Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Originariamente inviata da Trinacria
Per me è lo stesso. Quando sono triste, frustrata o arrabbiata non voglio vedere nessuno. Voglio solo stare per i fatti miei.
Di solito la mia consolazione sta nel cibo. Le patatine sono il mio grande conforto.
Ogni tanto provo con la meditazione ma funziona solo per qualche minuto.
Da qualche mese mi sono iscritta a fitboxing e devo dire che prendere a pugni il sacco mi aiuta molto a sfogarmi.
Ogni tanto mi prende pure quel vizio; mezzo pacchetto di patatine pucciato in una salsa a caso.
Piacerebbe pure a me fare fitboxing o altra attività fisica in cui prendo a cazzotti un sacco, ma mi devo accontentare di spaccare le scatole della merce in magazzino.
Oggi 12:47
Mollusco
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Originariamente inviata da Trinacria
Di solito la mia consolazione sta nel cibo. Le patatine sono il mio grande conforto.
Le patatine sono buonissime, ma sono anche pericolose perche' creano dipendenza e soprattutto fanno male alla salute, a lungo andare. Meglio secondo me sostituirle con un qualcosa di ugualmente salato e appetitoso, ma piu' naturale e ricco di nutrienti, come per esempio i pistacchi tostati. Ci guadagni in salute. Scusate l'OT.
Oggi 12:05
Trinacria
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Originariamente inviata da Xchénnpossoreg?
In questi frangenti l'istinto mi porta a isolarmi.
So bene che alcune persone trovano sollievo parlando dei propri guai a terzi, ma per me è qualcosa di profondamente innaturale. In momenti del genere ricerco proprio la solitudine.
Per me è lo stesso. Quando sono triste, frustrata o arrabbiata non voglio vedere nessuno. Voglio solo stare per i fatti miei.
Di solito la mia consolazione sta nel cibo. Le patatine sono il mio grande conforto.
Ogni tanto provo con la meditazione ma funziona solo per qualche minuto.
Da qualche mese mi sono iscritta a fitboxing e devo dire che prendere a pugni il sacco mi aiuta molto a sfogarmi.
Oggi 11:59
Xchénnpossoreg?
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
In questi frangenti l'istinto mi porta a isolarmi.
So bene che alcune persone trovano sollievo parlando dei propri guai a terzi, ma per me è qualcosa di profondamente innaturale. In momenti del genere ricerco proprio la solitudine.
E, per conto mio, metto in atto questi comportamenti a seconda dei casi:
* Mi concentro su un'attività pratica. Disegno, gioco o riordino la casa. Sono tutti modi per spostare per qualche ora l'attenzione dal problema ad altro.
* Osservo. Osservo il traffico e penso a quanto mi piacerebbe salire su un'auto e andare via. Osservo le persone da lontano, le finestre degli edifici e immagino le vite altrui. Per un po' divento puro pensiero e questo mi permette di placare tristezza e ansia.
* Ascolto la malinconia. Concordo con lei e concludo che questa è la vita. Senza maschere, filtri o frasi di circostanza.
Ho anche sviluppato delle tecniche efficaci per isolarmi quando non sono tecnicamente sola:
* Il risveglio - Soffro di insonnia, perciò mi sveglio sempre molto presto. Mentre il resto della mia famiglia dorme ho alcune ore libere e, ogni mattina, mi siedo su uno sgabello e penso. Penso a quello che non va, a tutto ciò che di storto c'è nella mia esistenza e a quello che non posso avere e mai avrò. Generalmente concludo dicendomi che così è, che questo mi è capitato in sorte. Poi parto "allegramente" con la giornata ... è il mio modo per elaborare un po' di tristezza e malinconia da subito, giusto per non trascinarle troppo durante il resto del tempo.
* Scherzare - Faccio battute, scherzo, tendo a essere molto giocosa. Lo faccio anche per alleviare certe sensazioni e non farle trasparire. Lo considero un modo per separare ciò che sono dal resto, è come se isolassi una parte di me rendendola irraggiungibile dagli altri.
* La sera - Quando le cose non vanno, metto le cuffie e scelgo una delle solite canzoni da tenere in loop per circa quattro o cinque ore. Sorrido (così nessuno mi fa domande), scherzo, scrivo e intanto mi lascio cullare dalla tristezza. Sempre per non creare dubbi, gioco a Balatro. Perché se cazzeggio al pc, tutto è sicuramente ok.
A proposito, ho più di 1100 ore a Balatro... felicità
E questo è quanto.
Oggi 08:53
barclay
Re: La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
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Originariamente inviata da Dusk
Come vi consolate quando siete arrabbiati, frustrati, tristi, che volete piangere, urlare e spaccare tutto? Cosa fate per sentire meno questo dolore quando diventa intenso?
La maggior parte delle volte mi lamento con amici e parenti, quando il problema mi sembra più grave comincio a "girare a vuoto", cioè me ne sto seduto con lo sguardo perso nel vuoto. Quand'ero in terapia, mi sfogavo con lo psicanalista, urlando e piangendo.
Oggi 01:16
Dusk
La consolazione non è neache sul fondo della bottiglia
Come vi consolate quando siete arrabbiati, frustrati, tristi, che volete piangere, urlare e spaccare tutto? Cosa fate per sentire meno questo dolore quando diventa intenso?
Io, purtroppo, bevo e ultimamente lo faccio spesso; esco da lavoro e qualcosa la tracanno, poco importa se fa schifo. Ne ero quasi uscita, avendo vissuto un paio di mesi di stabilità, sia economica che mentale. Tuttavia, sono stata spostata in un'altra sede di lavoro e mi sono ritrovata catapultata all'inferno; capo prepotente, spocchiosa, ansiogena, umiliante che rende il clima pesante e stressante, tanto che ultimamente ho pure episodi di freezing e derealizzazione, dove rimango lì immobile e non capisco più cosa devo fare, come lo devo fare e questo incentiva il capo a infierire. Da un mese rimpiango come un'isola felice la sede di prima, a cui al momento non è possibile tornare e ogni giorno piango e mi pento di aver accettato il trasferimento, non sapendo in quale inferno mi stavo cacciando.
Oggi è stata la birra a consolarmi, ieri il vino e l'altro ieri un negroni, chissà domani...