abbastanza morbida, elastica e aperta da comprendere le cose così come sono. Quando il nostro pensiero è morbido ed elastico, si chiama pensiero imperturbabile. Si chiama presenza mentale. La presenza mentale è, nel contempo, saggezza. Per saggezza non intendiamo una particolare facoltà o filosofia. Prontezza di mente: ecco cos'è saggezza. Quindi saggezza piò comprendere varie filosofie e dottrine, ricerche e studi. Ma non bisogna attaccarsi a una saggezza particolare, quale per esempio quella insegnata dal Buddha.
La saggezza è qualcosa che scaturirà dalla vostra presenza mentale. Il punto dunque è essere pronti a osservare le cose, essere pronti a pensare.
Questo si chiama vuoto mentale.


*il vuoto è prima di tutto il vuoto di esistenza intrinseca di ogni fenomeno, un punto fondamentale che riguarda la visione della realtà, ma in questo caso quando dice che la comprensione scaturirà dal vuoto intende il non attaccarsi a niente nemmeno all'idea di bene o agli insegnamenti, a nessun pensiero parola o azione, significa mantenere la mente vuota e di conseguenza libera abbandonando punti di vista autoreferenziali, non nutrire alcun tipo di preconcetto, nessuna aspettativa in modo tale da poter vedere le cose per quello che sono e non per quello che crediamo siano o vorremmo che fossero

**libertà da qualsiasi gabbia costruita attraverso schemi abitudinari e reazioni che a forza di essere ripetute diventano automatiche, dagli estremi del pensiero dualistico che separa e oppone, libertà dall'idea che si ha su se stessi e su gli altri, dalle aspettative, dal desiderio di autogratificazione, dall'egoismo, libertà da qualsiasi concetto che ti rende rigido e così muoversi fluidamente, senza forma come l'acqua, e di conseguenza essere in grado di accogliere e adattarsi a qualsiasi condizione/situazione interiore/esteriore; e questo si riallaccia a ciò che è stato detto prima: mantenere la mente sgombra, leggera, vuota, libera da tutto il ciarpame che accumuliamo e al quale ci aggrappiamo e dal quale veniamo condizionati e imprigionati nello stesso modo in cui un accumulatore seriale finisce seppellito da tutti gli oggetti che accumula



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