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La levata di scudi è stata immediata da parte degli attivisti che, in attesa di essere comodamente recuperati dai rispettivi paesi d’origine, hanno da subito gridato alla pirateria e violazione del diritto internazionale. A nulla sono serviti quindi gli appelli dei governi europei, come l’Italia, che più volte hanno manifestato il proprio dissenso verso un’iniziativa utile solo a produrre l’ennesimo e ricercato incidente diplomatico. Come dei Blues Brothers «in missione per conto di Dio», i naviganti hanno ignorato tutte le proposte alternative offerte loro per consegnare il materiale raccolto con garanzia di successo.
La loro fortuna, comunque, resta quella di essere stati fermati dallo Stato di Israele e non dai tagliagole islamici di Hamas che, notoriamente poco inclini a qualsiasi fantasticheria color pace arcobaleno, avrebbero certamente riservato loro ben altra accoglienza sul proprio territorio. Agli avventurieri, invece, il premier Netanyahu ha semplicemente assicurato un viaggio di ritorno nei rispettivi paesi, sulla scia di quanto già accaduto mesi addietro.