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Vecchio 11-04-2004, 18:18   #1
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Vecchio 11-04-2004, 18:59   #2
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E va beh, nessuno risponde subito.
Ecco quello che ho fatto io.
Sono uscito in bici (da solo come sempre), ho fatto delle stradine attorno alla mia cittadina.
Ho incontrato un ex-collega di lavoro che correva, ho fatto un po' di strada con lui, era da tempo che non ci vedevamo. E non ci vedremo piu' per molto tempo.
Dopo, su una strada sterrata ho incrciato una donna che camminava col walkman. Quando le sono passato di fianco ho sentito un "Salve". Sono rimasto di sasso, perche' praticamente mai uno sconosciuto mi saluta, uomo o donna.
Ritorno a casa, mangio con mia madre e mia sorella. A tavola c'e' il solito silenzio, nessuno parla.
Alle 16.30 sono uscito di nuovo per fare una passeggiata (sempre da solo), nel centro della citta'.
Ovviamente la piazza oggi e' piena di gente che passeggia, famiglie, coppie. E' difficile vedere gente da sola. Ed e' difficile cercare di rimanere di buon umore quando sei solo in mezzo a gente non sola.
Prendo un gelato e per mangiarlo mi appoggio ai piloncini di marmo davanti al duomo.
Comincio ad avere freddo, ormai e' una sensazione che conosco, e succede quando il mio umore comincia a prendere una brutta piega.
Sto li una mezz'ora, guardo un po' i palazzi, un po' il cielo, un po' la gente che passa.
Vado dentro un bar, chiedo un te caldo, e mi siedo su uno sgabello. Nel bar c'e' tanta gente, solo io sono da solo.
Come al solito ho la sensazione che la gente mi noti perche' sono da solo e perche' non ho una faccia proprio allegra.
Sento che gli occhi diventano umidi. E allora, cosa devo fare, devo nascondermi perche' sono triste e non sono sorridente come gli altri ?
Un quarto d'ora ed esco dal bar.
Mi chiedo che cosa pensa di me la gente che mi ha visto dentro al bar. Pensano che sono uno sfigato, un poveraccio, un lunatico ?
Forse mi farebbe piacere che pensassero qualcosa di me ma la realta' e' che probabilmente non sono neanche entrato nei loro pensieri e che nessuno ha la minima idea del mio stato d'animo.
Mi siedo su un gradino ai bordo della piazza, sono le 18 e c'e' ancora un po' si sole che mi arriva addosso.
Un po' piu' in la ci sono degli extracomunitari, e nella piazza c'e' ancora piu' gente di prima. Penso che solo il fatto di essere visto mi trattiene dal piangere.
Un'altra mezzoretta assorto nei pensieri piu' inutili e tristi, poi decido che il mio tour e' ora che finisca. Mi incammino verso l'auto.
Mentre attraverso una strada, sento uno che dice "Ciao", e' il collega che ho nella scrivania di fronte.
Ci raccontiamo un po' del + e del -, ma io in queste occasioni cerco di fare delle domande su cosa ha fatto il mio interlocutore perche' io non ho nulla di positivo da raccontare, per cui cerco di far parlare chi mi sta di fronte. Mi dice che sta andando in giro per la citta' senza una meta'. Io penso che sia un'altro sfigato come me, ma ho smesso da tempo di dare giudizi che poi sono sbagliati. Mi dice che stasera ha una cena con degli amici e allora penso che e' meno sfigato di me che di solito la sera non ho nulla da fare.
Mi sono chiesto se si e' accorto del mio umore non proprio allegro, forse si e non mi ha chiesto nulla.

Ecco questo e' tutto. Stasera forse c'e' qualcosa di interessante in TV.
Vecchio 11-04-2004, 21:36   #3
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L'avatar di Ansem
 

Oggi ho fatto un giretto x il centro con 2 miei amici..bè diciamo gli unici 2 che mi sn rimasti...posso capire benissimo cosa vuol dire essere soli, nn avere un punto di riferimento...il problema della solitudine è che gli altri nn lo sanno! e neanche gli altri soli a cui magari ci si potrebbe aggregare...
Vecchio 11-04-2004, 22:08   #4
Principiante
L'avatar di nature70
 

caro riccio

sarei ripetitivo se dicessi "so perfettamente cosa vuoi dire"... e allora ti dirò questo...una psicologa (ipnologa) da cui andavo fino a un po' di tempo fa una volta mi disse gentilmente (dopo che più volte le avevo riferito del mio imbarazzo nell'essere in mezzo alla gente, quasi mi sentissi inconsciamente inadeguato): "ma lei, che probabilmente si giudica, anche senza saperlo, in modo severo, li guarda mai gli altri, si sofferma mai a guardarli? Lo faccia, e scoprirà tutti i loro difetti".

Ora tu, parlando della gente ce hai visto oggi in giro, in compagnia, allegri...mentre tu eri lì da solo, dici:

"Pensano che sono uno sfigato, un poveraccio, un lunatico ?
Forse mi farebbe piacere che pensassero qualcosa di me ma la realta' e' che probabilmente non sono neanche entrato nei loro pensieri...."

Voglio farti la stessa domanda che fecero a me. Li hai osservati bene?
Se sì, te ne faccio un'altra: al di là del fatto che fossero in compagnia, pensi che veramente avessero qualcosa più di te? Lo so, l'essere soli piuttosto che in compagnia, a noi, che sappiamo cosa vuol dire la solitudine, pesa molto, moltissimo...ma ricorda un po' di quelle facce che hai visto...rifletti un attimo...e poi dimmi: sei tu veramente ad essere "uno sfigato, un poveraccio"? Istintivamente penso di no....

un caro saluto
nature70
Vecchio 11-04-2004, 22:39   #5
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L'avatar di blackout
 

io sono stato un po da parenti,fortunatamente mio cugino suona cosi abbiamo suonato un bel po evitando di annoiarmi troppo...tutto sommato una giornata serena...
Vecchio 12-04-2004, 06:07   #6
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Quote:
Originariamente inviata da nature70
caro riccio

sarei ripetitivo se dicessi "so perfettamente cosa vuoi dire"... e allora ti dirò questo...una psicologa (ipnologa) da cui andavo fino a un po' di tempo fa una volta mi disse gentilmente (dopo che più volte le avevo riferito del mio imbarazzo nell'essere in mezzo alla gente, quasi mi sentissi inconsciamente inadeguato): "ma lei, che probabilmente si giudica, anche senza saperlo, in modo severo, li guarda mai gli altri, si sofferma mai a guardarli? Lo faccia, e scoprirà tutti i loro difetti".

Ora tu, parlando della gente ce hai visto oggi in giro, in compagnia, allegri...mentre tu eri lì da solo, dici:

"Pensano che sono uno sfigato, un poveraccio, un lunatico ?
Forse mi farebbe piacere che pensassero qualcosa di me ma la realta' e' che probabilmente non sono neanche entrato nei loro pensieri...."

Voglio farti la stessa domanda che fecero a me. Li hai osservati bene?
Se sì, te ne faccio un'altra: al di là del fatto che fossero in compagnia, pensi che veramente avessero qualcosa più di te? Lo so, l'essere soli piuttosto che in compagnia, a noi, che sappiamo cosa vuol dire la solitudine, pesa molto, moltissimo...ma ricorda un po' di quelle facce che hai visto...rifletti un attimo...e poi dimmi: sei tu veramente ad essere "uno sfigato, un poveraccio"? Istintivamente penso di no....

un caro saluto
nature70
Ciao nature,
grazie per la tua risposta. Da un certo punto di vista so che non ho nulla da invidiare alla gente. L'unica cosa che forse mi divide dagli altri e' che molta gente qui al nord tanta gente vive davvero nella ricchezza mentre io no. Per farti qualche esempio ho dovuto rinunciare all'universita' anche se a scuola avevo dei voti ottimi, mentre i miei amici si iscrivevano si scrivevano all'universita' io partivo per il militare. Non mi concedo dei viaggi, d'estate vado in piscina, e i miei amici-conoscenti mi dicono "ah che schifo la piscina", e tante altre cose.
Ma questo non e' il problema, Anche se fossi piu' povero, o piu' brutto, non sarebbe un'ostacolo per avere una relazione con una donna o avere delle amicizie soddisfacenti.
Vedo gente che ha un lavoro piu' "umile" del mio, o che forse e' un po' grassottella che pero' hanno moglie e amici e sul luogo di lavoro hanno delle buone relazioni con i colleghi.
A un certo punto della mia vita ho dovuto realizzare che i miei problemi "sociali" sono il frutto di un "malfunzionamento" mentale, e di nient'altro.
Ma questo e' stato solo avanti nella vita ( a 27 anni ora ne ho 31) quando ho scoperto finalmente qual'era il mio problema.

Il fatto di essere estremamente timido e introverso di fatto vuol dire essere inferiore a tanta gente. E' come essere handicappato anzi a tutti gli effetti io mi sento un handicappato mentale.
Non riesco a parlare piu' di 30 secondi d'orologio con una persona senza che veda questa persona annoiata o irritata. Devo trasmettere davvero tanta negativita' e pessimismo quando parlo con qualcuno.
Per questo da un certo punto di vista sono davvero inferiore a tanta gente.
Mi ricordo un sogno che feci da bambino.
Nel sogno ero alla scuola elementare e giocavo con gli altri. Ad un certo punto mi sono accorto che ero senza le scarpe mentre tutti gli altri le avevano. Ho provato una grande vergogna e sono scappato via a nascondermi.
Penso che la fobia sociale sia un po' tutta qua, c'e' una grande vergogna di stare con gli altri, a noi diamo la colpa a cose che non centrano nulla e non sono vere.
Vecchio 12-04-2004, 06:13   #7
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Quote:
Originariamente inviata da Francesco
Quote:
Originariamente inviata da Il riccio
Ecco questo e' tutto. Stasera forse c'e' qualcosa di interessante in TV.

si, c'era Rat Race su italia uno...
mi ha fatto ridere dall'inizio alla fine; veramente un grande film.
Si ho visto un pezzo del film che dici.
Mi fa piacere che riesci a divertirti con i film. Purtroppo per me non mi hanno mai fatto ridere. La maggior parte delle cose in TV mi annoia a morte per non dire che le trovo irritanti.
Vecchio 12-04-2004, 16:41   #8
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Io ieri sono stato in casa tutto il giorno, ho pranzato in famiglia ho giocato col pc con i miei nipotini fino alle 15 cira poi ho passato il resto della giornata davanti al pc girando per internet, eascoltando musica.

Ei Francesco pure io ho una Yamaha pacifica, ma non la uso più da molti anni.
Ciao a tutti!!!
Vecchio 13-04-2004, 09:28   #9
Principiante
L'avatar di nature70
 

ciao riccio,

riprendo una tua frase:
"Il fatto di essere estremamente timido e introverso di fatto vuol dire essere inferiore a tanta gente. E' come essere handicappato anzi a tutti gli effetti io mi sento un handicappato mentale."

Bisogna vedere quale significato dai al termine 'inferiore': se intendi l'avere minori opportunita'nella vita sono d'accordo; se dai un'interpretazione piu'estensiva non sono ïnvece assolutamente d'accordo....xche'un timido, un introverso, uno che si porta addosso, spesso anche con molta dignita', il fardello di una malattia per certi versi micidiale come la nostra, deve essere inferiore a tanti (per esempio) coglioni di questo mondo che sono molto estroversi ma magari anche molto pirla, che non hanno mai provato la vera sofferenza (e non voglio certo fargliene una colpa, ci macherebbe), ma che mai si sforzerebbero comunque di capire la sofferenza altrui ? Non va dimenticato che la sofferenza, anche la nostra, porta generalmente ad essere meno superficiali, piu'sensibili...se questo vuol dire essere handicappati.... sono contento di esserlo.

Cambiando discorso, volevo chiederti: stai facendo qualche cura? Io insisto sempre su questo aspetto xche'secondo me la cosa piu'importante e'sempre quella di agire, prendere il problema di petto e affrontarlo, senza attendere eventi miracolosi che risolvano il problema di punto in bianco.

un caro saluto
nature70
Vecchio 13-04-2004, 20:27   #10
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caro nature,
immaginavo che andavo a mettere il dito nella piaga.
Riconosciamolo, ammettiamolo, siamo degli handicappati. Non abbiamo una donna, abbiamo pochi amici e con i pochi amici abbiamo relazioni superficiali, sul lavoro abbiamo dei problemi a relazionarci, in famiglia non ci capiscono.
Tra noi e uno zoppo chi e' che se la passa meglio ?
Ho passato ore, giorni interi a meditare il suicidio, vorrei sapere se gli handicappati fisici hanno pensano tanto tempo quanto me a farla finita.
Non possiamo partecipare ad una tavolata di gente allegra, non riusciamo ad unirci al buon umore degli amici.
Questa malattia mi nega il piacere di una passeggiata nel parco con una ragazza.
Passeggiata ??? Ma io non riesco neche a parlarci con le ragazze. Massimo 10 minuti prima che capiscano come sono fatto e poi se ne vanno.

Ma che vita e' questa ? E' la commedia tragica della vita.
Forse riconoscere la gravita', la malvagita' del nostro problema, e uno dei passi fondamentali per migliorarsi.
Noi non dobbiamo dire: "In fondo sono sano", "E' un problema che risolvero'". Forse e' meglio dirsi "Sono davvero nella merda !" "Se non faccio qualcosa di radicale mi trovero' sempre peggio".
Dobbiamo spaventarci, scuoterci, ammettere che siamo diversi dagli altri, siamo un'altra razza e abbiamo esigenze diverse.

La nostra societa', la nostra cultura, la scuola, la chiesa, ci hanno trasmesso fin da piccoli il messaggio che in fondo essere timidi e' solo un piccolo disagio, magari una cosa da apprezzare, di cui andarne fieri. Ci insegnano che e' solo un lato del carattere e che grosso modo tutti sono un poco timidi.
Balle, balle, sono bugie tutte bugie.
Essere timidi e' un disagio grosso, una malattia, un motivo per essere preoccupati circa la nostra vita futura.
E' una malattia grave che in certi casi porta alla depressione grave e dalla derpessione all'isolamento sociale e al suicidio.
Quante sono le persone timide che si curano con i farmaci ? Non ho dati precisi alla mano, ma sono poche, pochissime. Perche' nessuno pensa che sia una cosa da curare.
"Sono fatto cosi, ecco tutto" "devo accettarmi cosi" questo e' cio' che pensa la gente.

Quanti sono stati quelli che ti hanno detto che sei timido ? Chiaramente nessuno. Lo sai perche' non lo fanno ? Per lo stesso motivo con il quale tu, di fronte a un handicappato, non gli dirai mai "sei handicappato". Perche' sarebbe un'offesa grave detta in faccia all'interessato. E allora il fatto che nessuno ci dica in faccia come stanno le cose e' il sintomo che il nostro problema e' molto grosso, come quello di un handicappato.
D'altra parte non sanno cosa farci, alla prima occasione se ne vanno via e non si fanno piu' vedere.

Non e' che se ammetto il mio problema, allora il problema si risolve come per magia, pero ho piu' speranze in questo modo che nell'altro, cioe' se continuo a pensare che in fondo non e' nulla, e che prima o poi tutto si risolvera', e se continuo a nascondermi dietro un dito.

Vedi, nature, tu sei l'unico che ha risposto subito. Gli altri non lo fanno perche' hanno paura a parlare, perche' dovrebbero aprirsi, dire quello che pensano, magari non essere d'accordo con tutti.
Ma soprattutto perche' parlando apertamente comincerebbero a vedere sempre piu' chiaramente qual'e l'abisso che li separa dalla cosiddetta "normalita'". Meglio coprirsi gli occhi e le orecchie, e far finta di non aver letto nulla.
Che ne pensi ?
Vecchio 13-04-2004, 21:16   #11
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Ciao ospite io penso che ci sono molti motivi per cui uno non risponde subito, io ad esempio, alcune volte perchè non ho proprio voglia di scrivere altre volte perchè non saprei cosa scrivere, più spesso perchè non so come descrivere quello che penso.
Io ho 34 anni e quello che hai scritto ormai lo so da un pezzo posso solo dirti che io sono d'accordo con te e questa situazione mi crea una rabbia dentroche ha volte mi viene voglia di spaccare tutto quello che ho intorno ma non è che posso stare a pensarci per 365 gioni all'anno, ho altre cose a cui pensare e lo ammento a volte mi perdo in fantasie che mai diventeranno realta e forse questi sono alcuni dei motivi per cui poi non faccio niente per togliermi da questa situazione.

Ciao!!
Vecchio 13-04-2004, 21:24   #12
Principiante
L'avatar di Il_riccio
 

Quote:
Originariamente inviata da gas
Ciao ospite io penso che ci sono molti motivi per cui uno non risponde subito, io ad esempio, alcune volte perchè non ho proprio voglia di scrivere altre volte perchè non saprei cosa scrivere, più spesso perchè non so come descrivere quello che penso.
Io ho 34 anni e quello che hai scritto ormai lo so da un pezzo posso solo dirti che io sono d'accordo con te e questa situazione mi crea una rabbia dentroche ha volte mi viene voglia di spaccare tutto quello che ho intorno ma non è che posso stare a pensarci per 365 gioni all'anno, ho altre cose a cui pensare e lo ammento a volte mi perdo in fantasie che mai diventeranno realta e forse questi sono alcuni dei motivi per cui poi non faccio niente per togliermi da questa situazione.

Ciao!!
Ciao sono sempre io.
Scusa se ti ho offeso, lo so quello che provi.
Pero' qualcosa lo potresti dire, ed e' quello che ti passa per la testa cosi' come ti viene.... non e' questo lo scopo di questo forum ? Anche le piccole cose sono importanti, anzi forse sono proprio i piccoli dettagli che trascuriamo che sono importanti.
Ciao
Vecchio 14-04-2004, 09:38   #13
Principiante
L'avatar di nature70
 

caro riccio,

hai messo molta carne al fuoco (e hai fatto bene), scusami fin d'ora quindi se dimentichero'di rispondere a qualche tua considerazione.

Per prima cosa permettimi di contraddirti quando dici
"La nostra societa', la nostra cultura, la scuola, la chiesa, ci hanno trasmesso fin da piccoli il messaggio che in fondo essere timidi e' solo un piccolo disagio, magari una cosa da apprezzare, di cui andarne fieri. Ci insegnano che e' solo un lato del carattere e che grosso modo tutti sono un poco timidi.
Balle, balle, sono bugie tutte bugie. "

Il fatto e' che - e su questo credo che nessuno del forum abbia dubbi - noi non NON SIAMO TIMIDI. O, meglio, siamo ANCHE quello, ma la fobia sociale e'una MALATTIA, non c'e'dubbio, mentre la timidezza non lo e', e ' un dato caratteriale. con aspetti anche negativi, ma pur sempre un dato caratteriale o comunque della personalita'. Questo lo dice anche la biochimica del cervello, non c'e'spazio per dubbi.
Dato questo per assodato, e'chiaro che sono d'accordissimo con te quando dici che non bisogna nascondersi dietro un dito ma agire per curare quella che, appunto, e'una MALATTIA.
Una piccola parentesi: a me e'capitato (ancora poche settimane fa), da parte di ragazze, che mi dicessero "sei timido", e generalmente erano ragazze che mi apprezzavano.

La fobia sociale, con quello che si porta dietro (tipo depressione a vari livelli), non e'solo un fastidio, e'una malattia invalidante, non c'e'dubbio: guarda, se volessi misurare il peso delle frustrazioni/umiliazioni/delusioni/disillusioni che nel corso del tempo mi ha fatto accumulare, penso che occorrerebbe un'unita'di misura nuova. Eppure, permettimi di dirti, non vedo tutto altrettanto nero come fai tu (non e'ovviamente una critica, ma un confronto di idee). Non lo dico per farmi/farci coraggio. Per esempio, nel mio caso penso di poter dire che ha contribuito a far crescere un'interiorita'che altrimenti,probabilmente, non sarebbe mai sorta. La malattia ha costretto la vita in un canale, senza dare possibilita'di scelta, pero', cogliendo il meglio che quel canale poteva darmi, ho avuto molto, tutto sommato. Non voglio misurarlo come contrappeso a quello che ho perso, che e' pure molto, moltissimo, ma, nel mio caso, ripeto, devo dire che e'andata cosi', che sono risuscito a ricavarci anche del buono, per quanto strano possa sembrare.

Riccio, non buttarti via cosi': non sei un'altra razza, non sei un esser inferiore, sei una persona che ha una malattia, bastarda fin che vuoi, ma tale e': c'e'saltata addosso, vediamo di liberararcene. Allora permettimi di chiederti: la stai curando? Quando dici che hai passato giorni interi a meditare il suicidio mi fai pensare che ci sia una depressione da curare.
Quindi, diciamoci pure: "Sono davvero nella merda", come fai tu, ma consideriamolo solo un punto di partenza. Io il problema lo sto attaccando su tutti fronti (farmacologico, terapeutico...) e sono pronto a mettere in campo anche altro, ogni (SERIA) soluzione possibile, se quello che sto facendo non bastera'. Si e'parlato molto di Rivotril...provalo, magari parlandone prima con un farmacista, per tranquillita' tua.

Per chiudere, l'ho gia'detto, e'una gran battaglia e per vinvere (xche'si puo' vincere riccio,...quanti ne saranno gia' usciti?) ci vogliono due palle cosi': dimostriamo, a noi stessi soprattutto, di averle.
Buon combattimento e su col morale, nonostante tutto
nature70
Vecchio 15-04-2004, 06:53   #14
Principiante
L'avatar di Il_riccio
 

Quote:
Originariamente inviata da nature70
....

Riccio, non buttarti via cosi': non sei un'altra razza, non sei un esser inferiore, sei una persona che ha una malattia, bastarda fin che vuoi, ma tale e': c'e'saltata addosso, vediamo di liberararcene. Allora permettimi di chiederti: la stai curando? Quando dici che hai passato giorni interi a meditare il suicidio mi fai pensare che ci sia una depressione da curare.
Quindi, diciamoci pure: "Sono davvero nella merda", come fai tu, ma consideriamolo solo un punto di partenza. Io il problema lo sto attaccando su tutti fronti (farmacologico, terapeutico...) e sono pronto a mettere in campo anche altro, ogni (SERIA) soluzione possibile, se quello che sto facendo non bastera'. Si e'parlato molto di Rivotril...provalo, magari parlandone prima con un farmacista, per tranquillita' tua.

....
nature70
Ciao nature,
a volte proprio non ce la faccio piu'. Ormai sono 4 anni che tento di combattere la fobia sociale. Ho ottenuto tanti miglioramenti, ma e' come se il problema rimane lo stesso.
Non ho amici, non ho una ragazza.
Per curarmi ho preso lo Seroxat, che mi ha aiutato moltissimo.
Quando lo prendo divento davvero una persona diversa. I pensieri negativi si allontanano, le idee di suicidio spriscono, e gli altri stanno meglio con me (ad esempio al lavoro). Poi ogni tanto ho come delle ricadute e smetto di prenderlo perche' mi sento stupido e vedo che i risultati non ci sono, cioe' sono sempre solo come un cane. Allor apenso che non conta niente, che tutto inutile.
Poi mi spaventa il periodo quando smetti di prenderlo, perche' li si sta veramente male.
Voglio provare il Rivotril, anch'io penso che si deve tentare tutto.
Oltre ai farmaci non penso di avere bisogno di molto altro aiuto.
Gli psicologi costano caro ed evito di andarci. I loro consigli li posso trovare su libri che sono molto piu' completi ed interessanti.
Ci sono andato dagli psicologi e mi davano dei consigli talmente banali che mi vergognavo a spendere i miei soldi in quel modo.
Siamo solo noi stessi che siamo in grado di aiutarci e in piu' ci sono i farmaci.
Poi penso di aver letto tutto quello che c'e' da leggere sulla fobia sociale specialmente su internet e poi ho comprato qualche libro (anche in inglese).
Ho passato un molto tempo in cui scrivevo tanti post sui newsgroup alt.support.shyness e a.s.social-phobia.
E' stato li che ho imparato cos'e' la fobia sociale e che si puo' curare con dei farmaci.
Adesso sinceramente cominciano a mancarmi le energie per reagire.
Sono esattamente allo stesso punto di anni fa, anzi forse stavo meglio perche' avevo tanta voglia di reagire.

Una caro saluto,
Davide
Vecchio 15-04-2004, 10:51   #15
Principiante
L'avatar di nature70
 

Ciao riccio,

ti capisco, lo ripeterei all'infinito, perche'e'proprio cosi': io la fs ce l'ho addosso da 17 anni (sic) e sono solo 2 anni che la combatto...pero' adesso la combatto sul serio e ho deciso che la battaglia si chiude solo quando e' vinta, se no si va avanti, ad oltranza.

Riccio, questo forum credo sia pieno di gente che a volte, come dici tu, non ce la fa piu'. Ma bisogna continuare alla faccia anche delle ricadute.

Su una cosa non son d'accordo: che l'unica strada siano i farmaci e che gli specialisti non servono peche' bastano i libri. Di specialisti ce ne sono tanti, con diverse specializzazioni e con un diverso grado di preparazione. Probabilmente sei stato dalle persone sbagliate a fare la terapia sbagliata. Un consiglio: prova l'ipnosi (io la sto usando e dei risultati li ho visti). Se mi dai un tuo indirizzo privato posso darti qualche dritta al riguardo. E poi prova il Rivotril, dopo averne se vuoi parlato cun un medico o farmacista.
Elimina nel contempo dalla mente l'idea di essere in un vicolo cieco, xche'non e'cosi'. Sforzati invece di trasformare la tua delusione in rabbia, in grinta per CERCARE IN OGNI MODO (lo so, i terapeuti si fanno pagare, ma se sono bravi val la pensa di fare qualche sacrificio per mettere su un po' di soldi e curarsi) di venirne fuori. Perche'a volte - anch'io in passato l'ho sperimentato - ci impegniamo troppo poco.

Combatti riccio, alla faccia di tutte le avversita' della vita...che prima o poi sorridera'anche a te
Non voglio fare il profeta, ma se affronti il problema con grinta e in modo costruttivo sento che un giorno mi darai ragione

a presto
nature
Vecchio 06-01-2005, 21:48   #16
Banned
 

Riccio, sono esattamente come te, quello che hai scritto è il mio specchio, ma forse io sono messo più male di te

salvo.
Vecchio 07-01-2005, 14:23   #17
Guest
 

Caro riccio,
ho letto ciò che hai scritto con un po' di amarezza, rabbia e impotenza. Vorrei farti capire che ti sbagli su molti punti, ma temo sia un compito arduo portarti fuori dalle secche dove il tuo pensiero, se mi passi il termine e senza alcuna offesa, un po' asfittico e funereo ti ha portato.
Perché secondo me, prima di ogni altra terapia, hai bisogno
di una "terapia delle idee" che ti porti a considerazioni e valutazioni diverse su te stesso e le tue esperienze.

Lascia perdere le letture di manuali di socialfobia. Cosa speri di trovarci? Una formula tra i punti e le virgole di qualche pagina che risolva magicamente i tuoi problemi? Come hai scritto quelle letture ti hanno dato molto poco, anziché sopire rinforzano le ossessioni, le paranoie, l'idea di essere una specie di aborto della natura o una combinazione sbagliata di geni. Quelle letture sono veleno per l'anima e la mente. La psicologia non sa cogliere la bellezza e l'irriducibile diversità nella vita di una persona. Trasforma l'eccezionalità in malattia; per cui, se diventi rosso troppo facilmente ti affibia l'etichetta di "eritrofobo" con tanto di farmaci da prendere. Ragionando così Leopardi non è stato un grande poeta e pensatore, ma un povero depresso che oggi magari curerebbero col prozac; e il Manzoni, timido, balbuziente, facile al rossore, anche lui probabilmente un socialfobico da "sottoporre al ricondizionamento", da ipnotizzare, suggestionare, ammaestrare come un'animale da circo al quale magari dare un po' di ritrovil o chissà quale altro intruglio e diavoleria. Ogni "anomalia", ogni comportamento fuori dalla media dei cosiddetti "normali" è etichettata come malattia che richiede una cura normalizzante.

Allora ti chiedo: hai mai provato a darti massicciamente alla lettura? Io fino a quasi ventanni ho letto molto poco e controvoglia. Ero alquanto ignorante. In terza media i professori consigliarono ai miei una scuola professionale, non vedendomi particolarmente dotato o forse incapace (e non sai quanto male mi fece saperlo!). Al primo anno delle superiori del mio istituto tecnico, avevo 4 in italiano scritto e 5 all'orale. Un vero disastro! I miei temi, ortograficamente corretti, non superavano una colonna del foglio protocollo. Erano poveri di idee, non c'era l'ombra di un pensiero, il vuoto totale.
In cinque anni sono riuscito ad arrivare con sforzi e letture forzate ad un sei striminzito che però per me rappresentò un grande traguardo. Poi, alla faccia di tutti quei lungimiranti professoroni e di tutte quelle persone che non hanno mai avuto un briciolo di fiducia nelle mie capacità sono riuscito a laurearmi!
Ma il piacere della lettura è venuto coi primi anni dell'università ed è stata una vera riscoperta che mi ha dato e continua a darmi molto.
Perché ti ho racconto questo? Perché nei libri c'è tutto quello che serve per curare l'anima e le idee, specie quando si brancola nel buio. La lettura apre la mente, arricchisce, fa sognare, ammalia, seduce. Nella libri c'è fantasia, poesia, romanticismo, magia, disperazione anche. Ci sono letture che davvero segnano nel profondo e chiunque legga sa qual'è il potere di fascinazione dei libri.
Potrai obiettarmi che a te non piace leggere o che hai provato ma non hai trovato alcuna ispirazione. Può essere, per me è stato lo stesso per molti anni.
A volte bisogna fare qualche piccolo sforzo o forse per te non è la lettura, ma qualco'altro. Per Francesco è la musica, ognuno ha la sua musa.
Il fatto di non essere bravi a comunicare oralmente non significa essere incapaci di comunicare. Esistono altre forme di comunicazione quali la scrittura, l'arte, la musica, il cinema, il teatro, ecc
Ognuno deve cercare il modo di vivere e dare forma alla propria interiorità.
Non puoi pensare la vita come una hitparade del successo dove lo scopo è chi arriva primo in vetta
e dove tutti fanno a gara per assomigliarsi nei gusti, nel vestire, nel condurre la propria esistenza, ecc.
Utilizzando questi paragoni, finirai sempre al tappeto, perché troverai sempre quello più felice di te, quello con più amici, con più ragazze, più soldi, più fortuna, più potere e così via all'infinito.
l'individualità di una persona chiede di essere vissuta fino in fondo, non mortificata nella ricerca di una felicità drogata.
Ciao
Vecchio 07-01-2005, 15:09   #18
Intermedio
L'avatar di Carota
 

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Vecchio 07-01-2005, 17:30   #19
Intermedio
L'avatar di Carota
 

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Vecchio 08-01-2005, 09:25   #20
Guest
 

Carota prendersi cura di se stessi non è da intendersi solamente in senso fisico, bloccando l'ansia con l'ansiolitico o l'antidepressivo per la depressione, ma significa anche imparare a prendersi cura dell'anima e del pensiero. Imparare a valutare le proprie esperienze e vedere in un'ottica diversa la propria vita è fondamentale. Questo aspetto viene invece da molti trascurato, come se fosse di secondaria importanza e bastasse andare dallo psicoterapeuta per sentirsi più felici e contenti. Nonostante le cure e i farmaci, non mi pare che la gente sia molto più felice o abbia un atteggiamento più positivo nei confronti della vita. Perché sì l'ansiolitico ti bloccherà pure l'ansia e consentirà di lavorare e fare cose che altrimenti non faresti, ma la sua azione finisce lì. Non ha il potere di renderti migliore una vita che ti fa schifo. Serve altro. Serve una cura delle idee in primis.

Se uno pensa che la ragazza non ce l'avrà mai perché è un povero sfigato, non solo la ragazza non l'avrà mai, ma l'immagine che darà di sé agli altri sarà proprio quella del povero sfigato. Se si parte da questi presupposti, non si otterrà mai il risultato desiderato, è lapalissiano. Se non credi un minimo in ciò che fai o che la tua vita possa migliorare, la tua vita non migliorerà. Se non si esce da questo cortocircuito mentale, non se ne verrà mai a capo di niente.

Secondo me la lettura è un valido supporto. La lettura stimola la riflessione e spinge all'immaginazione e può davvero aiutare e portare a diverse valutazioni. Nel mentre che leggi, la realtà e i problemi magicamente spariscono. Entri dentro una storia dove ci sono dei personaggi che vivono, amano, soffrono, che possono avere i tuoi stessi problemi. Ci sono molti autori classici che hanno affrontato il tema della malattia ad esempio.

La vita non è fobiasociale, psicoterapia, farmaco e basta, ma ci sono molte altre cose belle da vivere e scoprire: lettura, cinema, teatro, musica, ecc. Sviluppare la propria sensibilità “artistica” secondo me è molto importante per uscire da un modo di pensare asfittico. Purtroppo la scuola non dà il giusto peso alle arti, perché pensa sia più importante imparare un mestiere che imparare a vivere. Il risultato è un mondo di depressi.
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