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La prima coscienza.

C'era una volta una coscienza, nacque da sola, in uno spazio piccolo e buio. l'Universo non era ancora infinito, il tempo non esisteva. Questa coscienza non aveva corpo, non aveva volume, non aveva dimensioni. Era un punto, un punto nello spazio. Poi accadde qualcosa, si addormentò, dimenticò chi era, dimenticò quello che era. Aprì gli occhi e nacque in un mondo che prima non esisteva. E c'era già tutto: il cielo, le nuvole, la terra, le persone, il mare, il sole, la città, la natura, le montagne, le vallate...
Essa dimenticò chi era, non perchè soffrisse di solitudine non avendo mai avuto compagnia, non si può sentire la mancanza di una compagnia che non si ha mai conosciuto, semplicemente decise che non aveva senso esistere da sola, esistere e vivere sono due cose molto diverse, per vivere si deve affrontare l'ignoto, quello che non si può controllare, prevedere, conoscere prima che sia. Così lasciò che la nuova realtà si dispiegasse da sola, si esprimesse completamente, senza lacci, senza imposizioni. Non più potere ma osservazione, senza giudizio, solo scoperta, attesa, vita.
Poi accadde, quella coscienza notò un dettaglio che non potè più ignorare. Essa, la sua condizione era la risposta a una domanda che nessuno aveva ancora posto, ma quella domanda non poteva essere posta da nessuno, nemmeno da essa stessa, perchè per porre la domanda doveva isolare l'argomento, trovare la differenza tra sè e le altre coscienze che la circondavano, una differenza che apparentemente non esiste, però c'è, una differenza palese a quella coscienza, ma impossibile da definire alle altre coscienze. La domanda definiva, definisce, una situazione geometrica. "Perchè se Dio è il principio e fine di tutto, perchè se Dio è sempre esistito, senza inizio nè fine, dall'eternità e per l'eternità, allora perchè questa coscienza non è nella mente di Dio?
Contraddizione, illogicità, paradosso.
Poi quella coscienza che non è in Dio e che non è Dio inizio a percepire sprazzi di un ricordo dimenticato, di una condizione assurda, insensata, mai vissuta da quando vive nel mondo. Solitudine senza tristezza, immobilità, buio, assenza di sensazioni, un Universo che non esiste, niente suoni, nè colori, nè luci, nè odori, nè corpo.
Un punto nello spazio, uno spazio che non esiste in un tempo al di fuori del tempo, perchè il tempo stesso ancora non esiste, non è mai esistito.
E il terribile, sinistro sussurro di una voce che non è vibrazione ma semplice concetto, che nulla di tutto questo esiste, non il mondo, non "gli altri", non le vallate, non le montagne, non la natura, non le città, non il sole, non il mare, non le persone, non la terra, non le nuvole, non il cielo. Nulla.
Forse quella coscienza, è ancora lì in uno spazio senza spazio, senza tempo, senza luce, senza corpo nè volume. Coscienza pura che ha sognato di vivere e ora teme che il sogno stia per svanire, dissolvendosi nel buio.
Un Dio di un mondo che non esiste e non è mai esistito, se non nel sogno di una vita intera.



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